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il processo

Firenze, crac Credito cooperativo fiorentino: pm chiedono condanna di Verdini a 11 anni

I pm di Firenze Luca Turco e Giuseppina Mione hanno chiesto la condanna a 11 anni di reclusione per il senatore di Ala Denis Verdini nella requisitoria del processo sul crac della banca Credito Cooperativo Fiorentino e per le presunte truffe allo Stato nei contributi dell’editoria. Chieste condanne di 9 anni ciascuno
per i costruttori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei, 6 anni per l’onorevole di Ala Massimo Parisi. Altre pene fra 5 e 6 anni per la governance della banca a vari imputati. La sentenza è prevista a fine febbraio.

Ex Ccf, pm: condannate Verdini a 11 anni
Le richieste di condanna sono state proposte al tribunale dal pm Luca Turco al termine della quinta udienza dedicata alla discussione del pubblico ministero.
Richieste di pena a vario titolo fra uno e 4 anni di reclusione sono state fatte per ulteriori imputati con posizioni minori nel processo rispetto a Denis Verdini, ritenuto dall’accusa il “dominus” della banca e delle attività editoriali organizzate per ottenere contributi pubblici, e rispetto agli “amici di affari”
di Verdini Fusi e Bartolomei e ai suoi più stretti collaboratori tra cui l’onorevole Massimo Parisi e l’ex direttore generale della banca Piero Italo Biagini. Il senatore Denis Verdini, che aveva assistito ad alcune udienze, non era presente in aula.

La requisitoria dell’accusa
Al crac del Credito Cooperativo Fiorentino (fallito nel 2010), di cui Verdini è stato presidente, è collegata anche la bancarotta della società Ste, che editava Il Giornale della Toscana, pubblicato dal 1998 al 2014 in abbinamento con Il
Giornale, della società Sette Mari e di altre societa' 'service' collegate tra loro nella 'galassia' editoriale e mediatica promossa a Firenze dallo stesso Verdini.
Il pm Giuseppina Mione ha illustrato ieri al tribunale di Firenze i meccanismi per cui si sarebbe configurata una vasta truffa allo Stato sui contributi all’editoria.

«Ste, Sette Mari e una costellazione di società di servizi specializzate in grafica, pubblicità, agenzia stampa, radio e altro - ha spiegato il pm Giuseppina Mione - costituivano un gruppo societario di fatto che faceva riferimento a Verdini e
dove le società service operavano quasi esclusivamente per la Ste e la Sette Mari». In questo modo, ha continuato Mione, «nel gruppo di Verdini si realizzava una conduzione unitaria per raggiungere fini più importanti, economici, finanziari, fiscali sia con una specie di “fatturazione circolare” infragruppo per prestazioni e servizi fra le società, sia per rappresentare all’esterno una base con cui giustificare la richiesta di contributi per l’editoria».

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