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Shock Brexit: bene il «metodo» italiano, la Ue non si perda…

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L'Analisi|l'analisi

Shock Brexit: bene il «metodo» italiano, la Ue non si perda nei cavilli

Il governo italiano ha riproposto il «metodo Calenda-Padoan» per affrontare la trattativa non facile con l’Europa sulle banche. Si tratta di quel «metodo» che ha ben chiari gli obiettivi politici, per altro largamente condivisi con il presidente del Consiglio, ma che poi affronta la discussione con l’interlocutore europeo nel rispetto delle regole, delle procedure, del linguaggio e anche del galateo dell’Unione. Contenuti innovativi ma scritti in un linguaggio “familiare” a Bruxelles. È il metodo che ha portato un cambiamento di rapporti fra Roma e l’Unione nei mesi scorsi, dopo la tensione Renzi-Juncker, nel periodo in cui Carlo Calenda era rappresentante del governo a Bruxelles e fece apprezzare a tutti, ad esempio, il «migration compact»: poneva in termini costruttivi un problema politico enorme che fino ad allora era stato sostanzialmente ignorato dall’Unione. È lo stesso metodo che ha consentito al ministro dell’Economia di incassare un grande successo con le pagelle sui conti pubblici e una dose di flessibilità che mai si era riusciti a incassare, evitando, inoltre, la procedura di infrazione sul debito.

O ancora di mettere all’attenzione della Commissione il tema della revisione dell’output gap grazie a una lettera firmata con i ministri di altri sette Paesi.

Anche nel caso delle banche l’Italia ha fatto appello alle regole Ue. In particolare all’articolo 108 del Trattato: «A richiesta di uno Stato membro, il Consiglio, deliberando all’unanimità, può decidere che un aiuto, istituito o da istituirsi da parte di questo Stato, deve considerarsi compatibile con il mercato interno, in deroga alle disposizioni dell’articolo 107 o ai regolamenti di cui all’articolo 109, quando circostanze eccezionali giustifichino tale decisione». Appello alle norme interne Ue anche per chiedere una sospensione del bail in.

La trattativa non è facile e non vorremmo che prendesse una piega sbagliata. Che prevalessero, cioè, certi sofismi dell’euroburocrazia di Bruxelles, certe attenzioni tutte tecniche alle virgole e ai cavilli, perdendo di vista la sfida, vera e drammatica, di questo momento. Una sfida di sopravvivenza dell’Unione, anzitutto, ma anche una sfida di consapevolezza che l’Europa deve cambiare. Non sono circostanze «eccezionali» quelle di questo momento? Il rispetto delle regole va benissimo per farsi capire, ma in questo momento le regole non possono sostituire la politica che deve farefino in fondo le proprie scelte con responsabilità.

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