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Strappo minoranza Pd, bersaniani domani non andranno in Direzione

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verso la scissione

Strappo minoranza Pd, bersaniani domani non andranno in Direzione

Roberto Speranza e gli altri esponenti dell’area bersaniana Sinistra Riformista non prenderanno parte domani alla direzione del Pd. «No, non andiamo», ha confermato Nico Stumpo. Non saranno presenti, spiegano, perché la direzione eleggerà la commissione che dovrà stabilire regole e tempi del congresso. E loro non intendono farne parte, dal momento che non condividono il percorso avviato.

Rossi: «Non voglio stare nel partito di Renzi»

Pronto alla scissione anche Enrico Rossi, presidente dem della regione Toscana. «Io non voglio stare nel partito di Renzi. Sto pensando di rispedire la tessera alla mia sezione. Ora dobbiamo lavorare a un altro soggetto politico con l’intento di rafforzare il quadro del centrosinistra, che potrà allargare l’area di consenso e di raccolta di voti anche andando in casa di Grillo» ha detto Rossi a Rainwes, all’indomani dell’assemblea nazionale Pd che ha sancito la spaccatura tra maggioranza renziana e minoranza dem. Per Rossi, protagonista insieme a Roberto Speranza e Michele Emiliano della fronda che dovrebbe portare nelle prossime ore alla nascita di un nuovo partito, «è evidente che non c'è alcuno spazio» e dunque meglio una separazione «senza rancori, senza patemi», così «potremmo rispettarci meglio anche da posizioni diverse»

«Nuovi gruppi sosterranno governo»
La scissione comunque per Rossi non avrà ripercussioni sull’esecutivo Gentiloni. «Il governo non è detto che vada in difficoltà - ha detto il governatore della Toscana - Si costituirà un gruppo in Parlamento, che si chiamerà non so come, e penso che sarà a sostegno del governo». Insomma non ci sono le condizioni per fare un congresso e restare insieme. «Rispettateci per questo - ha chiesto Rossi - noi non distruggiamo la casa di nessuno. È stato alzato un muro: non attizziamo ancora di più questo messaggio di ieri. L’analisi politica di Rossi è che il Pd di Renzi ha fatto «troppi passi verso il centro e milioni di elettori hanno abbandonato il Pd. C'è spazio per una sinistra che non guarda al passato ma al futuro».

Orlando: sarei già candidato se impedisse scissione
Sembra perciò destinata a cadere nel vuoto l’appello all’unità e la disponibilità ribadita dal ministro Andrea Orlando a candidarsi se questo servisse a bloccare la scissione. «Non mi pare serva mettere altri candidati alla segreteria in lizza. Se la mia candidatura impedisse la scissione, sarei già candidato. Non ho capito quale sia il problema in questo passaggio...» ha detto il Guardasigilli intervenendo ad Agorà, su RaiTre. Orlando, che in direzione lunedì scorso si era distanziato da Renzi proponendo una convenzione programmatica prima del congresso, ha bocciato senza mezzi termini l’ipotesi scissione. «Qualunque problema abbia il partito, l’idea che lo si possa risolvere con la scissione è sbagliata: apre un fronte che consente alla destra di rafforzarsi».

Letta: non può finire così, serve generosità
Non si rassegna alla scissione l’ex premier Enrico Letta. «Ricostruire da tutte queste macerie, per chi ci si metterà, sarà lavoro ai limiti dell’impossibile. Guardo attonito al cupio dissolvi del Pd. Mi dico che non può finire così. Non deve finire così», ha scritto su Facebook. E ancora: «Oggi non ho altro che la mia voce e non posso fare altro che usarla così, per invocare generosità e ragionevolezza. Mai avrei pensato 3 anni dopo che si potesse compiere una simile parabola».

Boccia (Pd): da Renzi risposte in Direzione
Chi ancora spera in una mediazione è Francesco Boccia (vicino a Michele Emiliano) presidente della commissione Bilancio della Camera, sabato a Roma alla manifestazione organizzata al Teatro Vittoria da Rossi, Speranza ed Emiliano (quest’ultimo il più incerto sullo strappo finale). «A Renzi chiediamo una risposta sulle questioni poste ieri in Assemblea - ha detto - non sui giornali attraverso indiscrezioni. Martedì in direzione abbiamo l’ultima possibilità di salvare il Pd, Renzi non butti via tutto, faccia un gesto di umiltà, tolga anche lui ogni alibi per una scissione che farebbe male solo alla comunità democratica».

Pd, nasce area Orlando-Cuperlo-Damiano
Intanto, alla luce della quasi certa scissione della minoranza, una riunione ieri sera avrebbe sancito la nascita di una nuova area di sinistra nel Pd, che fa riferimento ad Andrea Orlando, Gianni Cuperlo e Cesare Damiano. I tre esponenti ex ds, che ieri in assemblea hanno caratterizzato i loro interventi all’insegna dell’unità del partito, si sono trovati d’accordo, nella riunione, sulla necessità di un’area larga che avanzi una proposta politica nuova per rifondare il Pd. E che dovrebbe esprimere perciò al congresso dem un candidato alternativo a Matteo Renzi. Da sottolineare che il ministro Orlando ha finora fatto riferimento insieme al presidente dell’assemblea Pd Matteo Orfini, all’area dei Giovani Turchi, diventata sempre più organica alla maggioranza renziana.


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