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Conto da 1,5 mld per rifinanziare Industria 4.0. Allo studio…

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Conto da 1,5 mld per rifinanziare Industria 4.0. Allo studio bonus da 350 mln per formazione

Un Paese spaccato, ripartito davvero solo in parte, soltanto in alcuni territori e grazie a una parte limitata delle sue imprese. È una fotografia improntata al «realismo» quella che il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, propone al Meeting di Rimini, l’opposto di «un eccesso di ottimismo che non ci aiuta». Il Paese non ha ancora la crisi alle spalle è il messaggio del ministro, accolto con convinti applausi dalla platea di Cl.

Calenda, in questi giorni chiamato ancora una volta in causa per disegni che compattino un fronte anti-populismi, conferma di non avere progetti politici dopo questa legislatura. La rotta ora è sulla prossima legge di bilancio, che avrà nelle misure per il lavoro il capitolo centrale insieme a una nuova spinta agli investimenti privati. Il 19 settembre la cabina di regia su Industria 4.0 farà il punto su come hanno funzionato nell’ultimo anno gli incentivi fiscali e di conseguenza si deciderà in che misura rinnovarli o ampliarli.

Alcune idee concrete sono già in esame. Come un credito di imposta del 50%, fino a un massimo di 20 milioni, per spese in attività di formazione sostenute in misura incrementale rispetto al triennio precedente (si veda Il Sole 24 Ore del 30 luglio). Il “bonus” fiscale nei piani del governo dovrebbe essere inquadrato all’interno degli accordi contrattuali di secondo livello. Per tradurlo in pratica, secondo le prime stime, servirebbero circa 350 milioni in un triennio, con investimenti da attivare nel 2018 ma con effetto pluriennale sulle finanze pubbliche che inizierebbe a essere computato nel 2019.

Si studia anche la proroga a tutto il 2018 del termine per effettuare gli ordini dei beni funzionali alla digitalizzazione delle imprese e agevolabili con l’iperammortamento al 250 per cento.

L’estensione di un anno sarebbe il perno della seconda fase di Industria 4.0. Ma quanto costerebbe il rifinanziamento dell’intero piano? Sulla base dell’impatto calcolato nella manovra dello scorso anno e considerando i nuovi interventi, ci si avvicinerebbe a 1,5 miliardi. Cifre e disponibilità delle risorse comunque, dice Calenda, sono ancora in discussione con il ministro dell’Economia Padoan. Ad ogni modo si potranno limare il plafond e le modalità delle misure, ma appare sicuro che la manovra tornerà a battere sugli investimenti. «Solo con lavoro e investimenti - insiste Calenda - si produce prosperità, non certo tornando a parlare di mance elettorali o di scorciatoie come il reddito di cittadinanza».

La prospettiva è quella di un piano industriale di lungo periodo per l’Italia, che punti su manifattura, scienze della vita, turismo e cultura, e si avvalga del «ruolo importante dei corpi intermedi». L’invito invece è quello di non abbassare la guardia, contro la vulgata di una crisi che gli ultimi dati congiunturali avrebbero definitivamente archiviato. «In questi anni nessun Paese ha perso come noi un quarto della propria base manifatturiera. Non è certo mia intenzione - sottolinea il ministro dello Sviluppo economico - sminuire il lavoro del governo di cui faccio parte ma dobbiamo dire con chiarezza che l’inversione ci sarà solo quando avremo recuperato i 6 punti di Pil e i 300-400mila posti di lavoro che ancora ci separano dai livelli pre crisi. Fino ad allora sarà ancora continua e costante emergenza». Messaggio netto a chi, magari in vista della fine della legislatura, vorrebbe allentare la presa quando ci sarà da trovare la quadra su una legge di bilancio che si preannuncia molto impegnativa.

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