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Nuove tecnologie e lavoro, la chiave del successo è l’istruzione

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il saggio breve socio-economico

Nuove tecnologie e lavoro, la chiave del successo è l’istruzione

(Agf)
(Agf)

Fra le tracce della prova di italiano della maturità 2017, per la redazione di un saggio breve in ambito socio-economico, è stato inserito dal Miur anche un estratto dell’articolo del Sole 24 OreAllarme Onu: i robot sostituiranno il 66% del lavoro umano. L’autore del’articolo ha provato a cimentarsi nella prova con un elaborato in forma di “saggio breve”, proprio come se fosse uno studente all’esame di maturità. Il risultato è questo.

Nella storia dell’uomo, le diverse ondate di innovazione tecnologica hanno sempre implicato un profondo mutamento del lavoro. Pensiamo per esempio all’avvento della stampa tipografica, del motore a vapore, del telaio meccanico, della catena di montaggio industriale. L’attuale rivoluzione digitale non fa eccezione. Il dubbio è: le tecnologie dell’informazione sono destinate a cancellare più posti di lavoro di quanti ne creeranno?

Il Pew Research Center di Washington ha girato questa domanda a un campione di esperti, che si sono divisi a metà. Secondo il 48% degli interpellati, con la nuova ondata di innovazione le macchine sostituiranno anche parte dei lavoratori specializzati, mettendo a repentaglio l’ordine sociale. L’altra metà degli esperti è invece convinta del contrario: la tecnologia sarà in grado di creare più posti di lavoro rispetto a quelli che andranno perduti.

La ricerca Skills Revolution, condotta da Manpower Group tra 18.000 datori di lavoro in 43 Paesi del mondo e presentata al World Economic Forum 2017 di Davos, vede la percentuale di “ottimisti” salire addirittura all'83% del totale. Secondo la ricerca l’automatizzazione e la digitalizzazione faranno crescere il lavoro, in particolare in Italia: tra i 43 Paesi oggetto dell’indagine è proprio nel nostro che si stima una creazione di nuovi posti tra il 31% ed il 40% del totale, al netto naturalmente dell’“upskilling”, ossia aggiornamento delle competenze professionali.

Qui sta probabilmente la chiave del successo nel rapporto tra tecnologia e lavoro: nell’abbracciare la rivoluzione digitale, a partire dai banchi di scuola. Lo ha sottolineato anche Unctad, la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, nel suo report Robot and Industrialization in Developing Countries: «Bisogna ridisegnare i sistemi educativi – si legge nel documento – in modo da creare le competenze manageriali e professionali necessarie a lavorare con le nuove tecnologie».

Ma la preparazione tecnologica non è tutto. Secondo lo studio Digital Dividends della Banca Mondiale, assieme alle competenze digitali sono cruciali quelle definite “cognitive e socio emozionali”: pensiero critico, capacità di risolvere problemi complessi, creatività, abilità nel comunicare in modo empatico. In fondo, siamo pur sempre esseri umani.

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