Italia

Daspo cittadino, i vigili non possono identificare i «soggetti…

  • Abbonati
  • Accedi
decreto sicurezza urbana

Daspo cittadino, i vigili non possono identificare i «soggetti pericolosi»

Ma funzionerà davvero il Daspo cittadino previsto dal decreto sicurezza urbana per chi viene ritenuto pericoloso dal sindaco? I dubbi sono tanti. A partire dal fatto che il “braccio operativo” dei sindaci, cioè i vigili urbani, al momento non hanno alcun modo per sapere se hanno davanti una persona sottoposta al Daspo.

Infatti, tutti i provvedimenti a carico di una persona risultano dallo Sdi (Sistema di indagine), cioè la banca dati del ministero dell’Interno. Che è accessibile solo ai corpi di polizia statali. La polizia locale (nome attuale corretto dei vigili urbani) è sempre stata esclusa dalle consultazioni. E se ne lamenta da anni. Ora, quindi, dovrebbe andare avanti con gli archivi interni, che spesso non sono condivisi neanche con la polizia locale del Comune limitrofo.

Dietro questa preclusione nell’accesso allo Sdi non ci sono solo gelosie e lotte di potere. Ci sono anche comprensibili ragioni di equilibrio: compito del ministero è anche garantire che sul fronte dell’ordine pubblico non si debordi. E anche questo è importante, per arginare certi eccessi in tempo di “sindaci-sceriffi”.

Mancano le regole per mettere in pratica il decreto
Ma ora lo stesso ministro dell’Interno, Marco Minniti, tiene a battesimo un decreto che ha il dichiarato scopo di dare poteri ai sindaci. Giusto o sbagliato che sia, appare una precisa scelta. Per attuarla, bisognerebbe organizzarsi di conseguenza. Altrimenti sono solo parole al vento. O addirittura un gioco delle parti per cambiare tutto senza cambiare nulla. Tanto che Fabrizio Caiazza, coordinatore Polizia locale del sindacato Uil Fpl per Milano e Lombardia, parla di «spot elettorale» e chiede a Minniti di convocare le rappresentanze di categoria.

Il sospetto che si voglia fare proprio questo viene dallo stesso concetto di Daspo cittadino: rispetto a quello già previsto da anni nel calcio (per attuare il quale “basta” garantire che i soggetti pericolosi non entrino allo stadio), qui appare difficile che la misura sia efficace. Infatti, chi è pericoloso a livello cittadino lo è non solo allo stadio e nei dintorni in occasione delle partite: lo è sempre e in tutta la zona. Quindi col Daspo cittadino magari si trasferirà nel territorio del Comune limitrofo, dove potrà continuare ad esercitare la sua influenza.

Dunque, il sospetto è che il decreto serva anche a fare demagogia. Una conferma viene anche dal fatto che l’altra questione che riguarda i vigili (l’assenza da anni di tutele economiche pari a quelle previste per gli agenti statali nel caso restino feriti in servizio) è stata sollevata solo da pochi politici in occasione del varo del decreto e sia subito finita in secondo piano.

© Riproduzione riservata