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Istat, Gentiloni: record di occupati ma ancora da fare. Padoan:…

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LE REAZIONI

Istat, Gentiloni: record di occupati ma ancora da fare. Padoan: ripresa c’è

«Gli italiani occupati superano 23 milioni, un record. Ancora molto da fare contro disoccupazione ma effetti positivi da #jobsact e ripresa». Su Twitter a commentare così i dati di oggi sull'occupazione è il premier Paolo Gentiloni. Per il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan «c'è la ripresa, lo dicono tutti i dati, dal Pil all'occupazione, alla fiducia. Quindi si sta consolidando un quadro di ripresa che da ciclica deve diventare strutturale e il governo continua a lavorare in questo senso». E raggiante, nel rivendicare il merito della riforma del suo governo, si mostra Matteo Renzi. «+918mila posti lavoro da feb 2014 (inizio #millegiorni) a oggi. Il milione di posti di lavoro lo fa il #JobAct, adesso #avanti».

L’ex premier: numeri chiari, non si discute
Il segretario del Pd non nasconde la soddisfazione. «I dati Istat usciti oggi saranno commentati dai politici nel modo più diverso. Ma i numeri sono semplici e chiari e sui numeri non si discute. Gli italiani che lavorano sono più di 23milioni, risultato che non toccavamo dal 2008, inizio della crisi» ha dichiarato, rivendicando il fatto che da febbraio 2014, ossia dall’inizio del suo governo a oggi sono stati creati 918mila posti di lavoro, di cui 565MILA a tempo indeterminato (61%)».

Mattarella: dati confortanti, speriamo
Sul tema è intervenuto con una breve battuta anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ai giornalisti che gli facevano osservare come gli ultimi dati Istat siano positivi e come la ripresa economica sia in atto, il capo dello Stato ha dichiarato: «L'Italia è composta da tanti versanti e sono tutti confortanti, speriamo» .

Moscovici: la ripresa dell'Italia è una buona notizia
Positiva la reazione a Bruxelles per l’andamento dell’occupazione. «La buona notizia è che l'economia italiana è finalmente in ripresa e questo faciliterà la riduzione del debito» la cui ampiezza «resta il principale punto debole», dice in un’intervista all’Ansa il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici.
Con un deficit al 3% il nostro Paese «non sarebbe in grado di ridurre il suo altissimo debito pubblico» secondo Moscovici, secondo il quale l'Italia «ha invece bisogno di continuare a seguire quello che Pier Carlo Padoan chiama il “sentiero stretto” tra la riduzione del deficit e il sostegno della crescita». E aggiunge: «Il 3% è stato concepito come un limite, non un obiettivo». Quello dello status del fiscal compact è un tema che «affronteremo nei prossimi mesi. Ma forse più importante è avere un'ampia riflessione su come rendere le nostre regole di bilancio più semplici e più efficaci». Per il commissario Ue le «regole non sono più stupide. Al contrario, come ha già dimostrato la Commissione,
possono essere applicate in maniera flessibile e intelligente».

Per Poletti confermata giusta direzione
«I dati Istat di oggi segnalano il superamento della soglia dei 23 milioni di occupati: un altro passo nella giusta direzione, che ci avvicina ai livelli pre-crisi» fa notare il ministro del Lavoro Giuliano Poletti evidenziando le rilevazioni diffuse. «Si conferma la tendenza di medio-lungo periodo di crescita: +294mila occupati nell'ultimo anno, +918mila da febbraio 2014, dei quali 565mila permanenti. Significativo il crollo degli inattivi che diminuiscono di 322mila in un anno, per effetto dell'aumento sia degli occupati sia delle persone in cerca di occupazione. Anche l'occupazione giovanile mostra segni di miglioramento, con un saldo positivo di 47mila occupati in un anno. Tuttavia, il tasso di disoccupazione resta ancora troppo elevato. Questi dati confermano che siamo sulla direzione giusta e che dobbiamo rafforzare l'impegno per promuovere l'occupazione giovanile stabile».

Casini: i dati dimostrano efficacia Jobs act
Per Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Affari esteri del Senato, ciò che viene reso noto oggi dimostra «la bontà delle politiche messe in atto da maggioranza e governo. In particolare, i numeri che riguardano l'occupazione evidenziano come l'Italia stia piano piano rimettendosi in piedi. Al di là delle dispute ideologiche e delle legittime considerazioni di parte, i risultati delle riforme nel settore del lavoro sono innegabili: il Jobs act voluto da Renzi ha prodotto un numero di occupati che non si vedeva da 10 anni e un crollo delle persone inattive».

Sacconi: ben poco da festeggiare sul lavoro
Altra l’interpretazione data nel blog dell'Associazione amici di Marco Biagi dal presidente della Commissione lavoro del Senato Maurizio Sacconi. «Continua l'andamento moderato del mercato del lavoro nel quale rimane molto contenuto il coefficiente tra crescita dell'economia e crescita dei posti di lavoro. La stagionalità turistica e la poca fiducia nel futuro alimentano i contratti a termine. Preoccupa la fascia anagrafica di mezzo tra 35 e 49 anni perché è quella che ha o dovrebbe avere carichi familiari. Permane una condizione di esclusione dei giovani dovuta alle insufficienze del sistema educativo e formativo. Si riduce la propensione all'autoimpiego per la oppressione burocratica e fiscale anche sui bassi redditi. Insomma, c'è ben poco da festeggiare».

Brunetta: disastro della sinistra al governo
«L'occupazione cresce e ritorna ai livelli del 2008: buona notizia. Peccato sia l'effetto dei contratti a termine, che il famigerato Jobs act di Renzi e Poletti doveva eliminare. Per il resto abbiamo l'effetto delle pensioni sugli ultra cinquanta. In crisi nera la fascia dei 35-50enni e le donne. Aumenta il tasso di disoccupazione, aumenta parallelamente il tasso di disoccupazione giovanile. Situazione che fotografa alla perfezione il disastro della sinistra al governo». Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. «Servono altre politiche per il mercato del lavoro, non una nuova ondata di incentivi temporanei oppure irresponsabili pensioni di garanzia che gravano sul bilancio pubblico, distruggono il sistema previdenziale e del lavoro e non risolvono strutturalmente problema occupazione».

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