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Dai fuori sede ai funerali, i numeri che non tornano

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Dai fuori sede ai funerali, i numeri che non tornano

  • –Raffaele Lungarella

Ci sono numeri che non tornano. Dagli sconti fiscali per gli studenti fuori sede a quelli sulle spese funebri, alcune agevolazioni mostrano uno scarto elevato tra i potenziali beneficiari e gli effettivi utilizzatori .

Secondo le ultime stime, sono più di 430mila gli universitari fuori sede che hanno diritto a uno sconto d’imposta del 19% (su un massimo di 2.633 euro) sull’affitto di una stanza o di un alloggio. Nelle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2016, però, i contribuenti che l’hanno usato (genitori compresi) sono stati 180mila in meno.

Un altro esempio è quello della detrazione sulle spese funebri, pari anch’essa al 19% su un massimo di 1.550 euro. Nei modelli Unico e 730 dell’anno scorso – relativi al 2015 – i beneficiari sono stati circa 502mila. La cosa interessante, però, è che l’Istat nello stesso periodo ha registrato 653mila decessi e le Entrate, sempre in relazione al 2015, hanno ricevuto dalle imprese di onoranze funebri circa 700mila dati da inserire nella dichiarazione precompilata. Gli ultimi due dati sono tutto sommato coerenti, se si pensa alle ipotesi in cui la fattura per un singolo funerale è stata intestata a più persone, magari ai figli del defunto. Resta, però, lo scarto con i beneficiari.

Il caso riguarda anche la detrazione del 19% sulla provvigione pagata all’agenzia immobiliare quando si acquista una casa da destinare ad abitazione principale. Nel 2015, i contribuenti che l’hanno sfruttata sono stati poco più di 92mila. Nello stesso anno, secondo Scenari Immobiliari, le agenzie hanno messo in contatto venditori e compratori di 247.500 abitazioni. È vero che il totale include anche le seconde case, ma il divario resta notevole.

Ora si possono ipotizzare diverse spiegazioni. Una parte dei potenziali beneficiari potrebbe – semplicemente – non essere interessata e soprattutto, nel caso dell’incapienza, molti contribuenti a basso reddito potrebbero non avere alcuna imposta cui applicare lo sconto fiscale. Poi c’è un problema di informazione: non tutti sanno che su certe spese si possono risparmiare un po’ di tasse e neanche le segnalano al Caf o al commercialista.

Dopotutto, su 40,7 milioni di contribuenti ce ne sono 10,1 che dichiarano un reddito annuo inferiore a 7.500 euro e 11,1 – non necessariamente gli stessi – che si fanno bastare la certificazione unica, senza redigere né il 730 né Unico.

Sia l’incapienza che la disinformazione penalizzano probabilmente i soggetti a basso reddito, tant’è vero che si è portati a dubitare dell’efficacia delle detrazioni come strumenti di contrasto alla povertà. Ma un certo rilievo deve averlo anche la differenza tra la spesa effettiva e quella su cui si può calcolare la detrazione. È stato stimato che un funerale costi in media quattro volte la cifra riconosciuta dall’Erario; ed è evidente che la provvigione all’agenzia è in genere ben superiore a 1.000 euro, così come l’affitto degli studenti eccede facilmente i 2.633 euro. Non si può escludere, allora, che parte della spesa non detraibile venga versata in nero. O, quanto meno, bisogna ammettere che la detrazione – pur favorendo l’emersione di materia imponibile – non offre un incentivo risolutivo in tal senso (come invece potrebbe accadere, ad esempio, elevando il massimale o studiando altre contromisure).

Se e quando si aprirà il cantiere del riordino dei bonus, sarà utile riflettere anche su questi numeri.

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