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Cervello in fuga «pentito», ora è il più giovane prof ordinario d’Italia

  • –di Eleonora Chioda

Università: l'Italia ha i professori più vecchi d'Europa e quelli più giovani e meritevoli all'estero. Eppure qualcosa sta cambiando. La Libera Università di Bolzano, unico ateneo trilingue, ai primi posti nella classifica delle università italiane non statali, si riprende un cervello in fuga. E gli offre una cattedra da professore ordinario: sarà il più giovane in Italia. Lui si chiama Alfredo De Massis, ha 38 anni, oggi è al top della carriera universitaria inglese ed è uno dei più grandi esperti di family business in Europa. Peccato che per dimostrare il proprio valore ha dovuto fare parte della sua carriera all'estero.

La sua storia? Ricercatore universitario con progetti ambiziosi, Alfredo De Massis ha poche chance di crescita in Italia. Solito schema: va all'estero e in pochi mesi diventa professore ordinario di imprenditorialità e family business alla Lancaster University Management School, una delle business school migliori al mondo, dove solo il 5% degli studenti riesce a entrare e dove dirige uno dei più grandi centri di ricerca in tema di studi sulle imprese familiari. Il Sole 24 Ore ha già raccontato la sua storia di cervello in fuga ma oggi – sorpresa- l'Italia lo richiama e gli offre una posizione straordinaria.

Dettata esclusivamente dal merito. De Massis ha vinto il bando internazionale della Libera Università di Bolzano: gli sarà riconosciuta un'indennità scientifica massima («all'estero gli stipendi dipendono da pubblicazioni e risultati scientifici e non sono livellati come spesso accade in Italia»), la possibilità di assumere ricercatori per creare un centro di eccellenza a livello europeo sul family business e la carica di professore ordinario a tempo indeterminato.

Insegnerà economia e gestione delle imprese familiari in italiano e inglese. E a 38 anni sarà il più giovane professore ordinario italiano. L'età media dei 13.263 professori ordinari in Italia è di 59 anni. Secondo la banca dati del Miur (anno 2014), i docenti italiani sotto i 40 anni sono una rarità. Soltanto 7 hanno 40 anni (sono tutti nati nel 1976), uno ne ha 38 (ed è lui) e non c'è nessuno con meno di 35 anni. «I nostri atenei, nonostante la loro impossibilità ad aprirsi all'esterno, formano giovani eccellenti e di grande talento. Che spesso però devono giocare la loro partita all'estero. Me ne sono andato anch'io, ma ora torno con un bagaglio di conoscenze ed esperienze maturate in una delle business school nel top 1% delle università mondiali: lo devo al mio Paese. È un sogno che si realizza, non solo da un punto di vista personale. Se qualche istituzione si muove, contagia piano piano anche le altre. E sono fiducioso nella ripresa dell'Italia».

«La Libera Università di Bolzano sta recuperando terreno nei confronti delle principali università europee. È un ambiente internazionale: il 35% del corpo docente proviene da Europa e Nord America. Investe nella ricerca scientifica. La cattedra di family business e lo sviluppo di un'area di competenza sulla gestione delle imprese familiari rispondono alle esigenze del territorio e degli imprenditori locali, esattamente come succede all'estero. Non solo. Anche i sistemi meritocratici che ha messo in atto, come il meccanismo dell'indennità scientifica, sono coerenti con quelli in voga negli altri Paesi. Funziona così: il curriculum vitae e le pubblicazioni del candidato da assumere vengono mandati a un Mentoring Group internazionale esterno che decide se il candidato è meritevole di indennità scientifica e in quale delle diverse fasce» commenta De Massis.

“L'età media dei 13.263 professori ordinari in Italia è di 59 anni. Secondo la banca dati del Miur (anno 2014), i docenti italiani sotto i 40 anni sono una rarità”

 

Ma c'è una nota amara in questa storia: per farsi valere occorre lasciare l'Italia? «In Inghilterra ti danno grandi responsabilità e la possibilità di dimostrare che il merito non è solamente correlato all'età. In Italia non sempre succede. Per questo bisogna partire, pianificare dei percorsi fuori per poi tornare. Ai giovani italiani, dico: datevi da fare. L'Italia sta cambiando e ha bisogno di voi. È il vostro momento. Fate scambi con le università internazionali in Nord America, Asia ed Europa. Costruitevi un network internazionale, confrontatevi con culture diverse e dimostrate al mondo l'ingegnosità e l'operosità di noi italiani. Non rinunciate ai vostri sogni e fate onore ai vostri meriti. Fare ricerca e trasmettere alla società la conoscenza significa dare un contributo importante al Paese. Ed è la cosa più entusiasmante che vi possa capitare nella vita. Ma farcela richiede duro lavoro, focus costante sugli obiettivi, enorme senso etico e un mindset globale perché la competizione si gioca su scenari internazionali».

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