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Rivelazione dei segreti sull’indagine Consip, il ruolo di Lotti al…

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L’inchiesta

Rivelazione dei segreti sull’indagine Consip, il ruolo di Lotti al centro degli accertamenti

La difesa di Tiziano Renzi valuta la «riconvocazione di Luigi Marroni», l'ad di Consip che con le sue dichiarazioni alla magistratura ha coinvolto nell'inchiesta sull'appalto Fm4 da 2,7 miliardi di euro, il padre dell'ex premier e il ministro allo Sport Luca Lotti. L'avvocato Federico Bagattini, legale di Tiziano Renzi, scioglie oggi la sua riserva dopo il diniego di Marroni di essere ascoltato nell'indagine difensiva. Al momento, spiega il legale, «non sarà fatta istanza di incidente probatorio» né di «ascoltare Marroni alla presenza di un pubblico ministero». È più probabile, aggiunge il legale, una nuova «riconvocazione».

L'accusa della Procura
Ma andiamo con ordine. L'ipotesi della Procura della Repubblica di Roma è che Tiziano Renzi, in concorso con il “faccendiere” Carlo Russo, suo intimo amico, abbia creato un vantaggio all'imprenditore partenopeo Alfredo Romeo, il quale intendeva muovere pressioni sui vertici di Consip per aggiudicarsi, in particolare, il lotto 10 della maxi commessa Fm4. Il lotto in questione è quello relativo alla gestione dei servizi dei palazzi istituzionali che ricadono nel Municipio I della Capitale.

Il coinvolgimento di Tiziano Renzi
Il ruolo del padre dell'ex premier è delineato negli atti da Marroni, ascoltato a dicembre scorso dai magistrati. Ha raccontato di aver «incontrato il Tiziano Renzi in diverse occasioni. In particolare, Tiziano Renzi, qualche mese dopo il mio insediamento in Consip (credo fosse il settembre 2015) mi chiese, credo via sms, di incontrarlo di persona perché voleva parlarmi. Fu così che io dopo qualche giorno, credo fosse un fine settimana, mi recai a Firenze e incontrai Tiziano Renzi per strada, nella zona del Bargello. Tiziano Renzi mi disse subito che mi aveva chiesto quel incontro perché voleva chiedermi di ricevere un suo amico imprenditore a nome Carlo Russo che voleva partecipare a delle gare d'appalto indette da Consip; Tiziano Renzi mi chiese di fare il possibile per assecondare le richieste del Russo e di dargli una mano atteso che era un suo amico. Io risposi che avrei ricevuto il Russo e che lo avrei ascoltato. In effetti dopo una quindicina di giorni venne presso questa sede della Consip Carlo Russo e io lo ricevetti nel mio ufficio da solo. Il Russo mi disse in concreto che tramite una società, di cui non ricordo il nome ma disse che era a lui riferibile, stava partecipando alla gara d'appalto indetta da Consip che riguardava il Facility management (credo potesse trattarsi proprio della gara Fm4 di cui oggi avete richiesto gli atti) e in modo esplicito mi chiese di attivarmi sulla commissione da me nominata al fine di aumentare il punteggio tecnico relativo all'offerta presentata dalla società da lui segnalata di modo da favorirlo; il Russo Carlo, per rafforzare la sua richiesta, mi disse in modo esplicito che questo affare non interessava solo lui ma dietro la società che lui stava rappresentando vi erano gli interessi di Denis Verdini, facendomi capire chiaramente che avrei dovuto impegnarmi nel senso da lui prospettato, ribadendomi che io ricoprivo questo incarico grazie alla nomina che mi era stata concessa dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi».

La difesa del padre dell'ex premier
L'avvocato Bagattini ha spiegato, con una nota, che «dalla lettura dei verbali delle dichiarazioni dell'ingegner Marroni sono state appurate le seguenti circostanze: Marroni ha escluso che oggetto degli incontri a suo dire avuti con Carlo Russo (organizzati da Tiziano Renzi, ndr) fosse l'imprenditore Romeo e aziende a questi riconducibili; i contatti asseritamente avuti da Marroni con Russo e con Tiziano Renzi sarebbero da collocare tra gli ultimi mesi del 2015 e il marzo del 2016, cioè circa 9-12 mesi prima dell'interessamento che in tal senso emergerebbe dalle intercettazioni ambientali». Il legale aggiunge: «Considerato che Tiziano Renzi è accusato di aver favorito gli interessi dell'imprenditore Romeo nel corso dell'anno 2016, l'emergenza delle circostanze di fatto appena descritte risulta particolarmente favorevole alle ragioni difensive dell'indagato». Conclude che «appare, da un lato, sorprendente il fatto che Marroni abbia deciso di non rispondere alle nostre domande, dall'altro, meno eccezionale, almeno allo stato, la necessità di esaminarlo».

La rivelazione del segreto d'ufficio
Altro tema bollente dell'inchiesta riguarda la presunta rivelazione del segreto d'ufficio. Le informazioni «riservate» sull'inchiesta Consip erano «oggetto di conversazioni nelle stanze della Presidenza del Consiglio dei Ministri». Lo dicono gli atti giudiziari, che precisano come sia stata «allarmante la facilità con cui queste informazioni, che dovrebbero essere caratterizzate da assoluta segretezza, erano, di fatto, diventate oggetto di conversazioni nei Ministeri... quasi alla stregua di chiacchiere da bar». Nel registro degli indagati, con l'accusa di rivelazione del segreto d'ufficio, figurano l'attuale ministro allo Sport Luca Lotti, il comandante generale dell'Arma Tullio Del Sette e il generale al comando della Legione Toscana Emanuele Saltamacchia.

Il ruolo del ministro Lotti
Anche in questo caso l'interrogatorio di Marroni rappresenta il pilastro sul quale si basa l'accusa. Ai pm ha raccontato che a luglio 2016 «Lotti mi informò che si trattava di un'indagine (quella su Consip, ndr) che era nata sul mio predecessore Casalino (Domenico, il quale risulta stretti rapporti con l'imprenditore Alfredo Romeo, ndr) e che riguardava anche l'imprenditore campano Romeo». Aggiunge che «ho fatto effettuare la bonifica del mio ufficio in quanto ho appreso in quattro differenti occasioni da Filippo Vannoni (presidente di Publiacqua, ndr), dal generale Emanuele Saltalamacchia (comandante Legione Toscana, ndr), dal Presidente di Consip Luigi Ferrara e da Luca Lotti di essere intercettato; nello specifico il Vannoni mi ha detto due volte prima delle ferie estive ed un mese addietro di fare attenzione alle conversazioni che intrattenevo telefonicamente in quanto il mio telefono era sotto intercettazione. Ricordo che il Vannoni mi disse che la mia utenza era intercettata insieme ad altre in una vicenda di cui non mi fece menzione né io gliene chiesi. Con il generale Saltalamacchia intercorre un rapporto di amicizia da diversi anni e anche lui mi disse che il mio telefono era sotto controllo, anche in questo caso l'informazione la ricevetti prima dell'estate 2016. Ho incontrato Saltalamacchia di recente, una domenica durante una passeggiata organizzata con le nostre signore e ricordo vi era anche un Ten. Col. dell'Arma da solo, di cui non ricordo il nome, che ha prestato servizio con lui a Firenze ed oggi lavora a Napoli. In disparte, in quell'occasione, ho chiesto al Saltalamacchia se il mio cellulare fosse ancora sotto controllo ma lui mi disse che non aveva avuto aggiornamenti e quindi la cosa per me finì lì. Luigi Ferrara mi ha notiziato di essere intercettato lui stesso e che anche la mia utenza era sotto controllo per averlo appreso direttamente dal Comandante Generale dei Carabinieri Tullio Del Sette; questa notizia l'ho appresa dal Ferrara non ricordo con precisione ma la notizia la colloco tra luglio e settembre 2016 e comunque non ad agosto in quanto ero in ferie».

La conferma di Vannoni
A confermare le rivelazioni di Marroni è stato anche il presidente di Publiacqua, Vannoni. Ai pm ha detto che «prima di parlare con il Marroni e dirgli che aveva il telefono sotto controllo, il Lotti mi ha sicuramente detto che c'era un'indagine dell'autorità giudiziaria», aggiungendo che «il presidente Renzi mi diceva solo di “stare attento” a Consip». Le dichiarazioni di Vannoni rappresenterebbero una chiave di lettura interessante, in quanto il presidente di Publiacqua è descritto negli atti come una sorta di «portavoce» dell'allora premier. Secondo gli inquirenti «Marroni non ha un'interlocuzione diretta con Matteo Renzi (...) si comprende in modo chiaro come il suo referente sia proprio il Vannoni e che quest'ultimo, invece, oltre ad avere un'interlocuzione diretta con il premier faccia anche da “portavoce” e da collettore tra le istanze e del Marroni ed il Matteo Renzi». Per la Procura sarebbe un elemento che potrebbe suffragare la credibilità del presidente di Publiacqua».

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