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Si dimettono i vertici della rete sismica nazionale

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«terremoto» nell’ingv

Si dimettono i vertici della rete sismica nazionale

Nel riquadro Salvatore Mazza, sullo sfondo la sala monitoraggio sismico dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (ANSA)
Nel riquadro Salvatore Mazza, sullo sfondo la sala monitoraggio sismico dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (ANSA)

Il terremoto questa volta ha come epicentro via di Vigna Murata, a Roma, la sede storica dell'Ingv, l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, un esercito di oltre mille ricercatori e studiosi che tiene sotto costante controllo la rete di faglie sismiche che avvolge l'Italia.

Con una lettera secca e priva di perifrasi, Salvatore Mazza, capo della rete sismica nazionale centralizzata, il cuore pulsante dell'Ingv con 400 stazioni di monitoraggio in funzione ininterrottamente da 35 anni, ha abbandonato il suo delicato incarico. Scrive Mazza: «Il Cnt (il Centro nazionale terremoti) è sicuramente una grande sezione con persone straordinarie che riescono a sopperire a molte delle deficienze dell'Ingv, ma purtroppo queste caratteristiche di resilienza mi pare siano state sfruttate un po' troppo in questi ultimi anni e in questa crisi in particolare».

Parole durissime, alle quali si accompagnano le dimissioni del numero due di Mazza, il responsabile della parte ingegneristica della rete sismica nazionale, Alberto Delladdio. Anche lui usa parole perentorie: «Da dieci anni svolgo un incarico usurante, sulla breccia giorno e notte, domenica e Natale». E aggiunge: «In questi sei mesi siamo stati particolarmente provati dalla successione degli eventi: in un ente con centinaia di dipendenti la parte che si occupa del monitoraggio e della manutenzione delle stazioni sismiche conta solo una trentina di tecnici».

Di fronte a toni cosi netti stona la replica del professor Carlo Doglioni, presidente dell'Ingv, che sottolinea come le dimissioni di Mazza siano dovute «esclusivamente a sopraggiunti problemi familiari». Poi Doglioni sottolinea che Mazza rimarrà al suo posto fino alla nomina del suo successore.

La catena di dimissioni ha rischiato di coinvolgere pure il numero tre della rete sismica nazionale, Stefano Pintore, capo delle funzioni informatiche. E non ha impedito che lasciassero il loro ruolo due responsabili di funzioni dell'Osservatorio etneo di Catania. Una sequenza sismica in piena regola quella che ha colpito l'Ingv a quasi sei mesi dall'esordio dello sciame sismico del 24 agosto.

Enzo Boschi, per quasi trent'anni presidente dell'Ingv, ha consegnato parole allarmate ai giornalisti: «Si intervenga immediatamente, di mezzo c'è la sicurezza nazionale del Paese». Il dossier Ingv ora passa nelle mani del neo ministro del Miur, Valeria Fedeli, che dovrà compulsarlo a partire dai prossimi giorni. Il ministero alimenta l'Ingv con un budget di oltre 50 milioni l'anno. Al calare dei finanziamenti cresce l'esercito di co.co.co., borsisti e contrattisti. Carlo Doglioni, il geologo in carica come presidente dal 27 aprile 2016, non è riuscito a tirare fuori dalle secche un istituto che dopo l'addio di Enzo Boschi ha vissuto fasi di continua turbolenza. I terremoti degli ultimi mesi hanno fatto saltare il tappo di un malcontento che covava da tempo.

Una situazione neanche così diversa da quella della Protezione civile (la legge delega di riorganizzazione, colpevolmente dimenticata per oltre un anno e mezzo al Senato, è stata approvata solo la settimana scorsa e poi rinviata alla Camera), che insieme al ministero della Ricerca opera in stretto e continuo raccordo con l'Istituto di via di Vigna Murata.

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