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La Ue vara le regole antidumping

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La Ue vara le regole antidumping

  • –Laura Cavestri

BRUXELLES

Fumata bianca. Dopo una paziente opera di limature e di avverbi durata mesi, ieri a Strasburgo, Parlamento Ue, Commissione e Consiglio hanno trovato un accordo di compromesso sul testo di riforma per il calcolo dei dazi antidumping, avviato dall’Esecutivo di Bruxelles oltre un anno fa per allineare la normativa di difesa commerciale Ue alle norme del Wto.

Obiettivo, evitare un contenzioso con la Cina, che – trascorsi 15 anni dal protocollo di adesione all’Organizzazione mondiale per il commercio – rivendica di aver acquisito automaticamente lo status di “economia di mercato”. Posizione non condivisa nè da Europa nè dagli Usa. Un’incertezza che espone, da mesi, la disciplina Ue a un ricorso di Pechino, che, se vincesse, potrebbe “travolgere” tutta l’impalcatura su cui si reggono oggi gli strumenti di difesa commerciale

Il nuovo testo antidumping

La nuova proposta di regolamento cessa di distinguere tra “economie di mercato” e non. Via ogni “lista nera”. Si diventa «Country neutral».

Secondo le nuove norme, la Commissione determinerà i dazi antidumping (e quindi la metodologia da adottare) solo sulla base del fatto che un Paese abbia «significative distorsioni» nei propri prezzi d’ingresso, tali da giustificare l’utilizzo di prezzi tratti da altri Paesi terzi per calcolare il margine di dumping.

Per farlo, la Commissione pubblicherà una serie di rapporti specifici sui diversi settori economici o su Paesi per mettere in luce tali distorsioni.

Si introduce, quindi, l’uso di costi e prezzi di produzione dei Paesi terzi per determinare se c’è il dumping quando questi sono estremamente distorti, e si utilizzeranno quelli “domestici” solo se questi intendono fissare un tetto «positivo» sotto cui non si può scendere. Vanno inoltre considerate le distorsioni sia dirette che indirette. Sia le distorsioni di prezzi e costi, specifiche del settore, sia quelle sotto forma di sussidi agli investimenti, alla ricerca e ai costi di produzione. Infine, nella valutazione delle distorsioni, la Commissione Ue – come aveva chiesto l’Europarlamento – dovrà anche tener più genericamente conto del rispetto dei criteri ambientali e dei diritti del lavoro in linea con gli standard dell’Organizzazione internazionale del Lavoro.

Anche industria e sindacati europei potranno segnalare alla Commissione Ue distorsioni, ma questo dovrà avvenire in linea con «la necessità di evitare oneri ulteriori per l’industria». Si tratta dell’annosa questione dell’onere della prova, che nella formulazione iniziale era stata spostata in capo ai produttori europei anzichè – come è nella normativa vigente in capo agli esportatori e produttori cinesi. Sul punto, solo ieri – nel trilogo a porte chiuse tra le 3 istituzioni Ue – si è trovato davvero il punto d’intesa.

La nuova formulazione – complessa ma “neutrale” – non menziona obblighi per singoli Paesi e produttori terzi, ma consente, davanti a forti distorsioni di mercato conclamate, alla Commissione di adottare contromisure (cioè l’utilizzo di altri prezzi di Paesi terzi simili) che proprio la controparte – in fase di contraddittorio – ha tutto l’interesse a non vedersi applicati.

I negoziatori

L’eurodeputato del Ppe (Forza Italia) Salvatore Cicu – e relatore per l’Europarlamento – ha spiegato, in conferenza stampa, che «le nuove regole non creano oneri aggiuntivi per l’industria Ue che può ora contare su rapporti della Commissione che contengono tutti gli elementi per applicare la metodologia alternativa sulle situazioni di dumping. Poi nel corso della procedura ci sarà un contraddittorio e chi ha interesse a provare che non c’è una distorsione di mercato lo farà».
Mentre la commissaria al Commercio Cecilia Malmstroem – per la quale la nuova legislazione dovrebbe entrare in vigore entro fine anno – ha promesso che «faremo molto presto a redigere i rapporti, concentrandoci sulla situazione specifica dei singoli paesi esportatori e sulle “distorsioni significative” dei prezzi e dei costi, indicando chiaramente anche il loro significato».

L’approvazione dell’Europarlamento, in seduta plenaria, è attesa entro novembre.

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