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Addio rimborsi, tutti i partiti in rosso

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Addio rimborsi, tutti i partiti in rosso

Fra i tesorieri dei partiti è già scattato l’allarme. Con quali soldi affrontare la campagna elettorale nei primi mesi del 2018? Da quest’anno, in base alla riforma del 2013, i rimborsi elettorali diretti sono definitivamente estinti. Sopravvivono solo i contributi “indiretti” del 2 per mille Irpef. E i bilanci 2016 dei principali partiti appena chiusi e consegnati a Montecitorio si chiudono con un disavanzo. Se si somma il rosso di Forza Italia, Pd e Lega si raggiunge la ragguardevole cifra di 12 milioni di euro. Esclusi da questo gruppo i Cinque stelle che consegnano alla Camera un rendiconto “zero”: non incassano contributi e non spendono.

Bilanci in rosso
Il trend non è per tutti uguale ma il segno meno sul risultato d'esercizio rimane ed è una realtà con cui fare i conti. Per il Pd, ad esempio, i 9,5 milioni di rosso rappresentano un sensibile peggioramento rispetto allo scorso anno quando il partito chiudeva con un avanzo di 728mila euro. La Lega e Forza Italia pur chiudendo con un disavanzo, limitano le perdite rispetto all'anno precedente: il partito di Berlusconi chiude con un rosso di 1,4 milioni contro i 3,5 del 2015, mentre quello di Salvini riduce i 2,7 milioni di disavanzo dell’anno precedente al milione di quest’anno. Per gli azzurri, tuttavia, il rosso 2016 va ad accumularsi a quelli dei sette anni precedenti e sfonda la quota “psicologica” dei 100 milioni di euro.

Entrate con il contagocce
Il bilancio 2016 è l’ultimo che ha ancora una voce “rimborso spese elettorali”, introiti però ridotti al lumicino. Il Pd, ad esempio, ha incassato 3,4 milioni contro i 7,4 del 2015. È vero però che la legge aveva provveduto a “tramutare” i tanto odiati contributi statali (erogati in base ai voti presi alle elezioni) in contributi concessi solo con il “consenso” dell’elettore che avesse optato per la devoluzione ai partiti del 2 per mille dell’Irpef. Un espediente che, per il momento, i partiti non hanno saputo sfruttare appieno, probabilmente anche per lo scarso appeal di cui godono le formazioni politiche.

Ecco allora che il Pd è riuscito a guadagnare da questa voce 6,4 milioni, Forza Italia 800mila euro e la Lega 1,4 milioni. In totale lo scorso anno i partiti avevano a disposizione 27,7 milioni ma se ne sono accaparrati 11,7, cioè meno della metà di quanto lo Stato aveva messo a disposizione. Per il 2017 ci sono in palio ben 45,1 milioni, una quota cospicua ma sempre subordinata alla “firma” dei contribuenti, proprio in questo periodo dell’anno chiamati a scegliere con la propria dichiarazione dei redditi.

Campagne e personale
Eppure le campagne elettorali drenano denari che i partiti non sembrano lesinare. Il rosso del Pd, ad esempio, è in parte dovuto alla campagna “Basta un sì” per il referendum costituzionale. È lo stesso tesoriere Francesco Bonifazi a far presente nella relazione al bilancio che, non considerando tale evento, il bilancio «avrebbe chiuso con un avanzo pari a 2.049.125 euro». E il tesoriere di Forza Italia Alfredo Messina vede le elezioni nazionali come un’incognita «che comporterebbe un onere aggiuntivo completamente privo del finanziamento dello Stato, abolito per intero».

Spese per la comunicazione prevedibilmente in aumento quindi. Anche per questo, i partiti hanno vigorosamente frenato le uscite per il personale. La cura dimagrante di dipendenti è stata “da cavallo” per Forza Italia, passata nell’ultimo anno da 69 dipendenti a tre soli impiegati. Stessa musica a via Bellerio dove la Lega è passata da 71 unità di personale nel 2014 a 34 nel 2015, fino a 29 nel 2016. Molto meno incisivo, invece, il lavoro fatto dal Pd che ha tagliato altre uscite salvaguardando fin qui i posti di lavoro: a largo del Nazareno risultano in forze 184 dipendenti (molti dei quali in aspettativa perché distaccati presso il governo). Tagliati solo 9 posti rispetto ai 193 del 2015.

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