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Il sindaco di Gela, ex M5S: «Gli elettori pensano al Movimento…

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verso le regionali in sicilia

Il sindaco di Gela, ex M5S: «Gli elettori pensano al Movimento come una medicina, in realtà è un veleno»

«Gli elettori del Movimento Cinque Stelle sono bravissime persone, che provano rabbia per quello che non funziona nel nostro Paese e si sentono impotenti e inerti. Vedono nel M5S una medicina, ma in realtà è un veleno». Domenico Messinese, ingegnere 52enne e sindaco di Gela, è un fiume in piena. Domani il tour del Movimento, che lo ha espulso sei mesi dopo l’elezione, ripartirà da Grammichele e farà tappa anche nella sua città. Che è un doppio simbolo: del declino industriale del Paese e della sua speranza di rilancio, della riconversione della raffineria e della sfida green.

Messinese amministra la città natale del governatore Rosario Crocetta, che qui è stato primo cittadino, con una «minoranza assoluta», come sostiene lui stesso: «Non ho alcun consigliere». È stato eletto al ballottaggio di giugno 2015 sotto l’egida del Movimento Cinque Stelle superando il sindaco uscente del Pd con il 65% dei voti. Sei mesi dopo, a dicembre, è stato espulso dal M5S ma ha scelto di restare in sella, senza simbolo e senza maggioranza. I suoi ex compagni hanno più volte promosso una mozione di sfiducia accusandolo di agire in solitaria «senza accettare i principi della democrazia e le regole delle istituzioni» e hanno invitato le altre forze politiche a sostenerla: è una minaccia che incombe anche in questi giorni. Messinese alza le spalle: «Mi dispiacerebbe vedere interrotta la mia azione amministrativa, ma tra l’andare a casa e scendere a compromessi la scelta è facile. Questa sedia è scottante e io ne percepisco tutta la responsabilità».

La rottura con il Movimento segue per alcuni tratti il copione di tante altre: da un lato l’accusa di non aver rispettato il programma del M5S su taglio del 30% degli stipendi, sull’acqua e sui rifiuti; dall’altro la replica di non aver voluto avallare atti e decisioni dei vertici regionali (leggi: l’attuale candidato governatore Giancarlo Cancelleri). Di diverso c’è che i Cinque Stelle non hanno perdonato a Messinese il dialogo con l’Eni, il mancato ripudio del protocollo d’intesa tra la Regione e Assomineraria da 2,2 miliardi e l’accordo di programma sulla riconversione della Green Refinery, che procede, anche se al ralenti per la farraginosità della burocrazia.

Per il M5S di green ha soltanto il nome, per Messinese è la strada per non far morire l’occupazione industriale. «Era stato lo stesso Luigi Di Maio a sostenere che bisognava dialogare con tutti», affonda. Ed è convinto che il dialogo funzioni sempre: «È stato grazie a quello che abbiamo sventato la realizzazione della piattaforma di trivellazione Prezioso K, a fianco di quella già esistente». È stato merito del confronto «se la Green Refinery non sarà alimentata a olio di palma ma a oli esausti, di frittura o derivanti da rifiuti urbani», se a maggio Gela è stata indicata come modello di bioeconomia ospitando un workshop internazionale» e se in Senato abbiamo presentato il progetto di Piattaforma logistica nazionale del Mediterraneo per la riqualificazione del territorio», un’infrastruttura portuale offshore che possa essere utilizzata come hub logistico.

Messinese elenca a raffica quelle che ritiene le sue conquiste, non soltanto in relazione al polo industriale. Quella di cui va più fiero? «Abbiamo portato la raccolta differenziata sopra il 57% e contiamo di arrivare oltre il 70%». Rivendica le azioni per ridurre la crisi idrica e il piano “case dell’acqua” (12 impianti per l’erogazione di acqua microfiltrata potabile che saranno distribuiti nei vari quartieri della città). Ricorda la difesa dell’ospedale cittadino, l’avvio del censimento dei siti inquinati da amianto, il baratto amministrativo, la farmacia sociale.

Alla domanda se si sente più grillino dei grillini risponde così: «Io lavoro nell’interesse dei cittadini e a tutela del territorio. Non è stato facile essere lasciato solo». Non risparmia parole durissime contro il Movimento e non si augura che la Sicilia diventi la prima regione a Cinque Stelle: «Sono tutti spot e improvvisazione, con cui però non si va da nessuna parte. Ha presente la notte dei lunghi coltelli? Fanno così: in Germania i nemici interni furono uccisi fisicamente, oggi il M5S usa la gogna mediatica». Poi cita Federico Pizzarotti, confermandolo leader dei dissidenti: «Sta lavorando molto bene. Forse è per questo che lo hanno voluto fuori».

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