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Migranti, due indagini sulla cooperativa che gestisce il Cpa di Venezia

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Il giorno dopo la protesta

Migranti, due indagini sulla cooperativa che gestisce il Cpa di Venezia

Il centro prima accoglienza di Conetta (LaPresse)
Il centro prima accoglienza di Conetta (LaPresse)

Si chiamava Sandrine Bakayoko, aveva 25 anni ed era della Costa d'Avorio, la giovane morta ieri nel centro prima accoglienza di Conetta (frazione di Cona in provincia di Venezia) dove, a causa di presunti ritardi nei soccorsi, è scattala la reazione rabbiosa degli altri ospiti della struttura. I migranti hanno occupato l'ex base militare, accendendo falò e bloccato per qualche ora all'interno della struttura 25 operatori. Secondo i migranti la giovane si è sentita male nella doccia alle 7 del mattino e non è stata soccorsa subito dagli operatori, che avrebbero chiamato l'ambulanza quasi 6 ore dopo.

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Non è la prima volta che questo hub e la cooperativa che lo gestisce si trovano al centro di proteste e polemiche. Ma meno nota è la storia che sta dietro questo centro, gestito dalla cooperativa Ecofficina Educational Onlus di Battaglia Terme i cui vertici (Gaetano Battocchio, Sara Felpati, Sergio Enzini) sono al centro di due indagini parallele condotte dalla procura di Padova e da quella di Rovigo, la prima per presunti documenti falsi presentati nel corso di una gara e l'altra per maltrattamenti nei confronti proprio dei migranti da loro accolti. Le indagini sono state aperte la primavera scorsa. A luglio il legale dei tre africani ospitati nei centri gestiti dalla cooperativa, l’avvocato Aurora D’Agostino, ha messo a disposizione del Gazzettino un video di 15 minuti girato da un profugo con il suo telefono cellulare all’interno dell'ufficio di Sara Felpati, la presidente, che chiama i profughi “macachi”.

A settembre anche Confcooperative ha sospeso Ecoofficina. Secondo il presidente di Confcooperative Veneto Ugo Campanaro, intervistato dal Corriere del Veneto a settembre, quello di Ecofficina «è un modello che guarda al business non all'accoglienza. Non esiste una legge che impedisce di ospitare e gestire centinaia di profughi in un'unica struttura. Questo però è un sistema che non risponde alle logiche della buona accoglienza, della qualità dell'intervento, dell'integrazione e della relazione. E, per tutte queste ragioni, vogliamo prendere le distanze da questo soggetto e dalla maniera in cui opera».

Le indagini e le critiche che si sollevano nei confronti di questa cooperativa non hanno però impedito al prefetto di Padova Patrizia Impresa di continuare ad affidare i centri di accoglienza migranti a Ecofficina, tanto che la coop ormai gestisce circa 2000 su 3000 migranti ospitati in Veneto, tra cui le ex basi militari di Bagnoli di Sopra (Padova), Cona (Venezia) e Oderzo (Treviso). A furia di vincere appalti per la gestione dei profughi in Veneto Ecofficina è arrivata a fatturare oltre 10 milioni di euro l'anno.

“Più attenzione al business che all’accoglienza”

Ugo Campanaro, presidente di Confcooperative Veneto 

Tuttavia il 7 dicembre 2016 in un'intervista al Mattino di Padova il prefetto della città veneta Patrizia Impresa, difende la sua scelta. «Ecofficina – dice il prefetto - ha partecipato ai bandi e ha vinto perché aveva i requisiti previsti per legge con un numero alto di posti messi a disposizione e il miglior prezzo offerto si è aggiudicata il bando». Nonostante i problemi emersi a partire dalla scorsa primavera e l'apertura di un’indagine nei confronti dei suoi vertici per il prefetto ancora oggi «non ci sono impedimenti per cui Ecofficina non possa partecipare al nuovo bando».

Nell'indagine per truffa è indagata anche una funzionaria della prefettura di Padova, Tiziana Quintario. L'accusa è di turbata libertà degli incanti e falsa moralità commessa da pubblico ufficiale. Un nome che torna ossessivamente nelle inchieste che coinvolgono Ecofficina è quello di Simone Borile, marito di Sara Felpati, che per Ecofficina cura i rapporti con la prefettura. Borile da ex direttore di Padova Tre srl si occupava fino a tre anni fa di gestione di rifiuti, poi ha lascito. Ora si occupa di migranti. A Padova Tre srl ha lasciato buco di 30 milioni di euro su cui indaga la procura di Padova.

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