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G7 Industria e Ict, focus su intelligenza artificiale e cybersecurity

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PRESENTAZIONE A PALAZZO CHIGI

G7 Industria e Ict, focus su intelligenza artificiale e cybersecurity

Intelligenza artificiale, i cosiddetti “standard” e la cybersicurezza. È il menù dei temi fondamentali al G7 Industria e Ict in programma a Torino il 25 e 26, anticipati dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda nel corso di una conferenza stampa di presentazione a Palazzo Chigi con i colleghi della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli (per il G7 Scienza) e del Lavoro Giuliano Poletti (per il G7 Lavoro).

«Quale governo dare al cambiamento»
Il tema centrale sul fronte industria, ha spiegato Calenda, è «qual è il governo che dobbiamo dare al cambiamento». In particolare si parlerà di «intelligenza artificiale, di cui non conosciamo a pieno le implicazioni, che non riguardano solo il lavoro, ma anche l'etica». Su questo «ripartiremo dal lavoro svolto dalla presidenza giapponese, che ha elaborato specifiche linee guida». Tuttavia, secondo il ministro, il dibattito non mancherà, perché «ci sono Paesi che vogliono una regolamentazione molto lasca e altri, come l'Europa e il Giappone, che puntano a un quadro molto preciso nel quale sviluppare l'intelligenza artificiale». Altro tema importante, quello «degli standard. Può sembrare una questione tecnica, ma in realtà è cruciale, per esempio per quanto riguarda l'internet of things: devono essere aperti, devono potersi agganciare l'uno con l'altro o saranno proprietari e quindi più chiusi? Per noi che siamo un Paese con molte Pmi gli standard aperti sono fondamentali». Infine, la cybersicurezza. «Proporremo uno scambio per selezionare le pratiche migliori», annuncia Calenda. Sullo sfondo, il piano Industria 4.0 (ribattezzato proprio ieri Impresa 4.0).

Poletti: coinvolgiamo parti sociali, Ilo e Ocse
Spazio per ragionare «dei nuovi lavori e della loro dinamica» vede il responsabile del Lavoro Giuliano Poletti. Nella ministeriale (29 e 30 settembre) «c'è una presenza delle parti sociali, dell'Ilo e dell'Ocse, quindi non solo i Paesi G7 ( si confrontano, ma c'è una possibilità di dialogo più aperta». Parallelamente «ci sarà il dibattito tra le agenzie che lavorano sulle politiche attive, per avere una strumentazione capace di dare continuità alle decisioni e al confronto che svilupperemo». Il ministro ha quindi voluto «sottolineare questo dato di apertura», precisando che le «parole chiave scelte sono inclusività e dialogo». Sul tema fondamentale del lavoro che cambia «dobbiamo promuovere un cambiamento tecnologico che non sia calato dall'alto, ma vissuto come patrimonio dalle nostre società e dalle nostre economie. C'è un contenuto di preoccupazione sull'automazione che sostituisce il lavoro: vogliamo affermare che con le competenze, con il sapere e con una gestione politica attiva di questa transizione la sfida può essere colta e può produrre esiti positivi e anche posti di lavoro».

Ricerca al centro dell'appuntamento sulla scienza
È la ricerca al cuore del G7 Scienza del 27 e 28 settembre. «Innovazione, ricerca scientifica, contenuti formativi e nuove abilità - dice il ministro Fedeli - sono il terreno necessario. Per questo porremo tre temi in particolare: la formazione dei ricercatori, il finanziamento della ricerca (visto che siamo ancora sotto la media dell'1,5% rispetto al Pil, mentre l'Europa prevede 3%) e le grandi infrastrutture di ricerca su scala globale».

Industriali critici, occasione persa per Torino “velata”
La città di Torino sarà 'visibile' dai grandi del G7 soltanto attraverso le immagini che scorreranno su due mega schermi in alta definizione, che saranno allestiti, nella Reggia di Venaria, dall'Unione Industriale e dalla Camera di commercio. «Faremo vedere le eccellenze dell'industria torinese, ma anche l'arte e la cultura. Sarà una visibilità molto limitata, non possiamo fare di più», è il rammarico del presidente dell'associazione degli imprenditori Dario Gallina. «Ci aspettavamo di aprire al mondo la città e le imprese ma non è stato possibile per ragione di sicurezza e motivi organizzativi. Il vertice era una opportunità, “spuntata” dallo spostamento della sede a Venaria e dallo scarso coinvolgimento della città e dagli eventi cancellati. Il risultato - conclude - è quello di una Torino velata agli occhi dei grandi».

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