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Il grande spettacolo della moda italiana

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verso la fashion week

Il grande spettacolo della moda italiana

Un'enorme biblioteca dove i libri sono di velluto e seta, le parole fili intrecciati e tessono trame di broccato, ricami di seta, storie di colore. La leggendaria biblioteca di Alessandria d'Egitto, prima di essere distrutta da un incendio, conteneva 700mila rotoli, tutto lo scibile antico. A Palazzo della Ragioneria di Milano, i rotoli saranno migliaia, tutti di tessuto e di tessuti di ogni tipo, a costituire, scaffale dopo scaffale, la stoffa e la storia del Made in Italy. Se c'è una metafora fisica del potenziale di opportunità che la moda rappresenta per l'Italia, questa è The Library of Textiles, una delle sette installazioni di Milano XL, la festa della creatività italiana, che accompagnerà la kermesse della fashion week.

E proprio al “grande spettacolo della moda” è dedicato il nuovo numero di How to Spend it in edicola da venerdì 8 settembre. Un omaggio a quella capacità d'intrecciare eredità e futuro, sguardo globale e linfa locale, che si nutre dell'anima dei luoghi. Perché se la moda è sempre più atemporale, apolide, internazionale, i grandi brand del lusso ribadiscono, oggi più che mai, le loro origini. Prada, Milano e la Galleria; Gucci, Firenze e la Galleria Palatina; Dolce&Gabbana, Palermo e Palazzo Gangi. E ancora Missoni, Sumirago e il Monte Rosa...

“Il lusso è mantenere l'elasticità di camminare avanti e indietro fra le epoche che ci hanno formato e da cui discendiamo”, dice Salvatore Settis intervistato su How to Spend it. “La ginnastica della mente è fare confronti”. Si riparte là dove tutto è cominciato, con un ritorno a casa che non ha nulla di nostalgico, ma rinsalda il legame strettissimo con i propri palazzi, il proprio territorio. Un radicamento nel bello, nella storia e nell'identità italiana che è il registro del successo anche numerico del Made in Italy. Anche per questo l'operazione di Milano XL, voluta dal Ministero dello Sviluppo Economico e il Comune di Milano e resa possibile da Confindustria e Fondazione Altagamma, è interessante: le installazioni non sono semplici maxi allestimenti autocelebrativi, ma, tramite la tecnica del videomapping, integrano il racconto di abiti, gioielli, telai, accessori con le facciate delle case.

Le vie della città diventano schermi di quell'eccellenza del fare su cui anche il mensile di lusso e lifestyle del Sole24Ore alza, letteralmente, il sipario: non a caso il servizio di copertina è stato realizzato in un piccolo gioiello restaurato, che riapre dopo oltre 30 anni, il teatro Gerolamo. Tanta attenzione (e un pizzico di orgogliosa enfasi) a quella che è una consolidata abitudine del settembre milanese si giustifica con una settimana della moda che si preannuncia atipica da molti punti di vista, prova generale di quel fare sistema di cui da tanti anni si parla e che, a piccoli passi, sta diventando sempre meno una dichiarazione d'intenti e sempre più una realtà. Tangibile è l'avvicinamento delle date di Micam e Mipel per dare compattezza e visibilità all'intero settore, tangibili i dati dell'indotto delle sfilate sulla città (oltre 40 milioni di euro), tangibili e concretamente misurati i dati della Camera di Commercio di Milano.

Il settore moda porta oltre 19 miliardi di fatturato l'anno (1,7 al mese), una cifra che quasi raddoppia in Lombardia (35miliardi). Il capoluogo pesa il 5 per cento di tutta Italia per imprese, il 10 per cento per addetti e quasi un quinto del fatturato.
In questo ampio scenario, di economia e creatività, il numero “speciale moda” di How To Spend It, si snoda a cavallo di due sogni, quello di uno stilista come Alessandro Michele e quello di un artista come Michelangelo Pistoletto. Il primo evoca “la Silicon Valley del Rinascimento”, il secondo “una cittadella in cui la creatività sia protetta e difesa, ma sia completamente aperta al mondo”. Milano è pronta per questa dislocazione spazio-tempo?

Nicoletta Polla Mattiot
Direttore di How To Spend It
in edicola da venerdì 8 settembre

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