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Scopelliti condannato in appello a cinque anni per abuso e falso

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ex governatore della calabria

Scopelliti condannato in appello a cinque anni per abuso e falso

L’ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti (Imagoeconomica)
L’ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti (Imagoeconomica)

L'appello non lo salva ma almeno gli toglie un anno. Giuseppe Scopelliti, ex sindaco di Reggio Calabria ed ex governatore della Calabria, si consolerà così di fronte alla sentenza odierna della Corte di appello della città sullo Stretto.
Cinque anni a fronte dei sei comminatigli in primo grado nel processo che lo vedeva imputato con gli ex revisori dei conti del Comune Carmelo Stracuzzi, Domenico D'Amico e Ruggero Alessandro De Medici (questi ultimi condannati a 2 anni e 4 mesi).

Scopelliti era accusato di abuso e falso per le vicende legate alle autoliquidazioni in bilancio dell'ex dirigente comunale Orsola Fallara, suicidatasi nel 2010.
Dopo la sentenza di primo grado Scopelliti si era dimesso da presidente della Regione Calabria senza aspettare la decadenza ai sensi della legge Severino, determinando lo scioglimento anticipato del Consiglio regionale della Calabria. Il pg Alberto Cianfarini, nella sua requisitoria, aveva chiesto la conferma di tutte le condanne.

Artifici e raggiri contabili a Reggio Calabria sono costati un pesantissimo piano di rientro di durata trentennale gestito dai commissari prefettizi dopo lo scioglimento del consiglio comunale per contiguità mafiose il 9 ottobre 2012. Il dibattimento in primo grado ha permesso di ricostruire «una serie di comportamenti reiterati nel tempo, posti in essere in concorso dal sindaco dell'epoca del Comune di Reggio Calabria, dottor Scopelliti, dal dirigente del settore Finanze e tributi, dottoressa Fallara (deceduta), e dai revisori contabili del medesimo comune, dottor De Medici, dottor Stracuzzi e dottor D'Amico, che hanno aggravato la situazione economica dell'ente territoriale, già in serie difficoltà dal 2007, determinando l'approvazione di documenti contabili non veritieri, attraverso una sorta di inesattezze create artatamente dal dirigente delle Finanze con l'avallo di soggetti che per posizione e qualità avevano piena contezza delle preoccupanti dimensioni del fenomeno e che hanno reso pareri falsi e compiacenti».

Non resta che attendere le motivazioni dell'appello e l'eventuale ricorso in Cassazione.

r.galullo@ilsole24ore.com

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