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La prima Borsa pan-europea Euronext guarda alle startup

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da oggi una sede in italia

La prima Borsa pan-europea Euronext guarda alle startup

(Reuters)
(Reuters)

Nel motore di una start-up tecnologica, il carburante che meglio di tutti sostiene e alimenta il decollo è l’equity, il capitale azionario. Non è il debito, non è il prestito bancario, non è il bond. E per un’impresa di dimensioni medio-piccole che ambisce a espandersi e a valicare i confini nazionali, il migliore equity va cercato anche sui listini internazionali, partendo dall’Europa.

A scandire questi due concetti, senza “se” e senza “ma”, è Euronext, una delle più grandi Borse al mondo con una capitalizzazione di 3.500 miliardi di euro e 5.500 titoli quotati, 1.300 emittenti di cui 740 Pmi e di queste, 330 nel settore tecnologico. La prima Borsa pan-europea, che già unisce i mercati di Francia, Regno Unito, Olanda, Portogallo e Belgio, da oggi sbarca in Italia, aprendo una sede a Milano, sotto la responsabilità di Giovanni Vecchio, Director Italian representative, perché vede nel mercato italiano, e soprattutto nelle aziende in crescita del settore tecnologico, grandi potenzialità. La strategia di espansione di Euronext in uno dei campi più fertili per il rilancio economico europeo, quello delle imprese attive nell’innovazione tecnologica, va oltre l’Italia, e si articola con l’apertura ufficiale oggi stesso anche di sedi in Germania (Francoforte e Monaco), Spagna (Madrid) e Svizzera (Zurigo).

La sfida è ambiziosa: mira a spingere le imprese oltre la quotazione sui listini domestici, perché le Borse locali sono il naturale punto di partenza di una raccolta di capitale con quotazione. Per il tecnologico, la tesi di Euronext è che l’internazionalizzazione è fondamentale per potersi rivolgere alla più ampia platea possibile di investitori specializzati.

Euronext, il cui biglietto da visita è quello di un Nasdaq europeo «dove costa meno quotarsi rispetto al Nasdaq», punta ora sull’Italia proprio al tecnologico – per esempio, le aziende specializzate in biotecnologie -, perché questo settore ha le maggiori potenzialità di espansione in questo momento di solida ripresa economica in Europa e in Italia. E soprattutto il tecnologico è il settore che ha più bisogno di finanziarsi attraverso l’equity: le aziende “tech” non generano cash nei primi anni di avviamento, spiegano gli esperti di Euronext, devono spendere molto prima di poter generare un cash flow positivo, e questo rischio è disposto a correrlo un investitore a caccia di alti rendimenti specializzato nell’equity. In Italia queste start-up possono finanziarsi con contributo pubblico, ma questo è limitato, o con private equity e venture capital, dove però il mercato italiano non è molto strutturato. L’alternativa è dunque la quotazione in Borsa.

Euronext con le sue 330 tech companies quotate sui suoi listini è seconda solo dopo il Nasdaq nel comparto del biotech su scala mondiale. Lo spessore del bacino di investitori istituzionali internazionali al quale attingere è uno dei punti di forza sui quali fa leva la promozione di questa Borsa pan-europea, nata circa vent’anni fa: le Pmi del mercato tech che devono finanziare la loro crescita stentano in Italia con il venture capital per disintermediare il settore bancario, il prestito, il debito.

Euronext non è però aperto a tutti. È accessibile solo alle imprese disposte a rispettare la regolamentazione europea per quanto riguarda trasparenza, governance, dialogo con il mercato. Inoltre una Pmi che può ambire al listino di Euronext deve avere una dimensione adeguata: una delle debolezze croniche del tessuto industriale italiano emerge anche in questo contesto, dove le piccole imprese italiane sono spesso considerate “micro”, quando viste dall’estero, mentre le medie imprese italiane hanno la grandezza delle piccole europee.

Il punto di partenza a Euronext è il listino cosiddetto “non regolamentato”, chiamato Euronext Growth, accessibile a Pmi italiane senza particolari restrizioni di raccolta e indicato per raccogliere capitale tra i 5 e i 20 milioni di euro. Sul comparto regolamentato Euronext, per contro, i vincoli restano leggeri: è consigliato per una raccolta di capitali superiore ai 15 milioni, per garantire la liquidità. Esiste, poi, una terza via, che è quella di un primissimo passo “super-semplificato” ispirato alla vetrina del “Marché libre” francese, recentemente riformato e riorganizzato, senza ammontare minimo e senza una capitalizzazione minima: Access e Access+.

Euronext ha da sempre l’Italia nel mirino, ma tra le dieci società italiane quotate su Euronext, dalle micro alle large cap, finora solo una nell’hi-tech ha scelto il suo listino per conquistare una visibilità internazionale, assieme alla quotazione sul mercato “domestico”: si tratta di Electro Power System, azienda attiva nel settore cleantech nel campo delle energie alternative. Ha compiuto il primo passo nel mercato regolamentato di Euronext nel 2015, collocando in Borsa poco meno del 30% del capitale attraverso un’emissione di nuove azioni con una raccolta di circa 15 milioni per finanziare la crescita internazionale.

.@isa_bufacchi

isabella.bufacchi@ilsole24ore.com

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