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Gallia: Cdp in campo per far crescere le imprese

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Gallia: Cdp in campo per far crescere le imprese

  • –Celestina Dominelli

S. Margherita Ligure

La sponda l’ha offerta la legge di stabilità che ha riconosciuto la Cdp come istituto nazionale di promozione. Ed è da qui che Fabio Gallia, numero uno della spa di Via Goito, muove per spiegare che la mission della Cassa «non è cambiata: dare il nostro contributo per promuovere il nostro paese e la competitività. Semmai - ragiona l’ex banchiere - è mutato l’approccio: dobbiamo essere non solo reattivi ma proattivi». David Parenzo, che modera la convention dei Giovani imprenditori, ricorda una delle scene cult del “Pulp fiction” firmato Tarantino («Sono mister Wolf, risolvo problemi»), per evidenziare che la Cassa è continuamente evocata come la soluzione di tutti i mali. E Gallia ne approfitta per ribadire la strategia di Cdp. «Dopo Basilea 3, siamo gli unici a poter investire nel lungo periodo, oltre 10-15 anni, e lo facciamo cercando di lavorare dove non arriva al mercato e in modo complementare al sistema finanziario».

Poi, sollecitato dall’editorialista di Repubblica, Ferdinando Giugliano, parla di crescita e del sostegno che la Cassa può assicurare alle imprese. E qui il tono si fa accorato. «Il mondo è cambiato, il tema piccolo è bello non è più valido da alcuni anni- dice il ceo - e i giovani imprenditori devono guardare al futuro in maniera diversa». Che, per Gallia, significa aprire i capitali e andare in Borsa («un tema ancora tabù»), ma anche lavorare sulla managerializzazione delle aziende. «Siamo la seconda manifattura d’Europa, ma abbiamo una capitalizzazione borsistica asfittica e meno di un terzo delle aziende quotate a Piazza Affari sono manifatturiere. Noi abbiamo tanti strumenti per le aziende, ci siamo per investire più soldi nel venture capital».

Serve, dunque, un cambio di mentalità, insiste l’ad per poi virare sull’Ilva e rimarcare che, anche lì, la logica è di respiro più ampio. «L’intervento non è soltanto per il territorio e per la filiera dell’acciaio, ma per il paese e la sua competitività», spiega Gallia. «Sull’Ilva riteniamo ci siano le condizioni per lavorare, siamo investitore finanziario con un ruolo di minoranza. Intendiamo promuovere, se ci sono le condizioni, una soluzione industriale».

La Cassa continua a garantire il suo supporto, insomma. Ma serve un cambio di passo, anche culturale, delle imprese, servono le riforme, riconosce ancora Gallia, e servono investimenti per spingere le infrastrutture, su cui si sofferma poi il ministro Graziano Delrio che risponde subito dopo, collegato in video, alle domande del moderatore e rivendica quanto fatto dal governo, a cominciare dal piano nazionale della portualità e della logistica. «Dobbiamo - spiega il titolare del dicastero delle Infrastrutture e dei trasporti - ridurre del 30% il traffico su gomma delle merci spostandolo su rotaia». E tutto questo si realizza, prosegue, puntando anche sulle connessioni tra porti e ferrovia «che ci aiutano a fare sviluppo sostenibile». Poi, un passaggio sul ponte sullo Stretto, per evidenziare «che ha senso solo se inserito in un grande corridoio europeo». E ancora: «Stiamo selezionando le opere prioritarie in base al principio dell’utilità» e la priorità è anche «che varie zone del Paese siano ben interconnesse e accessibili».

E, quando il moderatore gli chiede perché le opere non siano finite nei tempi giusti, la replica è chiarissima. «Non c’è trasparenza, c’è un problema di corruzione che è nemica dell’efficienza del paese. Ma c’è anche un tema di qualità delle stazioni appaltanti. Regioni, province e comuni devono migliorare la qualità con cui fanno i bandi», prosegue il ministro non prima di aver ricordato «che con il Codice appalti abbiamo riscritto le regole».

Più investimenti e più spinta sulle infrastrutture fisiche, dunque, come riconoscono, in una delle tavole rotonde della mattina, anche Maurizio Manfellotto, ad di Hitachi Rail, e Marco Gosso, numero uno di Fs Logistica, ma anche maggiore attenzione a quelle digitali rimarcano sia Fabio Vaccarono, managing director Google Italy, che Fabrizio Ruggiero, ceo di Europcar Italia. «Abbiamo grandi potenzialità - è il messaggio consegnato alla platea - ma bisogna investire il più possibile e recuperare il gap che ci divide dall’Europa».

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