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Tempa rossa, no dei pm al trasferimento a Roma

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Tempa rossa, no dei pm al trasferimento a Roma

  • –Ivan Cimmarusti

La Procura di Potenza si tiene stretta l’inchiesta sul “quartierino romano”, filone della più ampia indagine sul petrolio in Val d’Agri. Nel rigettare la richiesta difensiva di trasferire il fascicolo a Roma, ha sostanzialmente riformulato le ipotesi, facendo convergere - contrariamente alla prima impostazione accusatoria - anche il troncone sul progetto Tempa Rossa sotto la presunta associazione per delinquere capeggiata dall’imprenditore Gianluca Gemelli, mantenendo così la competenza esclusiva.

Il cambio di rotta dei magistrati lucani emerge dal documento con cui hanno negato all’avvocato Alessandro Diddi, difensore del presunto lobbista Nicola Colicchi, di trasferire alla Procura della Capitale il fronte del “quartierino romano”. Si tratta di un filone d’indagine che punta a una associazione - con presunta base operativa indefinita - che aveva lo scopo di veicolare l’approvazione della legge navale (per l’ammodernamento della flotta militare) per far ottenere a Gemelli le autorizzazioni necessarie per avviare il business dello stoccaggio petrolifero nel porto di Augusta. La novità, per i pm di Potenza, è che questa associazione avrebbe operato anche nel progetto Tempa Rossa di Total (attraverso un emendamento alla legge di stabilità 2014 che velocizzava l’iter per portare il petrolio a Taranto). Nella prima ricostruzione accusatoria, infatti, i magistrati avevano ritenuto che Gemelli fosse riuscito a entrare nella “bidder list” di Total, per ottenere sub-appalti milionari, attraverso la presunta corruzione del sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino, e con un traffico di influenze. In sostanza, avrebbe sfruttato il nome dell’ex compagna, l’allora ministro del Mise Federica Guidi, per indurre i vertici di Total a ritenere che l’emendamento alla legge di stabilità fosse una sua operazione. Ora, invece, i pm hanno esteso i presunti illeciti dell’associazione anche a Tempa Rossa: «L’associazione - si legge nell’atto - ha iniziato a operare (a Potenza, ndr) attraverso gli accordi corruttivi intercorsi tra Gemelli e il sindaco di Corleto».

«Il programma delittuoso del Gemelli e degli associati (come Colicchi), in base a quanto confermato dall’escussione a sit delle persone informate sui fatti, prevedeva l’obiettivo imprenditoriale di trasportare, tramite il porto di Taranto, il petrolio della Basilicata (dalla Total e da Eni) e di stoccarlo presso un deposito da realizzare presso il porto di Augusta». Contro questo provvedimento, la difesa di Colicchi ha presentato formale reclamo alla Procura Generale di Potenza. Intanto i pm lucani continuano le indagini. Hanno citato in qualità di persone informate sui fatti anche il portavoce del ministero della Difesa, Andrea Armaro, e il capo di gabinetto del Mise, Vito Cozzoli.

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