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corsa alla leadership

Pd, Emiliano si candida. Renzi: «Politica litiga su tutto, io penso al futuro»

  • –di e A. Gagliardi

Ieri il giorno della direzione del Pd chiamata a nominare la commissione che gestirà il percorso congressuale. Senza il segretario dimissionario Matteo Renzi, in viaggio per gli Stati Uniti, e senza i bersaniani. Chi c’era invece è Michele Emiliano che ha sciolto la riserva: resta nei democratici. Non solo. Perché nella riunione arriva la sua candidatura ufficiale alla segreteria. «Questa è casa mia, casa nostra e nessuno può cacciarmi o cacciarci via».

La diretta dell'assemblea Pd

In concreto della commissione per il congresso faranno parte Fregolent, Nardi, Del Barba, Carbone, Bini, Losacco, Ginoble, Di Marzio, Piccione, Montanari, Morassut, Campana, Mancini, Rubini, Bordo, De Maria, Apunzo, Lorenzo Guerini.

Renzi: politica litiga su tutto, io penso al futuro
«Mentre la politica italiana post-referendaria litiga su tutto o quasi, il mondo fuori continua a correre. Ho deciso di staccare qualche ora – mentre il Pd scrive le regole per il congresso – e di dedicarmi ad alcuni incontri di qualità in California. Il futuro, prima o poi, torna. E allora facciamoci trovare pronti: anziché litigare sul niente, proviamo a imparare da chi sta costruendo il domani
prima degli altri», scrive oggi sul suo blog Matteo Renzi.

Direzione disertata da Renzi e bersaniani
«Con Rossi e Speranza abbiamo condotto una riflessione comune, Enrico e Roberto sono persone
perbene, di grande spessore umano che sono state offese e bastonate dal cocciuto rifiuto ad ogni mediazione. Renzi è il più soddisfatto per ogni possibile scissione» ha detto Emiliano annunciando la sua corsa per la leadership del Pd. L’ex premier-segretario non è stato alla direzione, perché - come spiegano i suoi - si era già dimesso da segretario. Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza e i parlamentari della loro area non hanno cambiato idea: niente direzione e niente congresso del Pd, di cui non condividono le modalità. Di fatto, sono così fuori dal partito e dissentono dalla scelta di Michele Emiliano di sfidare Renzi alle primarie. «Da ora parte una nuova storia. A prestissimo. E grazie a tutti quelli che hanno chiamato, suggerito, spronato. Sono convinto che ci sia bisogno di quello che sta succedendo. Senza alterigia, senza spocchia, con umiltà. Andiamo avanti e costruiamo luoghi, spazi di idee, di confronto e soluzioni» ha annotato il deputato Davide Zoggia a sancire la frattura.

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Renzi: addii addolorano, ma è tempo di rimettersi cammino
Il segretario dimissionario tira dritto, dunque. «Se qualcuno vuole lasciare la nostra comunità, questa scelta ci addolora, ma la nostra parola d’ordine rimane quella: venite, non andatevene. Tuttavia è bene essere chiari: non possiamo bloccare ancora la discussione del partito e soprattutto del Paese. È tempo di rimettersi in cammino» osservava nel presentare il viaggio negli Usa. «Mentre gli organismi statutari decidono le regole del congresso, io sono in partenza per qualche giorno per gli Stati Uniti».

Orfini: primarie a luglio non rispettano lo statuto
I tempi e lo svolgimento delle assise restano in ogni caso un nervo scoperto. Come anche la permanenza a Palazzo Chigi di Paolo Gentiloni, su cui ha fatto sentire la sua voce Giorgio Napolitano («il punto fermo da salvaguardare è la continuità e la stabilità del governo»). Sul primo punto giù duro Emiliano. «Renzi si è inventato un congresso con rito abbreviato da celebrare entro aprile, se facciamo i bravi entro la metà di maggio, mentre 1500 comuni vanno alle amministrative. Ci hanno impedito di svolgere bene la conferenza programmatica. Non vuole concedere agli avversari le feste dell'Unità come luogo di dibattito». Matteo Orfini in direzione ha assicurato che la commissione sarà integrata alla luce della candidatura di Michele Emiliano. E tuttavia «chiedere le primarie a luglio a norma di statuto non è possibile ma non voglio parlare a norma di statuto. Io proporrei che i vari ordini del giorno e proposte giunte oggi non siano votate ma li affiderei alla commissione che non è un luogo per piantare bandierine ma per trovare soluzioni».

Attesi venerdì nuovi gruppi parlamentari
In molti pensano che la scissione non possa tenere l'esecutivo al riparo dalle fibrillazioni politiche. Dovrebbero nascere venerdì nuovi gruppi parlamentari (una trentina alla Camera e una quindicina al Senato, si calcola, anche se sulla carta i bersaniani sono 40 a Montecitorio e 22 a palazzo Madama). Questo potrebbe naturalmente complicare la vita al governo. In particolare in Senato, dove i numeri dall’inizio della legislatura sono appesi a poche unità (7-8). Per quanto riguarda le commissioni la linea era stata dettata ieri dal capogruppo alla Camera Ettore Rosato. «Nessuna sostituzione, anche i presidenti restano al loro posto». Ossia Guglielmo Epifani all’Industria e Francesco Boccia alla Bilancio. Ma la presenza di possibili scissionisti nelle commissioni del Senato (presenti da uno a tre in tutte le commissioni tranne che nella Ambiente) conferma che i provvedimenti non avrebbero vita facile, anche perché è probabile che gli scissionisti vorranno marcare la loro distanza su temi come tasse, welfare, misure sulla povertà.

Prodi: un suicidio, non posso rassegnarmi
Molti nel frattempo gli appelli per fermare la scissione. «Angosciato» Romano Prodi, fondatore dell’Ulivo. «Nella patologia umana c'è anche il suicidio». Tale è infatti la scissione del Pd secondo l’ex premier. «Faccio decine di telefonate, certo non sono indifferente alla scissione. Colloqui privati, tali rimangono». E ancora: «Non mi rassegno affatto. La soluzione, per poi rimettersi insieme, non può certo essere la frammentazione».

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