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«Le Regioni sono pronte ad adeguarsi ma vanno valutate tutte le…

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intervista

«Le Regioni sono pronte ad adeguarsi ma vanno valutate tutte le ricadute»

Antonio Saitta, Assessore alla Sanità del Piemonte. (Imagoeconomica)
Antonio Saitta, Assessore alla Sanità del Piemonte. (Imagoeconomica)

«Vogliamo, non semplicemente dobbiamo, applicare i nuovi livelli essenziali di assistenza. E ci attrezzeremo per farlo al meglio. Ma aspettiamo anche di capire i veri costi, quelli che ci dirà la prova sul campo nei prossimi mesi,che la Commissione Lea valuterà entro la primavera. Diciamo che vogliamo vederci chiaro».

Antonio Saitta, 66 anni, siciliano trapiantato in Piemonte, è il rappresentante di tutti gli assessori alla sanità d’Italia. I "ministri sul campo" della nostra salute, non sempre, o abbastanza raramente, in sintonia con i Governi dopo anni di tagli miliardari alla spesa sanitaria.

«Ma questa volta per fortuna li abbiamo evitati», aggiunge Saitta, che intanto festeggia l’uscita del Piemonte dal piano di rientro dal deficit. «Un successo», dice l’assessore piemontese con un sorriso largo così.

Saitta, finalmente dopo tanta fatica e tempo i Lea sono arrivati in Parlamento, che darà il parere al Governo entro il 5 dicembre. Le Regioni sono pronte, ce la farete? Nessuna preoccupazione?
È stata una corsa molto travagliata, è vero, in una sorta di balletto tra ministeri. L’Economia diceva che c’era una sottostima, per la Salute non era così. Noi Regioni eravamo, come dire, prese nel mezzo. Ma è chiaro che volevamo avere certezze sui costi.

E dunque?
Alla fine abbiamo dato parere favorevole a procedere. Ma secondo una precisa procedura. Dunque adesso si va avanti, ma poiché riteniamo che le risorse non sono sufficienti, sebbene in qualche Regione parte dei nuovi Lea già esistono, proprio al fine di evitare un contenzioso che avrebbe spostato ancora più avanti la loro applicazione, abbiamo posto una condizione.

Ci spieghi.
La condizione è che immediatamente, e si è già iniziato, si lavori alla Commissione Lea per vedere come applicarli e avviare un monitoraggio dei costi sulla base di dati concreti, non di proiezioni ipotetiche, che emergeranno nei prossimi mesi. Un monitoraggio che strada facendo si intensificherà fino alla primavera, ma anche dopo. Solo a quel punto saremo in grado di quantificare con precisione, di valutare e di prendere le decisioni che si renderanno necessarie. Su dati certi, ripeto, non sulla base di opinioni. Diciamo che sui costi vogliamo vederci chiaro. E lo faremo insieme al Governo.

Capisco che i dubbi non li avete superati tutti: ma se i conti non tornano cosa può accadere?
Il tavolo di monitoraggio intanto valuterà se esistono casi di Lea "superati": un’operazione di pulizia ulteriore rispetto a quanto è stato già fatto con il nuovo decreto. Senza scordare che la Commissione Lea nel frattempo ne seguirà concretamente anche l’applicazione, non soltanto i costi. E questo è un punto fondamentale: la loro applicazione dovrà essere finalmente uniforme in tutta Italia. Ripeto: in tutta Italia...

Le preoccupazioni non mancano, si teme un’ondata di nuovi ticket.
Potrà accadere per alcune prestazioni, il tavolo potrà verificare e sistemare le cose, quando è necessario. Sarà importante evitare arretramenti sbagliati e pericolosi per gli assistiti, a partire dai più deboli.

I Lea piombano nel bel mezzo della manovra 2017: siete soddisfatti per le misure sulla sanità?
Devo dire che rispetto all’inizio, quando si temeva un "aumento zero", sono arrivati invece 2 miliardi in più, anche se uno vincolato su farmaci e vaccini. Queste risorse ci danno un minimo di sicurezza. Ma andranno valutate anche in questo caso tutte le ricadute delle nuove misure. Come gli effetti della prossima legge sulla responsabilità professionale dei medici o il finanziamento dei contratti del personale. Non sarà una passeggiata. Ma, come dire, è meglio un miglioramento continuo piuttosto che un perfezionamento in ritardo.

A proposito di miglioramento continuo, anche i Lea andranno aggiornati ogni anno, finalmente. Ce la farete?
Per noi è fondamentale. Anche perché, ripeto, c’è un problema di applicazione uniforme in Italia. Così non si può più andare avanti.

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