Italia

Retake: «Contro il degrado pianificazione, progettazione e cura…

  • Abbonati
  • Accedi
audizione commissione periferie

Retake: «Contro il degrado pianificazione, progettazione e cura del decoro urbano»

Contro il degrado «pianificazione urbanistica, progettazione degli spazi pubblici e cura del decoro urbano». E una «campagna informativa di livello nazionale che faccia leva sull’orgoglio civico e richiami tutte le persone che vivono in Italia, a qualsiasi titolo, a prendersi cura degli spazi comuni, come se fosse la loro casa». Lo ha sottolineato nel corso dell’audizione alla Camera, dinanzi alla commissione Periferie, Rebecca Spitzmiller, co-fondatrice del movimento Retake. Si tratta di una rete nazionale, nata nel 2009 in seno alla comunità statunitense di Roma - articolata in 80 gruppi di quartiere a Roma e 28 gemellati in tutta Italia - che coinvolge cittadini di tutte le età nella cura degli spazi pubblici. Il movimento è ispirato al modello statunitense “Keep America Beautiful» che da oltre 60 anni coinvolge gli americani nella cura degli spazi pubblici.

Interazione basata su tre principi
Rebecca Spitzmiller, insieme alla consigliera di Retake Elena Viscusi, ha sottolineato che l’interazione fra pianificazione urbanistica, progettazione degli spazi pubblici e cura del decoro urbano dovrebbe essere basata su tre principi: «ogni trasformazione urbanistica, se condotta sotto una attenta e pragmatica regia pubblica, offre potenzialità di riqualificazione, e recupero dell'esistente e di innalzamento della qualità urbana». E che «in un'epoca di crisi delle finanze pubbliche l'iniziativa privata, governata all'interno di partenariati pubblico-privati, può rappresentare un volàno straordinario nella realizzazione e nel miglioramento degli spazi urbani». La densificazione del tessuto urbano, poi, «anche attraverso la promozione dell'architettura verticale, che consente di rispettare, da una parte le giuste esigenze di contenimento del consumo di suolo e di salvaguardia delle aree agricole, dall'altra può sottrarre interi quadranti urbani al degrado generato dalla mancanza di funzioni sociali».

Scritte vandaliche occupano ogni superficie urbana
«Le città - ha detto la co-fondatrice di Retake - sono ricoperte da una seconda pelle costituita dalle scritte vandaliche che occupano ogni superficie urbana, muri di edifici, arredi urbani, in molti casi monumenti di pregio, quasi sempre le scuole. In moltissimi casi questi fenomeni avvengono alla luce del sole: sono noti i principali punti di approvvigionamento delle bombolette spray, sono noti in anticipo appuntamenti e ritrovi». E ha ricordato come, per esempio, la stazione metro di Conca d’Oro a Roma sia stata per 28 volte riqualificata dal gruppo di quartiere di Retake e per altrettante volte imbrattata dai vandali.

Riattivare i piani di sicurezza urbana
Secondo Rebecca Spitzmiller è fondamentale anche la videosorveglianza in città. Esiste, infatti, «una profonda connessione tra degrado delle città e condizioni di sicurezza», ha detto, e «il degrado urbano non ha ricadute negative solo sulla percezione della sicurezza, ma sulla sicurezza stessa» e costituisce «il terreno fertile dell’azione criminale». Per Retake è necessario riattivare «i patti locali di sicurezza urbana, che ad esempio a Roma non vengono stipulati da diversi anni e invece rendere possibile una proficua collaborazione fra la polizia locale, le forze di polizia nazionali e i servizi sociali». Da rilanciare anche la collaborazione della cittadinanza e delle associazioni civiche.

Retake Roma a piazza Argentina

Incide anche sull’economia delle città
La co-fondatrice di Retake ha anche sottolineato le pesanti ricadute del fenomeno sull'economia delle città e sulla possibilità di sviluppo economico in senso innovativo, dalle affissioni abusive al commercio ambulante, che spesso mescola settore legale e illecito. Per Rebecca Spitzmiller è necessario «uscire dalla visione miope che considera queste realtà economiche e quindi occupazionali, degne di tutela, perché al contrario la difesa di privilegi o consuetudini frena uno sviluppo economico sano e di qualità. Comprimendo verso il basso l'offerta dei beni e la conseguente offerta di occupazione, si eliminano posti di lavoro, si assorbono indebitamente risorse pubbliche volte a tamponare le diseconomie producendo così un tangibile danno all'intera collettività».

Per il rilancio di Roma serve un piano di sviluppo nazionale
Il rilancio di Roma, ha detto Rebecca Spitzmiller, «è una questione nazionale che necessita di un piano di sviluppo nazionale, gestito dal Governo con il contributo delle istituzioni locali». E ha auspicato che la sindaca di Roma Virginia Raggi, il presidente della Regione Nicola Zingaretti e le parti sociali partecipino attivamente al Tavolo di lavoro proposto dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda di cui si parla in queste ore, «che ancora una volta - ha spiegato - evidenzia le connessioni tra crisi economica ed occupazionale, crisi dei modelli educativi e formativi, dissesto idrogeologico e ambientale, carenze del ciclo dei rifiuti, crisi sanitaria». Esistono già due piani industriali per Roma, il primo della Regione Lazio con 10 interventi per 2,6 miliardi e l’altro - Fabbrica Roma - siglato dal Comune. Ma per Roma Capitale non bastano. «È il momento - ha concluso Rebecca Spitzmiller - di chiamare a raccolta tutti i capitali: sociali, economici, culturali e civili per dargli un futuro. Se il tavolo proposto dal ministero dello Sviluppo economico verrà allargato alla società civile - come speriamo - Retake è pronto a contribuire con le proprie idee e il proprio impegno».

© Riproduzione riservata