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Sanremo: Clementino, Ferreri e Ron a rischio eliminazione

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festival larghe intese

Sanremo: Clementino, Ferreri e Ron a rischio eliminazione

La televisione è arte della contaminazione. E così nel terzo Sanremo di Carlo Conti, erede della tradizione baudiana, c'è un po’ del talent show e un po’ della Tv-verità, ossia i generi di Maria De Filippi, la co-conduttrice di questa 67esima edizione del Festival.

Da talent show è il format del concorso dei Big: in zona retrocessione finiscono subito Clementino con «Ragazzi fuori», Ron con «L’ottava meraviglia» e Giusy Ferreri con «Fa molto male». Gli artisti in questione, insieme con i tre colleghi che stasera si troveranno analogamente posizionati, giovedì parteciperanno a un mini torneo di spareggio che eliminerà i primi due Campioni di questa edizione. Ma non c’è solo il talent nell’asse Conti-De Filippi. Il tanto attesto «Festival delle larghe intese» Rai-Mediaset per quello che abbiamo visto finora si è in larga parte giocato sulla fusione tra l’idea baudiana della kermesse nazionalpopolare e la televisione-verità «in punta di scalino» di cui Queen Mary è la massima interprete. Da un lato l’omaggio a Tenco, l’intrattenimento come patrimonio condiviso della nazione, le canzoni di ieri e quelle di oggi. Dall'altro gli «Eroi del quotidiano», la telecamera che indugia sui volti degli uomini comuni che circostanze straordinarie hanno reso speciali: volontari, militari e forze dell’ordine che intervengono negli scenari di crisi, com’è stato per la recente emergenza terremoto, il coraggio dell’associazione Mabasta che si batte contro il bullismo nelle scuole. L’apoteosi del ruolo di Nostra signora televisiva è il momento degli «Eroi del quotidiano», con la presentatrice Mediaset che apre una finestra sul genere che le è più congeniale, presentando membri delle forze dell’ordine come il finanziere intervenuto all’Hotel Rigopiano. È standing ovation automatica. L’applauso continua sulle esternazioni di Conti che, lanciando il numero solidale 45500 per la raccolta fondi dedicata alle zone colpite dal sisma, sottolinea: «Non vi chiederei mai di fare una telefonata, se io per primo non avessi fatto qualcosa per loro».

I consigli di Crozza-Renzi a Conti
A Maurizio Crozza, protagonista delle copertine comiche, tocca il ruolo del guastatore che interviene in differita: «Voi non avete idea – dice l’attore genovese - di quanto sia felice di essere qui. Intendo proprio qui a Milano, a 270 chilometri da Sanremo. Faccio come Bob Dylan: me la tiro. Prima che sia il pubblico a tirarmi qualcosa. Carlo, sei sicuro di voler fare questo festival delle larghe intese Rai-Mediaset? L’ultima volta che un toscano ha provato a fare qualcosa del genere, s’è beccato una tranvata». E via con l’imitazione dell’ex premier Matteo Renzi. «Carlo, non personalizzare mai!», è il consiglio che rivolge al presentatore. O si finisce come lui che ha ceduto il testimone a Gentiloni, «l’Amadeus della politica italiana». Carlo e Maria sono manzonianamente «I promessi sponsor», perché una puntata di Sanremo «equivale a una manovra finanziaria». E non può mancare un riferimento al caso Raggi e alla politica romana che è diventata un affare di «rogiti e polizze». Il primo cittadino della Capitale «sembra scema, invece no: è sindaco». Mentre Matteo Salvini è uno «pagato dall’Europa per dire che dobbiamo uscire dall’Europa».

Tanti Big, poche emozioni
Quanto alla musica, la prima serata del festival - aperta da un Tiziano Ferro in gran spolvero che in un Ariston buio ha omaggiato Luigi Tenco sulle note di «Ciao amore ciao» e travolta nel finale dal ciclone latin pop Ricky Martin - ha offerto 11 canzoni in gara, ma pochissimi lampi. Primo Big in gara è Giusy Ferreri con «Fa talmente male», folkettino orecchiabile che esplode in un ritornello alla Modà ma l’intonazione è opinabile. La ragazza appartiene alla schiatta di «quelli che si erano persi di vista», come Fabrizio Moro alle prese con «Portami via», brano pensoso che sembra un curioso matrimonio tra Battiato e Jovanotti. Ci crede Elodie che esegue «Tutta colpa mia», ballata non priva di ambizione e soprattutto furba al punto giusto. Tradizionalissima nell’approccio Lodovica Comello («Il cielo non mi basta»).

«Che sia benedetta» la Mannoia
Fiorella Mannoia con «Che sia benedetta» propone una specie di best of delle sue ballad impegnate in una canzone sola, esercizio comunque sufficiente a svettare sulla concorrenza. Alessio Bernabei («Nel mezzo di un applauso») non si discosta molto dai suoi standard ma difetta di intonazione. Al Bano si affida alla solita romanza del secolo scorso («Di rose e di spine») con un’interpretazione meno muscolare, Samuel porta una ventata di vita nel torpore generale con il dancefloor di «Vedrai», mentre un Ron non proprio ispiratissimo con «L’ottava meraviglia» svolge la versione in prosa del «Più grande spettacolo dopo il big bang». Chiudono il quadro Clementino con uno street rap napoletano («Ragazzi fuori») tutto sommato convenzionale e un discreto Ermal Meta («Vietato morire») che mette in scena il dramma di una madre e un figlio vittima di violenze domestiche.

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