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Il rilancio dei «covered bond» per risparmiatori e famiglie

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Il rilancio dei «covered bond» per risparmiatori e famiglie

Si apre una nuova stagione per i “covered bond” bancari, le emissioni obbligazionarie garantite dagli attivi di una banca, in genere mutui ipotecari o crediti verso la Pa. Queste emissioni obbligazionarie saranno, a partire probabilmente dal prossimo anno, lo strumento privilegiato dagli istituti di credito per fare la raccolta presso gli investitori retail, ovvero famiglie e risparmiatori.

Bond subordinati e senior più rischiosi
Come è ormai noto anche al grande pubblico, le nuove regole europee per i salvataggi bancari - previste dalla direttiva sul bail in - rendono molto più rischiosi gli strumenti venduti in passato dalle banche, i bond subordinati ma anche i bond senior. Tutte queste obbligazioni sono potenzialmente passabili di vedere azzerato il loro valore perché, in caso di crisi della banca, verrebbero convertite in capitale. Le nuove regole prevedono che a partire dal 2109 le banche dovranno dotarsi di bond del tutto nuovi, i non “preferred bond”, che in sostanza saranno dedicati a investitori istituzionali ed espressamente riservati al bail in. Per questo motivo saranno più costosi per le banche e dunque avranno un maggiore rendimento per gli investitori che si prendono un rischio più grande.

Il rilancio dei “covered bond”
Ecco allora che gli istituti di credito dovranno comunque ricercare strumenti da poter vendere ai risparmiatori e che costino un po' di meno, per fare comunque la raccolta senza oneri troppo elevati. I “covered bond” sono le obbligazioni più adatte ad assumere questo ruolo. Negli ultimi anni le emissioni di “covered” si erano ridotte (da 56 miliardi di emissioni nette in Italia nel 2012, a 4,5 miliardi nel 2014 e 593 milioni nel 2015, per risalire a 16 miliardi nel 2016) per vari motivi. Nella fase di picco della crisi di liquidità dei mercati, le emissioni di “covered” erano state sottoscritte dalle stesse banche che le avevano emesse (“covered retained”) per usarli come strumenti da dare in garanzia alla Banca centrale europea allo scopo di rifinanziarsi. Oggi possono tornare ad avere un nuovo impulso sul mercato, soprattutto per i risparmiatori.

Strumento più sicuro per i risparmiatori
Le disposizioni di vigilanza della Banca d’Italia prevedono che la banca debba segregare, e dunque scorporare in una società separata anche diversa da quella che emette il bond, attivi di una elevata qualità (in genere mutui) a garanzia dell’obbligazione emessa. La struttura dell’operazione assomiglia molto a una cartolarizzazione. In caso di crisi, chi ha investito nel “covered” viene ripagato con i proventi della cessione degli attivi. Per questo motivo questi strumenti non entrano nel bail in e possono costituire un investimento più sicuro per i risparmiatori, anche alla luce della direttiva Mifid 2 che imporrà regole molto più stringenti nella vendita di strumenti finanziari, e in particolare quelli emessi dalle banche, ai risparmiatori.

I vincoli sulle emissioni
Ci sono però alcuni limiti, in particolare in Italia. La legge e le disposizioni di vigilanza prevedono vincoli significativi per chi emette “covered bond”: un total capital ratio aggregato del 9% (ma questo coefficiente è ormai rispettato da quasi tutte le banche) e un patrimonio minimo di 250 milioni. Una soglia, quest'ultima, che rischia di escludere dai covered bond gran parte di banche di piccola e media dimensione. Si tratta di una limitazione normativa che è prevista solo dall’ordinamento italiano e che da questo punto di vista rappresenta un elemento di disallineamento rispetto agli altri paesi europei (dove in linea di massima è l'Autorità di vigilanza a stabilire di volta in volta se una banca può emettere o meno i “covered”). Proprio per questo motivo, in occasione dell’assemblea dell’Abi, il presidente Antonio Patuelli ha chiesto la rimozione di quei vincoli normativi italiani.

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