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all’isola tiberina

Papa Francesco: «Tanti campi per rifugiati sono di concentramento»

Papa Francesco
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Papa Francesco arriva nel cuore di Roma, all’Isola Tiberina, a San Bartolomeo, la chiesa dei nuovi martiri, affidata alla Comunità di Sant’Egidio da Giovanni Paolo II. Il Papa ricorda i martiri cristiani del nostro tempo, ma anche i rifugiati e i migranti: «I campi di rifugiati, tanti sono campi di concentramento, con quella folla di gente», tanti migranti «sono lasciati ai popoli generosi che d’accordo anche devono portare avanti questo peso perché gli accordi internazionali sembra che siano più importanti dei diritti umani», dice a braccio Bergoglio nel corso della celebrazione, dove ricorda il suo viaggio-lampo a Lesbo, nel cuore delle rotte delle migrazioni.

“I campi di rifugiati, tanti sono campi di concentramento, con quella folla di gente”

Papa Francesco 

Il ricordo del viaggio a Lesbo
«Vorrei oggi aggiungere una icona di più in questa chiesa, - dice il Papa a S.Bartolomeo – una donna, non so il nome, ma ci guarda dal cielo, ero a Lesbo, salutavo, i rifugiati, e ho trovato un uomo trentenne, tre bambini, mi ha guardato, e mi ha detto, “padre io sono musulmano, mia moglie era cristiana, nel nostro paese sono venuti i terroristi ci hanno chiesto la fede, hanno visto lei con il crocifisso, hanno chiesto di buttarlo, lei non lo ha fatto, e l'hanno sgozzata davanti a me, ci amavamo tanto”».

«La Chiesa ha bisogno dei santi di tutti i giorni»
Un ricordo sofferto, che si salda con il pensiero di un'epoca in cui il martirio è tornato dentro il dramma dei conflitti: «Quante volte, in momenti difficili della storia, si è sentito dire: 'Oggi la patria ha bisogno di eroi'. Allo stesso modo ci si può chiedere: 'Di che cosa ha bisogno oggi la Chiesa?'. Di martiri, di testimoni, cioè dei santi di tutti i giorni, perché la chiesa la portano avanti i santi, senza i santi la Chiesa non può andare avanti, ha bisogno di santi, quelli della vita ordinaria, portata avanti con coerenza; ma anche di coloro che hanno il coraggio di accettare la grazia di essere testimoni fino alla fine, fino alla morte. Tutti costoro sono il sangue vivo della Chiesa» dice nella liturgia per i «nuovi martiri.

Il prossimo fine settimana in Egitto
La visita del Papa avviene in momento particolarmente drammatico e delicato, all’indomani delle stragi in Egitto, dove il Papa andrà in viaggio il prossimo fine settimana. Inoltre siamo alla vigilia delle presidenziali in Francia, colpita nei giorni scorsi dall’ennesimo attentato terroristico, rivendicato dall’Isis. Per questo ultimo aspetto, acquista particolare risonanza la presenza di Roselyn, la sorella di padre Jacques Hamel, assassinato dai jihadisti il 26 luglio scorso, in una chiesa nei pressi di Rouen. Ad accogliere il Papa - davanti alla farmacia dell'Isola Tiberina il fondatore e il presidente della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi e Marco Impagliazzo.


L'incontro con la sorella di padre Hamel, ucciso in Francia nel 2016
Il Papa ha ascoltato le testimonianze dei parenti di tre fra i tanti testimoni della fede, di cui si conserva la memoria nella chiesa dell’Isola Tiberina: Karl Schneider, figlio di Paul, pastore della Chiesa Riformata, ucciso nel 1939 nel campo di Buchenwald perché aveva definito gli obiettivi del nazismo al potere «inconciliabili con le parole della Bibbia»; Roselyne, sorella di padre Jacques Hamel, assassinato a Rouen, e Francisco Hernandez Guevara, amico di William Quijano, un giovane di Sant’Egidio in Salvador, che venne ucciso nel settembre del 2009 perché, con le “Scuole della Pace” della Comunità, offriva agli adolescenti del quartiere in cui viveva un’alternativa alle Maras, le bande giovanili che seminano il terrore in questo Paese dell'America Centrale. Alla fine della preghiera l’incontro di Francesco, nei locali accanto alla basilica, con un gruppo di profughi giunti in Italia con i corridoi umanitari, insieme a donne vittime della tratta e ad alcuni minori non accompagnati. Alcuni di questi hanno già incontrato il Papa.

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