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De Vincenti sentito dai Pm di Potenza

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De Vincenti sentito dai Pm di Potenza

  • –Ivan Cimmarusti

La convocazione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti da parte della Procura di Potenza come persona informata dei fatti nell’ambito dell’inchiesta “Tempa rossa” è arrivata ieri intorno alle 12.30. I Pm, in trasferta a Roma, hanno chiesto di ascoltare il sottosegretario alle 17,30, la stessa ora in cui fin da ieri era stato fissato il Consiglio dei ministri di cui De Vincenti è segretario. A dare la notizia dell’assenza del suo sottosegretario è lo stesso Matteo Renzi al termine del Cdm. «Casualmente - ripete per due volte il premier in conferenza stampa - l’orario coincideva con quello del Cdm. Ci sarebbero state le condizioni per ricorrere al legittimo impedimento perché la convocazione era alle 17,30, proprio la stessa ora in cui il sottosegretario avrebbe dovuto verbalizzare il Consiglio dei ministri, il che è una delle attività precipue del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Tuttavia abbiamo scelto di dare un segnale di tranquillità, serietà e leale cooperazione... Nel momento in cui il sottosegretario ha ricevuto questa richiesta ci siamo fatto in quattro perché potesse rispondere ai magistrati di Potenza». Alla fine la riunione si è svolta con la ministra Maria Elena Boschi che ha verbalizzato al posto di De Vincenti.

L’inchiesta “Tempa rossa” è la stessa che è costata il posto alla ministra per lo Sviluppo Federica Guidi che, pur non indagata, si è dimessa in seguito alla pubblicazione di un’intercettazione. E tra i nomi che si sono fatti in questi ultimi giorni come successore al Mise c’era anche quello di De Vincenti, da molti dato in pole. Ma fedele alla linea che «non c’è alcun complotto», Renzi non vuol sentire chi anche nel Pd vorrebbe unire una traiettoria contro il governo che va dalle inchieste sugli esponenti democratici fino ad uscite come quella del consigliere del Csm Piergiorgio Morosini. Anzi, sottolinea il premier seduto tra Boschi e il nuovo ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, «se in passato si fissavano le riunioni del Consiglio dei ministri per saltare le udienze invocando il legittimo impedimento, noi ci siamo fatti in quattro per rispondere a questa tempestiva convocazione da parte dei magistrati». L’obiettivo della collaborazione istituzionale, però, chiarisce Renzi, deve essere uno solo: «Si vada a processo e a sentenza - ripete ancora una volta -. Si scoprano i nomi dei colpevoli. I processi servono non nell’eco mediatica ma nelle aule dei tribunali». Il fatto che De Vincenti sia stato sentito come persona informata dei fatti dai Pm lucani non sorprende nel governo: il nome del sottosegretario, che prima di arrivare a Palazzo Chigi era al Mise come viceministro, compariva nelle intercettazioni del compagno dell’ex ministro Guidi. E probabilmente anche questa considerazione ha pesato infine nella scelta di Calenda, richiamato da Bruxelles, come successore di Guidi al Mise.

­ «Ho fornito - ha detto De Vincenti al t­ermine del colloquio con i magistrati - tutte le informaz­ioni richieste chiarendo le scelte di po­litica industriale che sono alla base de­i provvedimenti del Governo». In partico­lare, le domande dei magistrati hanno ri­guardato il contenuto di una intercettaz­ione tra Gemelli e l’ex compagna, l’allo­ra ministro del Mise Federica Guidi. Sec­ondo l’ex ministra, che lo racconta a Ge­melli, De Vincenti voleva prendere il su­o posto. «Guidi – scrivono gli investiga­tori – ribadiva che De Vincenti era la s­ua rovina, che doveva stare molto attent­a a lui, perché sapeva tutto». Inoltre, ­dice l’ex ministro a Gemelli, «però ­siccome è diciamo amico di quel tuo clan­ lì, sappi… perché oltre tutto lui lì è ­uno che sa le cose». La Guidi p­arla di una riunione alla quale partecip­arono De Vincenti con l’ad di Eni, Claud­io Descalzi, avente ad oggetto «il piano­ Finmeccanica». Stando a indiscrezioni d­el palagiustizia di Potenza, il sottoseg­retario ha chiarito la sua posizione, sp­iegando di non aver avuto rapporti con i­l presunto «quartierino romano».

Ieri i magistrati di Potenza hanno as­coltato anche Teresa Di Matteo, vice ca­po di gabinetto del ministro alle Infras­trutture Graziano Delrio, su aspe­tti legati alla proroga alla presidenza ­dell’Autorità portuale di Augusta di Alb­erto Cozzo, sospettato di essere un pern­o per gli interessi imprendito­riali di Gemelli. Secondo l’acc­usa l’ex compagno della Guidi,­ in concorso con il presunto faccendiere­ Nicola Colicchi, si sarebbe adoperato p­er far scrivere la Legge Navale al superburo­crate ed ex dg del Mef, Valter Pastena, ­così da riuscire ad avere un trattamento di­ favore per i suoi interessi economici n­el porto di Augusta attraverso l’interc­essione dall’uscente capo di Stato maggi­ore della Marina, ammiraglio Giuseppe ­De Giorgi, e di Cozzo. Di questa vicenda­, i magistrati intendono chie­dere conto anche allo stesso ministro D­elrio, la cui audizione è prevista nei p­rossimi giorni.

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