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Minniti: «Rimpatri per chi non rispetta la legge»

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Minniti: «Rimpatri per chi non rispetta la legge»

Marco Minniti (LaPresse)
Marco Minniti (LaPresse)

«Dobbiamo tenere insieme due parole fondamentali: severità e integrazione. Noi dobbiamo lavorare perché sia rimpatriato nel paese di provenienza chi non è nelle regole, chi non rispetta la legge». Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha preso la parola all’assemblea degli amministratori Pd per affrontare il nodo migranti, oggetto del terzo tavolo alla convention riminese.

«E questo non è un desiderio del ministro dell’Interno. È la legge della Repubblica italiana».

“Noi dobbiamo lavorare perché sia rimpatriato nel paese di provenienza chi non è nelle regole, chi non rispetta la legge”

Marco Minniti, ministro dell’Interno 

Giù i tempi per lo status di rifugiati: troppi due anni
«Proporrò che si arrivi a una significativa riduzione di tempo per definire lo status di rifugiato, due anni di tempo producono uno stress nella capacità di accoglienza difficilmente gestibile. Servono modifiche legislative e un aumento di risorse per le commissioni che valutano ma i tempi vanno drasticamente abbattuti», ha annunciato il ministro Minniti.

Sbagliata l’equazione tra immigrazione e terrorismo
«L’equazione tra immigrazione e terrorismo è sbagliata e inaccettabile, stiamo attenti, la cosa peggiore è fare di tutta un'erba un fascio, l’insoddisfazione e l’emarginazione diventano il terreno di coltura del terrorismo per una sorta di eterogenesi dei fini», ha detto il ministrodell’Interno. «L’Europa agisca, serve un action plan ma non basta chiedere all’Ue, io ho cominciato a farlo come Italia, so che non basta ma noi dobbiamo dare il senso che l’Italia può essere un’apripista».

“L’Europa agisca, serve un action plan ma non basta chiedere all’Ue, io ho cominciato a farlo come Italia, so che non basta ma noi dobbiamo dare il senso che l’Italia può essere un’apripista”

Marco Minniti. ministro dell’Interno 

Non c’è prevenzione se non c’è controllo del territorio
Ha sottolineato che «è interesse di una democrazia non lasciare soli i sindaci nel ruolo che loro devono svolgere». Ha spiegato che bisogna «mettere in campo un modello di sicurezza che deve essere molto più intelligente di quello che siamo soliti mettere in campo. Abbiamo bisogno di una grande capacità di intelligence. Abbiamo bisogno di prevenzione. Ma di fronte alla imprevedibilità» che ha caratterizzato ad esempio la vicenda Amri «non c’è prevenzione se non c’è controllo del territorio».

Cooperazione strategica per la sicurezza fra Stato, regioni e comune
L’Italia, ha ricordato, ha «un modello di sicurezza sul territorio che funziona. E funziona perché non deriva solo da ciò che pensa il ministro dell’Interno. Ma è letto insieme a coloro che lo conoscono meglio, e cioé i sindaci che sono sul territorio. Un modello di sicurezza per il nostro paese - osserva Minniti - non può che essere quello di una sicurezza costruita dalla cooperazione strategica tra stato nazionale, regioni e comuni. Non è per lisciare il pelo a nessuno. È l’opposto: chiamare ciascuno alle proprie responsabilità». Minniti ha poi concluso rivolgendosi direttamente ai sindaci: «Posso chiedervi una cosa? Non lasciate mai e poi mai la parola 'sicurezza' agli altri. È la vostra parola, non degli altri. Una grande forza di sinistra si occupa dei più deboli, dei più esposti e garantisce la loro sicurezza». (N.Co.)

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