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Nei conti pubblici il destino delle riforme

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Nei conti pubblici il destino delle riforme

  • –Mauro Meazza

Si apre la settimana della verità per i conti pubblici, con la presentazione del Documento di economia e finanza (Def) e il connesso Piano nazionale delle riforme (Pnr). Un impegno che il Governo, quest’anno, deve affrontare con l’aggiunta della cosiddetta «manovrina» da 3,4 miliardi richiesta dalla Ue e da varare entro aprile. Entrambe i testi, pertanto, potrebbero essere approvati quasi in contemporanea. Tanto che le linee guida che stanno emergendo per la stesura del nuovo Def sono da collegare in modo stretto alla «manovrina» e, in seconda battuta, alle parti non attuate (o non completamente attuate) del Piano nazionale delle riforme dell’anno scorso.

Dal monitoraggio delle più importanti riforme annunciate nell’aprile del 2016, in base al loro stato di attuazione, emergono i passi fatti e ancora da fare: per 13 capitoli lo stato di attuazione rilevato dal Sole 24 Ore è «basso», per nove «medio» e solo per sette «alto».

Il Piano delle riforme

Risultati incoraggianti, rispetto ai propositi della scorsa primavera, sono stati raggiunti nelle misure di sostegno alla crescita e alle start up, così come in qualche ambito fiscale (la fatturazione elettronica o il processo tributario telematico). Va precisato che il giudizio non è sull’efficacia o sull’opportunità delle misure introdotte, ma sul loro completamento dal punto di vista normativo e amministrativo. E in questo senso si possono ascrivere tra i risultati positivi anche gli interventi per il lavoro (Jobs act) e, almeno in parte, l’istruzione.

Fortemente deficitari, invece, alcuni grandi capitoli come la giustizia, sia per il civile sia per il penale. Al palo anche il disegno di legge sulla concorrenza, tra polemiche e rimpalli nelle aule parlamentari. Destino condiviso, d’altra parte, dallo Statuto del lavoro autonomo, che stenta a trovare il passaggio decisivo in aula, ma potrebbe trovare un’accelerazione improvvisa nelle prossime settimane. Per altre riforme, invece, si attende il rilancio nel Pnr 2017.

La nuova programmazione

Stando alle anticipazioni finora circolate, l’indice del nuovo Pnr dovrebbe contenere un rinnovato decreto per la concorrenza, la riforma del catasto, l’alleggerimento del costo del lavoro e, se possibile, del carico tributario in generale. Insieme a interventi per favorire l’occupazione femminile agendo sulla leva fiscale, l’attuazione della riforma della Pa e la prosecuzione della spending review, nel solco tracciato dalla recente riorganizzazione del bilancio. Il programma di riforme per il 2018 e gli anni seguenti potrebbe essere presentato dal Governo tra il 10-11 aprile, insieme al Def, oppure il 13-14 aprile, in contemporanea con la manovra. Sul tavolo c’è anche un’ulteriore opzione che prevede il varo del Def all’inizio della prossima settimana (10-11 aprile), seguìto a tre-quattro giorni di distanza da quello della manovrina.

Le prossime ore saranno usate dai tecnici per limare le bozze. E qualche indicazione potrebbe essere rivista in extremis. La rotta però è già chiara: Def e Pnr saranno finalizzati a dare nuova spinta agli investimenti e allo sviluppo, tenendo comunque sotto controllo i conti pubblici, anche attraverso il decollo di una “fase 3” della revisione della spesa e il ricorso a una prima sforbiciata alla giungla delle tax expenditures, senza colpire comunque i settori più sensibili, come sanità e istruzione.

Lungo le stesse coordinate si muoverà la manovra correttiva, pari a 0,2 punti di Pil, chiesta da Bruxelles. Il Governo provvederà all’aggiustamento contabile di circa 3,4 miliardi accompagnandolo, però, con un assaggio del pacchetto “crescita” suddiviso in due aree: misure a costo zero, prevalentemente di semplificazione fiscale per le imprese, e interventi post-terremoto con l’attivazione di un fondo triennale da oltre 1 miliardo l’anno. Dopo lo stop di Matteo Renzi all’aumento della tassazione sui carburanti, il ritocco delle accise dovrebbe essere limitato a tabacchi e, forse, alcolici. Il grosso delle risorse sarà recuperato con l’estensione dello split payment Iva nella Pa alle società controllate (1,3-1,4 miliardi) e con tagli semi-lineari di spesa per almeno 1 miliardo.

Tornando al Def, sarà confermata la sterilizzazione, attraverso la legge di bilancio autunnale, delle clausole di salvaguardia fiscali da circa 19,5 miliardi. Confermato pure il riavvio del processo di privatizzazioni, anche in funzione della riduzione del debito pubblico. Le stime di crescita dovrebbero essere riviste al rialzo, così come quella del deficit nominale (attualmente all’1,2%).

La tempistica di Bruxelles

Dopo la presentazione al Parlamento, il Def, accompagnato dal Pnr, dovrà approdare sul tavolo della Commissione Ue entro il 30 aprile, come previsto dalle regole del «Two Pack», i due regolamenti sulla disciplina di bilancio e il coordinamento delle politiche economiche nell’area euro entrati in vigore nel 2013.

Il verdetto della Commissione Ue arriverà a maggio con le «Previsioni economiche di primavera». Tra fine maggio e inizio giugno l’esecutivo comunitario pubblicherà, invece, le raccomandazioni specifiche per Paese sulla base dei Def e dei Pnr.

I giudizi di Bruxelles saranno successivamente al vaglio dei ministri delle Finanze che potranno suggerire modifiche e limature al testo dell’esecutivo comunitario. Poi, una volta adottate formalmente dai leader europei entro fine giugno, queste raccomandazioni diventeranno vincolanti e tutti i Paesi dovranno tenerne conto nelle rispettive leggi di Stabilità.

schede a cura diMarzio Bartoloni, Eugenio Bruno, Michela Finizio, Carmine Fotina, Valentina Maglione, Matteo Prioschi, Laura Serafini, Alessia Tripodi, Gianni Trovati, Claudio Tucci

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