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Tanta voglia di congedi tra i papà. Ma la condivisione è ancora…

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INDAGINE DOXA

Tanta voglia di congedi tra i papà. Ma la condivisione è ancora una chimera

Davanti ai congedi parentali e di paternità, l’uomo italiano assomiglia a un giano bifronte: dice di apprezzarli moltissimo, addirittura auspica che siano obbligatori per almeno 15 giorni (oggi sono 2 da prendere entro il quinto mese di vita del bambino, saranno 4 dal 2018), ma, alla fine, non li utilizza. Vuoi perché male informato vuoi per il timore di ripercussioni negative sul lavoro. Il “non detto” tra i padri pesa: esiste un flusso di pensieri e richieste sulla paternità che fatica a farsi largo, sintomo di una dimensione ancora negata. Eppure la genitorialità condivisa avrebbe l’effetto di un moltiplicatore. Perché favorirebbe il lavoro delle mamme, agendo come una formidabile leva per la crescita in un Paese con un tasso di attività femminile inchiodato al 55%, il più basso d’Europa.

«Diamo voce ai papà»: la campagna di Piano C
Il tema è al centro della campagna nazionale “Diamo voce ai papà”, presentata stamane alla Camera. Frutto dell’impegno di Piano C, associazione milanese nota come il primo coworking italiano con servizi di conciliazione, è un prisma dalle molte facce: focus group e interviste in profondità a 50 papà, una galleria fotografica di oltre cento ritratti, un sondaggio nazionale online condotto in collaborazione con Alley Oop-Il Sole 24 Ore, Ikea e Generali Italia e un’indagine demoscopica Doxa. «Nel mondo del lavoro l’invisibilità delle donne che diventano madri si incrocia con l’assenza di spazio e di racconto della paternità: per questo abbiamo voluto ascoltare i padri», ha spiegato Sofia Borri, direttrice generale di Piano C. «Soffriamo la ghettizzazione della questione conciliazione se declinata soltanto al femminile. Bisogna allearsi».

Il 70% dei padri plaude al congedo obbligatorio
Su un campione di 200 papà con figli da 0 a 10 anni, intervistato da Doxa, soltanto il 52% conosce l’esistenza della possibilità di congedo di paternità obbligatorio retribuito al 100% nei primi cinque mesi di vita del bimbo. A usufruirne sono stati solo due su dieci. Ma il 70% ritiene molto apprezzabile il fatto che esista questa possibilità, soprattutto (53%) per alleggerire la neomamma dopo le fatiche del parto ma anche (44%) «perché è un momento importante della nostra vita di papà». Eccolo, il non detto che ha voglia di emergere. Per sette su dieci le esigenze dei papà sul luogo di lavoro non sono tenute abbastanza in considerazione. Ben il 34% degli interpellati sarebbe favorevole a un congedo obbligatorio di oltre 15 giorni e il 43% di due settimane.

Il sondaggio: la paternità affina competenze
Dati, quelli raccolti da Doxa, che fanno il paio con i risultati del sondaggio online su 1.454 papà. Il 56% non ha mai utilizzato i congedi. A usufruirne soprattutto gli under 40 e quelli con figli piccoli. L’85% è d’accordo sulla proposta di congedo obbligatorio di 15 giorni pagato all’80%. Sei su dieci riconoscono che la paternità affina competenze, in primis pazienza e capacità di gestione del tempo. Appena tre su dieci si sentono più ansiosi e preoccupati e solo quattro su dieci ritengono che la paternità significhi ridimensionare le proprie ambizioni professionali: la stragrande maggioranza vede nel diventare padri un’esperienza molto positiva in termini di felicità, crescita personale e apertura verso il futuro. «Siamo di fronte alla rivoluzione dei papà, come fosse la fase 4.0 delle famiglie e dell’economia», sottolinea Monica D’Ascenzo di Alley Oop-Il Sole 24 Ore. «La genitorialità condivisa, oltre ad avere effetti sulla crescita delle nuove generazioni, permetterà anche un maggior equilibrio nei lavori di cura, oggi a carico delle sole donne. In Italia, ad esempio, la Fondazione Rodolfo Debenedetti stima che il valore del lavoro domestico delle donne sia pari a 300 miliardi. Un “Pil ufficioso” che sempre più sarà suddiviso fra uomini e donne, permettendo a queste ultime di avere più tempo ed energie da dedicare al Pil ufficiale, entrando nel mondo del lavoro».

Genitorialità condivisa, occasione di crescita
Il nodo è questo. Lo ha messo in luce la deputata Pd Titti Di Salvo, autrice di una proposta di legge depositata alla Camera per estendere a 15 giorni lavorativi il congedo obbligatorio per i padri. «Ci siamo concentrati per anni sulle politiche di conciliazione per le donne, che però favoriscono di fatto un aumento dei compiti a loro carico: riproducono la fatica di sempre in aggiunta al lavoro», ha affermato Di Salvo. «Soltanto la condivisione delle responsabilità genitoriali è leva di cambiamento, che va tradotta in norme. L’obbligo di congedo per i padri migliora le relazioni umane e favorisce la partecipazione delle donne al mercato del lavoro». La misura, che la deputata spera di vedere inserita nella prossima legge di bilancio, costa 150 milioni l’anno. Presenti altri deputati papà, che si sono detti favorevoli: il dem Gian Mario Fragomeli e Arturo Scotto del Movimento democratici e progressisti. Anche Antonio Palmieri di Forza Italia non ha chiuso la porta: «Siamo disponibili a un lavoro comune». Per Di Salvo, servirebbe un “tavolo di sistema”: imprese, sindacati, scuola, università, associazioni, movimenti e Parlamento. «Una nuova idea di diritti: la sola via per uscire dalla crisi».

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