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Incassi in crescita per musical, teatri e mostre

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Incassi in crescita per musical, teatri e mostre

  • –Michela Finizio

In un Paese dove ogni anno vengono proiettati più di 3,2 milioni di film nelle sale cinematografiche non stupisce che ad attirare il maggior numero di spettatori sia il grande schermo, con quasi 114 milioni di persone paganti nel 2016, tra biglietti e abbonamenti. A seguire si conferma il calcio il secondo spettacolo più seguito, con ingressi stabili negli stadi e quasi 112mila partite giocate all’anno (tra internazionali e serie professionistiche). Invece, a registrare un vero e proprio boom di pubblico e, soprattutto, di incassi al botteghino (+78% tra il 2016 e il 2015), sono le commedie musicali (i musical, per intendersi). Cresce circa del 10%, infine, la spesa al botteghino per teatri e mostre, mentre crolla il business delle attività circensi.

I dati dell’annuario statistico della Siae (Società italiana autori editori) sugli spettacoli in Italia negli ultimi due anni, rielaborati dal Sole 24 Ore, restituiscono la fotografia delle diverse forme di intrattenimento in base ai gusti (e al portafoglio) del pubblico. Concentrando l’attenzione sulla variazione rispetto al 2015, l’anno scorso si è chiuso - appunto - con una certa vivacità per il settore delle commedie musicali, i cui biglietti d’ingresso sono saliti in media dai 20 ai 27 euro. Merito di musical campioni d’incassi come «Notre Dame de Paris», scritto da Luc Plamondon e messo in musica da Riccardo Cocciante.

Più in generale, festeggiano i risultati al botteghino i teatri: a trainare il successo di pubblico nel 2016 sono stati i numerosi spettacoli di varietà di comici e attori televisivi (come Fiorello, Enrico Brignano, Giorgio Panariello, Alessandro Siani e così via) che, spesso, registrano il tutto esaurito.

Il settore più in sofferenza è quello del circo e degli spettacoli di burattini e marionette, dove si riscontra un calo generalizzato tanto nell’offerta, quanto nella partecipazione e nei valori economici (incassi da biglietti e costo medio dell’ingresso).

Un discorso a parte va fatto per lo sport. Se il calcio si conferma, senza guizzi, quello più seguito, a conquistare un pubblico crescente (+12%) sono gli altri sport di squadra, il nuoto e gli sport invernali. Faticano ancora, invece, ad appassionare nuovi spettatori (-6%) gli sport individuali, come il tennis o l’atletica, forse anche per una questione di costi dei biglietti, che in media sfiorano i 30 euro.

Stupisce anche l’incremento del 10% dei ricavi delle mostre, anche se in questo caso pesano i dati negativi degli anni precedenti, durante i quali la crisi ha messo in ginocchio le attività culturali. Gli italiani tornano ad affollare anche i parchi divertimento (+12%di ingressi), dove però si registra una contrazione del 6,5% del costo medio del biglietto. La lirica, inoltre, si conferma anche nel 2016 la tipologia di spettacolo più onerosa: in questo caso lo spettatore per assistere a un’opera deve pagare fino a 44 euro, rispetto ai 41,6 del 2015.

Sul territorio la geografia dell’intrattenimento registra numerose curiosità. In base alla classifica provinciale per numero di iniziative (di qualsiasi tipologia) offerte ogni mille abitanti, è Gorizia la «culla dello spettacolo». Seguono Rimini, Trieste, Fermo e Ascoli Piceno nella top five delle città con la maggiore offerta di spettacoli proposti nel 2016.

Inoltre, considerando tutte le forme di intrattenimento e la spesa media al botteghino, è Verona la provincia dove si spende di più per la cultura (circa 182 euro per abitante). Allargando, invece, l’analisi al volume d’affari (che oltre alla biglietteria include anche gli altri proventi, per esempio per le prestazioni pubblicitarie, le sponsorizzazioni, i contributi pubblici e privati), inaspettatamente lo spettacolo vale di più a Crotone dove - anche se il risultato andrebbe maggiormente indagato - l’arrivo della squadra di calcio locale in Serie A ha fatto lievitare il business dello stadio.

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