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«No al congresso»: ancora tensione nel Pd

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«No al congresso»: ancora tensione nel Pd

Roma

La guerriglia tra minoranza Pd e segretario non conosce tregua. E se le parti non cambieranno atteggiamento, sfocerà in una guerra a ridosso del referendum di novembre. La minoranza Pd non ha preso bene l’inizio di campagna referendaria del premier e ha bollato come «bufala populista», l’annuncio dal palco della festa dell’Unità di Bosco Albergati (Modena) che i risparmi della riforma costituzionale, «500 milioni», andranno al fondo povertà. Uno scontro che spinge il leader della minoranza Roberto Speranza a chiedere l’anticipo del congresso che però a questo punto potrebbe slittare rispetto all’intesa di farlo nei primi mesi nel 2017.

A parte Beppe Grillo che attacca «un premier senza vergogna che fa propaganda sulla pelle dei poveri» e Renato Brunetta che definisce i 500 milioni «un gioco di prestigio», la battaglia referendaria è soprattutto dentro il Pd. La minoranza contesta sia la cifra giudicata «inesistente» dei risparmi prodotti dalla riforma, sia lo stile «populista» della campagna referendaria. E dopo l’affondo del leader Pd sulla sinistra «alla Bertinotti» pronta a dire solo no e a picchettare la sua leadership, obietta che forse «il premier, a corto di argomenti più convincenti pensa di riproporre anche per la campagna referendaria lo schema del “nemico interno”. La replica dei renziani è la stessa illustrata martedì dal palco da Renzi: la minoranza non sa quel che vuole, prima chiede cambiamenti e poi dice che non basta.

Toni decisamente congressuali più che referendari da entrambe le parti che spingono Roberto Speranza a chiedere di fissare subito la data della resa dei conti interna. «Di un congresso del Pd - sostiene il leader della minoranza - c’è particolarmente bisogno, perché molte scelte sono andate fuori sia dal mandato del congresso, sia da quello delle primarie per la premiership». Ma la maggioranza non sembra prendere neppure in considerazione la richiesta. Lorenzo Guerini ricorda che da Statuto il congresso si deve tenere entro dicembre 2017 e quindi «ci saranno i tempi e i modi per parlare di un anticipo ma aprire ora un dibattito mi sembra davvero surreale».

In realtà nella penultima direzione Renzi stesso si era reso disponibile, chiedendo una tregua interna, ad anticipare il congresso dopo il referendum. Ma i tempi del congresso se, come sembra, il referendum sarà a fine novembre e non più a ottobre, sono destinati a slittare.

Se è prematuro parlare di sfida congressuale, sembra ancora più agostano il dibattito sullo sfidante di Matteo Renzi con una girandola di nomi che arriva fino all’ex direttore del Tg3 Bianca Berlinguer. «Il nostro popolo crede nella buona politica, non nelle polemiche», taglia corto il leader Pd su twitter. Difficile immginare concessioni alla sinistra interna fino al referendum.

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