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Nuovo caso Atac, lascia anche Rota

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Nuovo caso Atac, lascia anche Rota

Il turbolento addio del direttore generale di Atac, Bruno Rota, seppur dipinto come un siluramento, è un nuovo colpo per i Cinque Stelle. Ed è l’ennesimo inciampo per la sindaca Virginia Raggi, che però Beppe Grillo continua a blindare. Nonostante gli imbarazzi e i silenzi sempre più eloquenti.

Rota è il secondo Dg della partecipata dei trasporti ad abbandonare, dopo Marco Rettighieri. E si aggiunge ai tre manager cambiati in Ama in un anno. In carica dal 18 aprile, l’ex direttore generale della milanese Atm, voluto dall’assessore alle Partecipate Massimo Colomban (anche lui prossimo all’uscita) con il placet di Davide Casaleggio, era stato incoronato dal M5S come il possibile salvatore di Atac. Ma i rapporti con il vertice politico si erano deteriorati prestissimo. A dimostrarlo ci sono le modalità con cui è stato comunicato il suo addio. Una nota di Atac, ieri pomeriggio, lo presentava come un siluramento: «L’amministratore unico Manuel Fantasia ha ritirato le deleghe del direttore generale Bruno Rota». Immediata la reazione: Rota ha mostrato la lettera con cui aveva rassegnato le dimissioni già il 21 luglio, sei giorni prima delle due interviste in cui ha denunciato il disastro Atac, «schiacciata dai debiti», piagata da assenteismo e vetustà dei mezzi. «Ho mantenuto la notizia riservata, come mi era stato richiesto», ha spiegato. «Vedo però che questa correttezza viene ripagata con comportamenti non di pari correttezza. Come si possa silurare un manager che ha dato le dimissioni da sette giorni resta un mistero dell’amministrazione capitolina. O forse l’ennesimo tentativo di ingannare l’opinione pubblica senza rispettare dignità e lavoro». Parole durissime, ma l’azienda ha insistito: le dimissioni «sono state presentate su richiesta dell’amministratore unico Manuel Fantasia ieri pomeriggio (giovedì, ndr)» e «al numero di protocollo aziendale» citato da Rota «non è mai risultato alcun documento allegato».

Né la sindaca né i consiglieri né l’assessora ai Trasporti Linda Meleo hanno commentato l’ennesima valigia. Ma soprattutto nessuno è intervenuto a chiarire se esista un progetto per Atac, vista la bocciatura di fatto del piano targato Rota. Convinto che per salvare l’azienda «serve un concordato preventivo sotto il controllo del tribunale», con un commissario cui affidare il debito monstre di 1,38 miliardi (la soluzione adottata dall’altro pentastellato Filippo Nogarin per l’Aamps di Livorno). «Non ho fiducia nel clima intorno a questo azionista», ha chiarito l’ormai ex Dg ai microfoni di SkyTg24. «Bisognerebbe affrontare con coraggio i nodi marci: l’indebitamento mostruoso e il tasso di assenteismo che non ha eguali in Italia».

Il dossier per il Campidoglio è delicatissimo. Da un lato bisogna nominare il nuovo direttore generale. Il successore sarebbe già stato individuato: in pole Carlo Tosti, ad Atac in epoca Alemanno, ma circolano anche i nomi di Giancarlo Schisano, ex direttore operativo di Alitalia, e Carlo Pino, ex dg dell’azienda dei trasporti di Napoli. Dall’altro lato c’è da gestire la scia di veleni intorno a Enrico Stefàno, presidente M5S della commissione capitolina Trasporti. Rota aveva parlato di un suo «vivo interesse per la società Conduent Italia che si occupa di bigliettazione» e di richieste di «giovani da promuovere». Ieri Stefàno lo ha invitato a scusarsi negando ogni addebito.

Sulla vicenda i parlamentari di Idea Andrea Augello e Vincenzo Piso depositeranno oggi un esposto in procura. «Ci siamo presi un altro giorno per approfondimenti sulla società citata da Rota: vedremo se farne un’interrogazione parlamentare», chiarisce Augello. Le opposizioni in assemblea capitolina chiedono la convocazione di un consiglio straordinario. Il Pd, con Michela Di Biase, incalza: «Non siamo a teatro. Si tenta di raggirare i romani». Intanto i radicali fanno sapere di aver raccolto 22mila firme per il referendum che punta a rompere il monopolio di Atac e mettere a gara il trasporto pubblico della Capitale. Ne servono 29mila entro il 12 agosto.

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