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Lo spread cade ai minimi da tre settimane

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Lo spread cade ai minimi da tre settimane

  • –Vito Lops

Alla vigilia del referendum sulla riforma della Costituzione italiana il rendimento dei BTp a 10 anni chiude all’1,91% e lo spread con il Bund tedesco a 162 punti. Si tratta del livello più basso delle ultime tre settimane quando il differenziale aveva sfiorato i 190 punti e il rendimento dei titoli italiani si era riportato al 2,15%. A riportare liquidità in favore dei BTp contribuiscono anche le indiscrezioni su un prolungamento del programma di quantitative esasing. L’idea che la Bce aiuterà comunque il debito italiano rasserena un po’ gli animi.

A giudicare dal movimento del mercato obbligazionario, quindi, gli investitori non escludono una vittoria del “No”, ma di lieve entità. Uno scenario che non dovrebbe comportare un ribaltone politico. La sensazione è che nelle ultime giornate il fronte del “Sì” abbia recuperato una parte dello svantaggio iniziale indicato dai sondaggi e che a questo punto è probabile un testa-a-testa.

In ogni caso è francamente difficile e complicato lanciarsi in previsioni, anche sulla scorta di quanto accaduto quest’anno quando sia in occasione della Brexit (23 giugno) che della vittoria di Trump (9 novembre) le aspettative dei mercati sono state disilluse dalla conta dei voti reali.

Questo spiega anche perché i mercati azionari hanno terminato la settimana con una giornata poco mossa, mantenendo un’impostazione guardinga. Il Ftse Mib di Piazza Affari ha ceduto lo 0,07%. Più marcato (-0,52%) il calo medio degli altri principali listini europei. La performance settimanale per la Borsa milanese è +3%, segnale che la posizione “short” sul listino italiano è stata ridotta, a conferma della sensazione degli investitori che se il “No” dovesse vincere non dovrebbe farlo con proporzioni eclatanti, tali da mettere a dura prova la tenuta del governo.

Tra i principali titoli di Piazza Affari, hanno chiuso in deciso ribasso Mps (-5,39%) e Ubi Banca (-4,66%). Quest’ultima continua a risentire del possibile acquisto di tre delle quattro “good bank”: Etruria, Banca Marche e Carichieti. Il settore bancario, e in particolare quello delle ex Popolari, è finito sotto i riflettori anche per la decisione del Consiglio di Stato di rinviare alla Corte Costituzionale il pronunciamento sui dubbi di incostituzionalità della riforma delle banche popolari, sospendendo nel frattempo alcuni punti della relativa circolare della Banca d’Italia. Ha invece guadagnato terreno Mediaset (+3,57%), grazie alle indicazioni positive sull’andamento della raccolta pubblicitaria in novembre. Le Borse europee hanno terminato la settimana in calo dell’1%, scivolando sui minimi delle ultime tre settimane.

Grande protagonista della settimana è stato il petrolio. Ieri il Brent si è mantenuto intorno ai 54 dollari al barile consolidando il +13% messo a segno nelle due precedenti sedute, in scia all’accordo raggiunto tra i membri dell’Opec per la riduzione della produzione.

Poco mosso anche Wall Street nella giornata in cui dagli Usa sono arrivati dati incoraggianti sul tasso di disoccupazione che a novembre è calato al 4,6%, il livello più basso dal 2007. A novembre sono stati creati 178mila posti di lavoro, un dato «solido» che «allunga la più lunga serie di sempre di aumenti complessivi dell’occupazione», ha detto in una nota Jason Furman, presidente del Council of economic advisers della Casa Bianca, sottolineando che «le aziende americane hanno creato 15,6 milioni di posti dall’inizio del 2010». Cosa più importante, ha spiegato il consigliere economico del presidente Barack Obama, «il tasso di disoccupazione e' calato al 4,6%, il minimo da agosto 2007» e «i salari medi orari per il settore privato sono saliti del 2,6% negli ultimi dodici mesi, un passo più sostenuto rispetto all'inflazione». Detto questo, ha detto Furman, «resta ancora lavoro da fare per sostenere una più rapida crescita dei salari e per garantire che i benefici della ripresa siano ampiamente condivisi», anche aprendo nuovi mercati alle esportazioni americane, aumentando i salari minimi e migliorando la concorrenza per beneficiare consumatori, lavoratori e imprenditori. Resta il fatto che secondo altri metodi di calcolo - che conteggiano nel tasso di disoccupazione il numero di scoraggiati che non cercano più lavoro e il numero di impieghi estremamente precari - il tasso di disoccupazione reale si attesterebbe al 23%. Ed è probabilmente su questa base di elettorato che Donald Trump ha basato la campagna elettorale, portando poi a casa il risultato.

.@vitolops

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