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Vasco Rossi e la Woodstock italiana del «ce la faremo tutti»

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la cronaca del concerto record

Vasco Rossi e la Woodstock italiana del «ce la faremo tutti»

Vasco Rossi ieri sera durante il concerto di Modena (Ansa)
Vasco Rossi ieri sera durante il concerto di Modena (Ansa)

«Amore sopra la paura». È la frase più citata tra quelle che Vasco (Rossi, ma serve un cognome?) ha detto alla moltitudine di Modena Park. Una frase bella, importante, certo; eppure, immersi per ore nella folla dei fortunati che hanno vissuto la magica notte, non sembra quella la più adatta a raccontare quello che è accaduto. Il timore di attentati, certo. Le misure di sicurezza amplificate, moltiplicate, portate al loro massimo. Ma parlando e sentendo parlare i “ragazzi” del concerto - da Milano e Modena e ritorno, in 24 ore, con le antenne alzate, parecchie centinaia le ascolti, anzi, le “senti”, e sono un bel campione - quello che percepisci è che la narrazione del «concerto contro chi ci vuole chiudere in casa» era un punto secondario, una frase a effetto da telegiornale. Certo, Vasco l’ha detta e ripetuta. Eppure a intonarsi con lo spirito di quei tantissimi è ancor di più quella chiusura, quel grido «ce la farete tutti», che racconta come sul palco è andato in scena il racconto di una vita e nel palco il racconto di tantissime altre.

Anche se è impossibile dirlo con certezza matematica, il colpo d’occhio difficilmente inganna: ieri Modena è stata invasa da tantissimi “ragazzi” (lo ripeto, perché così sono) dai 40 anni in su. Quelli che quando il Kom ha iniziato sapevano cos’era il rock, cos’erano gli eccessi, che magari pensavano davvero che «poi muoiono presto», perché qualche amico ci aveva davvero lasciato le penne. Che non si identificavano con la musica leggera, ma nemmeno con i cantautori. Ma anche quelli che negli anni 80 erano bambini e se ascoltavi Vasco ti dicevano che era un cattivo esempio - e per questo ti piaceva ancor di più. Ovviamente, al Parco Ferrari c’erano i fan da 100 concerti a testa, quelli che chiamano per nome ogni membro della famiglia artistica di Vasco, ma anche quelli che volevano solo vivere una notte importante. Figuriamoci tra quelli dei cinema, per non dire gli spettatori a casa. Eppure, anche quelli che non sapevano di essere suoi fan, stanotte si sono resi conto che le conoscevano tutte. E magari, riascoltandole dopo anni, hanno capito cosa c’era davvero dentro i testi: bastava vivere ancora un po’ per raggiungere il significato delle canzoni. Lui, il Komandante, è uno che rispetta i nostri ricordi e le canta come le vogliamo cantare. Quando parte “Come nelle favole”, si capisce che il pubblico la ama già molto; e intanto sul megaschermo il testo, che non abbiamo ancora avuto tempo di impararla a memoria e legarla a ricordi importanti.

Ecco, “Come nelle favole” ieri sera ha ribadito a quelli che “Vasco non fa più un disco da vent’anni” che invece lui c’è ancora, eccome. Che sa giocare anche con i suoni di quelli che vanno di moda adesso - e li supera a destra, mentre sui social network si scatenava l’ironia su chi potrà fare un Modena Park 2027 o 2037.

Ironia social, però, soprattutto sulla trasmissione televisiva dell’evento, criticata con il classico sarcasmo da Twitter (con qualche battuta irresistibile, per la verità; una tirava in ballo insieme Piero Angela e il porno, e ha avuto migliaia di condivisioni). Chi sta scrivendo questo pezzo non ha visto la trasmissione, quindi non può dire granché. Certo, c’è stata poca chiarezza, prima, su quello che la Rai avrebbe trasmesso e potuto trasmettere per questioni di diritti e forse il povero Paolo Bonolis è rimasto in mezzo a un equivoco. Poco importa, però: la trasmissione di Raiuno ha superato il 36% di share e anche questa entra nella storia, almeno degli ultimi anni.

Una moltitudine, come dicevamo all’inizio riferendoci al pubblico di Modena. Tutto ha funzionato in maniera ammirevole. Anche la felice casualità con cui gli arrivi si sono diluiti con lentezza durante tutto il giorno e la pioggia che ha deciso che ieri non era proprio il caso di mettersi di mezzo. A un certo punto le cifre hanno cominciato a confondersi: il record dei 220mila era salito a 230, 240mila. Pare che a far fede sia il numero dei 220mila paganti. E la visione dall’alto è impressionante: erano, in effetti, molti di più di quei milioni dichiarati nelle manifestazioni di piazza. Qualche domanda, la prossima volta che leggeremo certe cifre, ce la porremo.

La fortunata che ha buttato giù queste righe ha provato un’emozione riservata a pochissimi: è salita sul palco prima del concerto e ha provato la sensazione, impossibile da ripetere, di vedere la folla che riempie tutto l’orizzonte e sembra moltiplicarsi sempre più, un mare di gente che non finiva mai. Persone che in fondo erano solo puntini e per le quali Vasco sarebbe stato un puntino. Eppure da ieri sera pensiamo tutti che «ce la faremo». È per questa sensazione, da far durare il più possibile come le caramelle buone, che si vivono notti così.

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