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Norme antisismiche bloccate da sei anni

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LA SICUREZZA DEGLI EDIFICI

Norme antisismiche bloccate da sei anni

Nella foto un ingegnere al lavoro in un centro di ricerca sulla riduzione del rischio sismico (Olycom)
Nella foto un ingegnere al lavoro in un centro di ricerca sulla riduzione del rischio sismico (Olycom)

Non c’è emergenza che tenga: la burocrazia italiana continua a frenare l’aggiornamento costante delle norme per la progettazione secondo criteri antisismici. Dice questo la travagliata storia che, nel corso degli ultimi anni, ha caratterizzato le cosiddette “Ntc”. Esattamente come era avvenuto ai tempi del sisma in Abruzzo, l’aggiornamento delle norme tecniche per le costruzioni, che contengono le regole che tutti i professionisti italiani devono seguire per realizzare edifici, ha tenuto un passo lentissimo. E, al momento, non è ancora arrivato al traguardo, nonostante sia partito nel lontano 2010. Il lavoro dei tecnici del Consiglio superiore dei lavori pubblici, l'organo consultivo del ministero delle Infrastrutture, è andato avanti tra frenate, accelerazioni, ripartenze e molti contrasti fino all’approvazione di una bozza a novembre del 2014. Da allora, il testo è fermo nei cassetti del ministero delle Infrastrutture che, secondo le previsioni, dovrebbe portarlo a destinazione entro la fine dell’anno.

Chiariamo: l’approvazione di una semplice norma tecnica non avrebbe sicuramente salvato paesi come Amatrice, Accumoli o Pescara del Tronto. In quelle aree anche il rispetto delle regole approvate nel 2008 e attualmente in vigore, infatti, avrebbe garantito un livello di sicurezza sufficiente. Eppure, resta il dato di una macchina burocratica che avanza troppo lentamente e blocca innovazioni importanti. Nel merito le nuove norme tecniche porteranno, infatti, soprattutto un cambiamento: introdurranno, cioè, parametri separati per l’adeguamento sismico dei fabbricati vecchi. Usando gli stessi criteri del nuovo, come avviene adesso, le regole risultano di fatto inapplicabili, perché gli interventi sono troppo complessi e costosi. Un freno pesante soprattutto all’attività di progettazione dei professionisti e delle imprese in quello che tutti riconoscono dovrebbe essere il piano da realizzare in Italia: una massiccia operazione di messa in sicurezza del patrimonio esistente.

LA MAPPA DEL RISCHIO
(Fonte: Ance)

Gli edifici vecchi incassano, nella sostanza, uno sconto del 20% nei parametri di sicurezza rispetto a quelli edificati da zero. Un bagno di sano realismo che potrebbe aiutare la messa in sicurezza di molte strutture. Un bagno di sano realismo che ha incontrato l’opposizione dei duri e puri delle norme tecniche, convinti che sia meglio affidarsi a prescrizioni astratte che, nella pratica, risultano inapplicabili e bloccano interventi economicamente compatibili sul patrimonio esistente. Questa spaccatura, all’interno del Consiglio superiore, si è tradotta in un voto che è passato solo a maggioranza e non all'unanimità, a riprova di dissidi molto forti. E, comunque, il voto positivo dell’organo consultivo del Mit testimonia che anche i parametri ridotti garantiscono pienamente la sicurezza.

Eppure, nonostante l’importanza di queste correzioni, gli ultimi sette anni raccontano una tipica storia di lentezza della macchina pubblica italiana. Le Ntc 2008, in vigore da luglio del 2009 per rivedere un pacchetto di regole risalente al 1996, per legge andavano sottoposte a revisione biennale. Così, già a marzo del 2010 l’allora presidente del Consiglio superiore del Lavori pubblici, Franco Karrer aveva deciso di avviare il processo che avrebbe dovuto portare a questo aggiornamento. Dopo un primo slancio, a luglio del 2012 questo lavoro sembrava vicino alla chiusura: veniva per questo nominata una commissione relatrice, con il compito di arrivare a un testo definitivo. Quel testo, però, restava bloccato tra la commissione e l’assemblea del Consiglio superiore, che avrebbe dovuto dargli il via libera.

Dopo anni di contrasti su alcuni passaggi, come quello sugli edifici esistenti o sull’utilizzo di materiali innovativi, a novembre del 2014 la questione pareva finalmente chiusa, con il voto finale dell’assemblea. E invece no. Prima di arrivare in Gazzetta Ufficiale l’aggiornamento ha bisogno di un visto del ministero dell’Interno, della Protezione civile e del timbro finale del ministero delle Infrastrutture. Un percorso che, per adesso, non si è ancora chiuso: il testo, ad oggi, non risulta ancora pubblicato. L’obiettivo del ministero e dell’attuale presidente del Consiglio superiore, Massimo Sessa è di mandare tutto in Gazzetta Ufficiale entro fine anno.

Ma l’aspetto paradossale è che, in maniera diversa, si sta ripetendo la storia del 2008. La precedente versione delle Ntc innovava un pacchetto di regole del 1996. All’epoca, però, quel testo così atteso, in assenza di una situazione di emergenza, era rimasto incastrato nel gorgo dei rinvii. Il decreto Milleproroghe a fine 2008 aveva spostato l’entrata in vigore del provvedimento a giugno del 2010, con il pericolo poi di vedere proroghe successive. Era stato necessario il sisma in Abruzzo dell’aprile del 2009 per cancellare quella scelta e anticipare l’attivazione del provvedimento a luglio del 2009. Allo stesso modo, tornando ai giorni nostri e all’aggiornamento delle Ntc, l'ultimo terremoto potrebbe essere l’occasione per sbloccare una partita ferma da troppo tempo.

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