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Intese con le Regioni per gli investimenti esteri

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Intese con le Regioni per gli investimenti esteri

ROMA

Accordi con tutte le Regioni per attrarre nuovi investimenti esteri. Il governo ci prova e conta di raggiungere l’obiettivo entro l’anno, replicando i protocolli già avviati con Lombardia e Toscana.

L’appuntamento decisivo è fissato per oggi al ministero dello Sviluppo economico, con la prima riunione del Comitato investimenti esteri aperta a tutte le Regioni. Si tenta in altre parole di attuare finalmente sinergie in una materia che, in attesa della riforma del Titolo V della Costituzione, è ancora condizionata dalla legislazione concorrente. Il Comitato interministeriale, previsto dal decreto Sblocca Italia del 2014, sarà presieduto dal sottosegretario dello Sviluppo Ivan Scalfarotto, ed è prevedibile che lo strumento sarà rafforzato nei prossimi mesi dal neoministro Carlo Calenda che già da vice negli anni scorsi aveva coordinato la materia degli investimenti esteri. Oltre a tutte le Regioni, oggi parteciperanno l’Agenzia per la coesione territoriale e una delegazione di Confindustria.

Il protocollo d’intesa che sarà sottoposto alle Regioni prevede sinergie più forti con il Dipartimento per gli investimenti esteri dell’Ice e si compone di tre parti. La prima riguarda la promozione: scelta coordinata dei settori e dei Paesi prioritari di intervento, strategia promozionale senza sovrapposizioni, piano operativo annuale. Il secondo capitolo ruota intorno all’offerta, con l’identificazione congiunta delle opportunità di investimento e la condivisione di un sistema informativo sulle normative e gli incentivi. Infine, il supporto: assistenza agli investitori stranieri già presenti sul territorio della Regione, scambio di informazioni sulle attività già svolte e quelle in programma attraverso un sistema condiviso di customer relationship management. La maggiore intesa governo-regioni, oltre che a procacciare nuovi investitori, dovrebbe essere finalizzata anche ad espandere investimenti già attivi sul territorio (oggi il 60% delle operazioni estere sono reinvestimenti). Ad esempio, in alcuni casi si punterà a trasformare insediamenti di tipo «immateriale» come vendita e marketing in attività più strutturate con logistica, produzione, ricerca e sviluppo. A questo scopo saranno individuate 25 aziende target alle quali proporre incentivi per l’ampliamento della presenza in Italia.

A livello centrale la regia dell’Ice ha già posto sotto monitoraggio circa 6,5 miliardi di investimenti, in alcuni casi impantanati per veti di vario tipo. Il primo progetto esaminato dal Comitato è stato l’investimento Westfield a Milano, per 1,3 miliardi totali. In queste settimane si sta invece negoziando una grossa operazione con un investitore straniero nell’industria della carta, per un valore di circa 350 milioni. La stessa Agenzia Ice si è organizzata con una struttura di 20 persone in Italia e una rete di 10 desk all’estero, in via di completamento (per ora è attivo Istanbul, in fase di contrattualizzazione Tokyo, Singapore, Dubai, Londra, New York). Il piano prevede anche di promuovere la vetrina online Invest in Italy e il suo canale per il real estate che viaggia a circa 2mila visitatori al giorni: il primo immobile, in via della Spiga a Milano, è stato venduto a 37 milioni rispetto a una base d’asta di 24,3 milioni.

L’ambizione è sempre quella di ridurre un divario con i nostri diretti competitor misurabile in quasi 20 miliardi di investimenti. Scalfarotto, che aprirà la riunione di oggi nella sala degli Arazzi del ministero, ricorda che ad alcune riforme avviate per l’economia già da diversi mesi si è impostata «la riorganizzazione della governance dell’attrazione investimenti, con l’obiettivo primario di creare un punto di contatto unificato a livello nazionale, in grado di dialogare con l’investitore e favorire una migliore collaborazione con l’amministrazione pubblica».

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