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Regia unica per gli investimenti esteri

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Regia unica per gli investimenti esteri

  • –Andrea Biondi

Investire dall’estero in Italia e avere la strada spianata, sia prima di arrivare con progetti e “un’offerta” chiara, sia dopo l’arrivo con una struttura (unica) cui affidarsi per superare i pochi o tanti ostacoli che possono presentarsi. Da ieri per gli investitori interessati a scommettere nel nostro Paese c’è un “facilitatore”, nato dalla sinergia fra Ice e Invitalia. I due presidenti, Michele Scannavini e Claudio Tesauro, hanno infatti apposto la loro firma in calce a una Convenzione fra Ice e Invitalia per la nascita di una sorta di regia unica per l’attrazione degli investimenti.

Insomma una struttura in grado di assicurare sinergie fra l’attività da svolgere all’estero (di cui si occuperà l’Ice) e quella che va sviluppata in Italia (di cui si occuperà Invitalia). Lo schema, frutto di una più chiara suddivisione di ruoli con l’obiettivo di evitare sovrapposizioni e stratificazioni di competenze, è stato pensato a tutto vantaggio dell’attrazione di investimenti esteri in un Paese che nel 2016 ha visto crescere – e di molto – proprio l’interesse degli investitori da oltreconfine. All’interno del Rapporto Ice 2016-2017 “L’Italia nell’economia internazionale” presentato ieri a Milano i flussi verso l’Italia sono quantificati in 29 miliardi di dollari nel 2016, con un aumento del 50 per cento. In questo modo il Paese è passato dal 18esimo al 13esimo posto in una graduatoria che vede come primo Paese destinatario degli investimenti mondiali gli Usa, seguiti dal Regno Unito.

Il +50% dell’Italia è comunque un indicatore che rende giustizia di un interesse crescente degli investitori esteri verso il Paese e verso i prodotti di specializzazione del made in Italy. La quota percentuale sui flussi in entrata dell’Italia a livello mondiale è così passata dall’1,1% del 2015 all’1,7% del 2016 e tutto questo – è la considerazione di Mise, Ice, Invitalia – va letto come una buona notizia. Del resto, una recente indagine di Prometeia dà evidenza numerica di come le imprese tricolori acquistate dalle multinazionali estere a partire dagli anni Novanta abbiano aumentato occupazione, fatturato, produttività.

Dal Rapporto Ice presentato ieri è comunque emerso come nel 2016 l’Italia abbia scalato la classifica anche nel ranking degli esportatori mondiali, salendo di una posizione al nono posto con 417 miliardi di euro di export e un saldo commerciale ampiamente positivo a 51,5 miliardi di euro. Nei soli primi quattro mesi del 2017 le esportazioni italiane sono aumentate del 6,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e questi sono dati «clamorosamente positivi», ha affermato il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, intervenendo in videoconferenza. Tuttavia, ha ammonito il ministro, «il numero delle imprese che esportano (si veda altro articolo in pagina, ndr.) è insoddisfacente, inferiore al nostro obiettivo e l’internazionalizzazione rimane una dimensione confinata a una porzione troppo piccola delle imprese e del Paese». Su questo bisogna lavorare e il ministro Calenda non ha dubbi: «Internazionalizzazione, innovazione, investimenti e riforme si confermano la strada per la crescita. Questo circolo virtuoso, che coinvolge ancora una parte troppo limitata del Paese, deve diventare invece la missione condivisa dell’Italia, trovando articolazione in progetti operativi e di lungo periodo come il Piano straordinario per il made in Italy, Industria 4.0 e la Strategia Energetica Nazionale».

Sulla necessità di continuare a scommettere sulla strada dell’internazionalizzazione ha concordato anche Fabio Gallia, ad di Cassa Depositi e prestiti, che partecipando al dibattito ha ricordato come Cdp punti «a mobilitare entro 2020 circa 160 miliardi: circa 115 sono destinati al mondo delle imprese e il 50% di questi provengono dal sistema di supporto all’export».

L’internazionalizzazione da abbracciare convintamente come chiave di sviluppo è stata citata anche dagli altri partecipanti alla tavola rotonda: Luigi Scordamaglia (Federalimentare), Sonia Bonfiglioli (presidente Bonfiglioli) e Stefano Domenicali (presidente e ad Lamborghini), rappresentanti di un settore e di imprese che all’estero fanno la loro fortuna: l’80% degli 800 milioni di fatturato di Bonfiglioli è realizzato all’estero e la quota export di Lamborghini (controllata dalla tedesca Audi) è il 98 per cento.

È in questo contesto generale che va letto l’accordo siglato ieri fra Ice e Invitalia che nei fatti risponde anche a una lettera del 18 maggio (anche sulla scorta delle previsioni del decreto Sblocca Italia) con cui lo stesso ministro Calenda ha dato il via a un processo di riorganizzazione di attività e competenze connesse al processo di gestione di attrazione degli investimenti. Sulla parte oltreconfine il pallino sarà nelle mani di Ice con i suoi “Foreign desk” a San Francisco, New York, Londra, Istanbul, Dubai, Pechino, Singapore, Tokio e Hong Kong. Questi desk gestiranno tutta la necessaria attività di avvicinamento degli investitori esteri potenzialmente interessati a offerte che saranno anche “impacchettate” da un gruppo di lavoro integrato misto Ice-Invitalia composto da sedici membri. Sarà questo gruppo a dover organizzare e coordinare set di informazioni provenienti da enti centrali, autonomie locali, associazioni imprenditoriali, enti privati, associazioni di settore, sviluppare analisi di settore e predisporre portafogli di offerte strutturate fatte di progetti speciali, incentivazioni e quant’altro. Invitalia si curerà invece di tutta l’attività necessaria all’interno dei confini nazionali, facilitando al massimo la vita degli investitori su permessi, licenze, normative, una burocrazia che rimane sempre un aspetto molto complesso. La stessa Invitalia dispone della possibilità di agire sul versante dei finanziamenti con mutui a tasso agevolato o investiti a fondo perduto. La copertura finanziaria necessaria allo svolgimento delle attività previste dalla Convenzione sono reperite in parte, per la componente Ice, per circa 5 milioni a valere sulle risorse finanziarie del Piano per la promozione del Made in Italy e attrazione degli investimenti 2017 e in parte, per la componente Invitalia, per circa 1 milione sul Pon imprese e competitività 2014-2020.

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