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Elettricità, stop al prezzo unico nazionale

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STRATEGIA ENERGETICA

Elettricità, stop al prezzo unico nazionale

(Olycom)
(Olycom)

C'è un'Italia più ricca e un'Italia più povera, come ben sappiamo. Ma quel che ancora non si sa è che la povertà territoriale potrebbe avere presto un altro protagonista: il prezzo dell'elettricità. Pagheremo di più in certe regioni, o addirittura in certi comuni, e meno altrove? Potrebbe accadere. Già, perché in ballo non c'è solo l' addio ai contratti standard di “maggior tutela” uguali per tutti sia per l'elettricità che per il gas, previsto tra un paio di anni (a meno di ulteriori proroghe) in nome delle regole sulla concorrenza. All'orizzonte c'è un annuncio formulato direttamente dal nostro governo nella bozza della nuova Strategia energetica nazionale, la SEN, appena pubblicata e sottoposta a pubblica consultazione.
Il “libera tutti”, non solo dei contratti e delle tariffe ma anche delle norme che potrebbero creare prezzi differenziati per territori, è cautamente sepolto a pagina 155 del documento. Che ipotizza una cosa semplice ma dirompente: l'abolizione del PUN, il prezzo unico nazionale prodotto dalle attuali regole di negoziazione nella Borsa elettrica.

Mercato ingessato
Parliamo di quel prezzo all'ingrosso uniforme in tutta Italia prodotto dalla media ponderata dei prezzi aggiudicati a livello territoriale per il giorno successivo (“mercato del giorno prima”, MGP), che possono variare anche di molto, non solo di giorno in giorno ma anche a livello zonale (emblematico il caso dei picchi di prezzo della Sicilia) a causa delle caratteristiche o delle insufficienze del parco di generazione elettrica presente nel territorio, o magari (il sospetto delle Authority si è concretizzato, anche nel passato recente, in più di un'istruttoria) di manovre speculative.
Sta di fatto che ancora oggi gli operatori comprano larga parte dell'elettricità all'ingrosso a livello centrale e ricavano gli stessi margini vendendo in tutto il territorio nazionale. E così anche le attuali offerte sul mercato libero sono sostanzialmente omogenee in tutta Italia, anche perché devono comunque battere la concorrenza con la tariffa standard di maggior tutela. Un domani potrebbe non essere più così. Anche per l'elettricità, oltre che per il gas che ha già prezzi territoriali un po' differenziati anche per ragioni “istituzionali”, in conseguenza delle diverse componenti tariffarie zonali riconosciute per la distribuzione.

Cambia lo scenario
Per promuovere nell'elettricità “l'aggregazione di domanda e produzione - si legge testualmente nel documento di consultazione sulla SEN - è necessario modificare anche le regole di offerta in MGP e in particolare superare l'unicità del prezzo di acquisto tra le zone (PUN)” . Nel documento governativo si spiegano anche le ragioni dell'operazione: il prezzo unico nazionale aveva “una funzione politica perequativa al momento dell'apertura del mercato elettrico, in quanto la configurazione del parco di generazione e soprattutto della rete di trasmissione avrebbero determinato prezzi dell'energia elettrica più elevati nelle regioni meridionali ed insulari, già di per sé meno sviluppate economicamente, penalizzandole quindi ulteriormente”. Ma già ora – si sostiene nel documento di consultazione – “con il rilevante sviluppo delle fonti rinnovabili, soprattutto al Sud, e gli sviluppi di rete nel frattempo realizzati” il PUN ha fatto il suo tempo. Ed è possibile “riflettere sul suo superamento senza impatti negativi”.
Davvero è così? Davvero le strozzature e le inefficienze territoriali del nostro sistema elettrico si stanno velocemente sanando? Davvero l'abolizione del PUN contribuirà a evidenziare le inefficienze territoriali facilitando i rimedi, magari tagliando le gambe ai giochi speculativi che gonfiano il “medione” che produce il prezzo dell'elettrone all'ingrosso? O accadrà piuttosto il contrario? E dopo la razionalizzazione-chiusura di molte centrali avvenuta negli scorsi anni in uno scenario che era passato da una sottocapacità ad una singolare sovracapacità del termoelettrico tradizionale, si sta concretizzando come da evidenze già conclamate un nuovo effetto boomerang?

Le ipotesi
Di sicuro un sistema così rigido, vincolato e centralistico per la formazione dei prezzi elettrici all'ingrosso può, e forse deve, essere riconsiderato in uno scenario di liberalizzazione e promozione della concorrenza. E una strategia energetica nazionale di ampio respiro non può sottrarsi a queste ipotesi. Tant'è che la bozza di strategia energetica prefigura, accanto alla possibile abolizione del PUN, una serie di azioni per riconsiderare anche l'altro grande criterio base per le contrattazioni nella nostra Borsa elettrica, ossia il prezzo marginale (il valore di chiusura assegnato sul prezzo più alto) a favore di una formula di negoziazione più libera, più vicina allo schema del “pay as bid”. Tutto ciò promuovendo strumenti finanziari più efficienti ed elastici nelle transazioni all'ingrosso, per creare anche nuove sinergie tra i mercati spot e i contratti a lungo termine.
Di certo la materia è densa di incognite. E l'eventuale passaggio dalle intenzioni ai fatti sull'abolizione del PUN e sulla conseguente riforma strutturale del mercato elettrico scatenerà, c'è a giurarci, un acceso dibattito.

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