Norme & Tributi

Auto, comprare sul web non dà più diritti

  • Abbonati
  • Accedi
circolazione stradale

Auto, comprare sul web non dà più diritti

Nel mondo dell’auto, la vendita sul web sembra il fenomeno commerciale del momento: l’accordo Fca-Amazon annunciato lo scorso novembre è la più recente delle iniziative di e-commerce lanciata sul mercato italiano nell’ultimo anno e questo fiorire di iniziative ha indotto qualcuno a pensare che segni l’inizio di quel nuovo modo di vendere che si attende sin da quando internet è diventato diffuso. I dati dicono che non è così e la realtà giuridica lo conferma: formalmente, chi acquista un’auto nell’ambito di queste iniziative risulta ancora essere cliente di un concessionario. Dunque, dal punto di vista normativo, la transazione non ricade tra quelle a distanza tipiche del web e per questo non prevede il diritto di ripensamento che caratterizza questo tipo di vendite.

Come mai il venditore risulta essere il concessionario e non Amazon? Chi clicca sulla piattaforma del colosso dell’e-commerce, in realtà, non acquista un’auto (nel caso Fca-Amazon, uno dei quattro modelli della campagna preconfigurati dalla casa con colori ed equipaggiamenti tra i più richiesti), ma solo un welcome kit dal prezzo di 180 euro. Questo kit gli dà il diritto, da esercitare entro 30 giorni, di formalizzare presso un concessionario di propria fiducia l’acquisto della vettura a un prezzo prestabilito e agevolato. Quest’ultimo acquisto avviene con lo stesso tipo di contratto sottoposto a chi si presenta direttamente dal concessionario.

Dunque, la vendita a distanza non riguarda l’auto, ma il welcome kit. Quindi è esclusivamente ad esso che sono applicabili le regole del Codice del consumo per gli acquisti online, stabilite dalla direttiva europea 83/2011 (recepita in Italia dal Dlgs 21/2014, che nel Codice del consumo ha modificato il capo I del titolo III).

La più importante di tali regole è il diritto di ripensamento, cioè la possibilità di recedere dal contratto di acquisto entro 14 giorni dal momento in cui il contratto è stato concluso (articolo 52). Infatti, il welcome kit si può qualificare come un servizio e quindi il conteggio non parte dal momento della consegna come invece avviene nel caso dei beni fisici. Della possibilità di esercitare il diritto di recesso e delle modalità con cui farlo il consumatore deve essere informato prima di concludere il contratto, altrimenti il consumatore ha 12 mesi per recedere.

Dal recesso deriva il diritto al rimborso di tutti i pagamenti effettuati per comprare il welcome kit, che deve avvenire «senza indebito ritardo e comunque entro 14 giorni dal giorno in cui (il venditore, cioè Amazon, ndr) è informato della decisione del consumatore di recedere» (articolo 56).

“Del diritto di ripensamento può avvalersi non solo chi decide di non comprare più l’auto, ma anche chi si accorgesse di poter spuntare un trattamento migliore ”

 

Dal punto di vista pratico, del diritto di ripensamento potrebbe avvalersi non solo chi decide di non comprare più alcuna auto, ma anche chi nel frattempo si accorgesse di poter spuntare un trattamento anche migliore in un acquisto di tipo tradizionale. Infatti, tra esemplari in giacenza a km zero e altre iniziative speciali, la rete commerciale può anche fare offerte più convenienti di quella predisposta dalla casa sul web.

Nel caso Fca-Amazon, al momento lo sconto minimo ottenibile rispetto al prezzo di listino è del 15%, quello massimo sfiora il 30%, cifre non irraggiungibili per chi compra in modo tradizionale una km zero; semai, a parità di trattamento economico, l’acquisto col kit Amazon potrebbe convenire perché in teoria consente di scegliere tra più colori, versioni o allestimenti di quelli soggetti ad altre offerte promozionali, che spesso sono solo quelli già in giacenza presso il singolo concessionario.

Chi finalizza il welcome kit deve recarsi nell’autosalone di un concessionario a scelta per firmare un normale contratto di acquisto. Ciò giuridicamente lo equipara ai altri clienti che non scelgono il canale web. Dunque, avrà le stesse tutele in caso di ritardi di consegna e, ai fini della garanzia di conformità, il suo interlocutore di fatto sarà la rete di assistenza della casa e dunque una qualsiasi officina autorizzata a scelta del cliente (anche quella di un’altra concessionaria dello stesso marchio).

Formalmente l’interlocutore è sempre il venditore, cioè il singolo concessionario, ma in campo automobilistico è il costruttore che ne copre il ruolo con la sua garanzia commerciale, cosa ammessa dal Codice del consumo fin quando non limita i diritti del cliente. Dunque, se la copertura del costruttore fosse insufficiente rispetto al livello della garanzia legale, il cliente potrà esigere dal concessionario ciò che “manca”.

© Riproduzione riservata