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Referendum in Lombardia e Veneto: come si vota e con quali obiettivi

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la consultazione per l’autonomia

Referendum in Lombardia e Veneto: come si vota e con quali obiettivi

Palazzo Lombardia e Palazzo Balbi
Palazzo Lombardia e Palazzo Balbi

Il referendum consultivo per l’autonomia in Lombardia e in Veneto, che si terrà domenica 22 ottobre, punta a due diversi risultati “tecnici”: in Lombardia l’aspettativa dei promotori (soprattutto il centrodestra) è di raggiungere almeno la percentuale dei votanti delle ultime amministrative, intorno al 45% (gli aventi diritto al voto sono 7,7 milioni); in Veneto si punta ad arrivare almeno al quorum del 50% (gli aventi diritto al voto sono 3,5 milioni).

I diversi obiettivi dipendono dal fatto che mentre la Regione Lombardia ha approvato il referendum con una mozione votata in Consiglio regionale dalla maggioranza qualificata (ovvero i due terzi dei consiglieri), la Regione Veneto ha invece dato il via alla consultazione con legge regionale, approvata cioè da maggioranza semplice. Questa diversa modalità condiziona la necessità di raggiungere o meno un quorum, anche se si tratta di un referendum consultivo. In Lombardia non ci sarà bisogno di quorum dunque; in Veneto sì..

Cosa chiedono i due quesiti
Quello lombardo chiede di «intraprendere le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma».

In sostanza, darebbe mandato ai vertici della Regione Lombardia di avviare una trattativa con lo Stato per ottenere la gestione di quante più materie possibili all’interno di quel pacchetto stabilito dal Titolo V della Costituzione, indicate come «concorrenti».

Si parla di 22 competenze su 27 totali, che vanno dalla sicurezza all’innovazione tecnologica alle politiche per il lavoro fino alla tutela dei beni ambientali e alle bonifiche. Non cambierebbe nulla invece per la Sanità, materia che rappresenta circa l’80% delle spese sostenute da tutte le Regioni italiane, e per la quale già godono di ampie deleghe, anche se gli obiettivi e i diritti vengono sanciti a livello nazionale (al fine di lasciare a tutti i cittadini i medesimi diritti).

In Veneto il quesito è analogo ma non coincidente. «Vuoi che alla Regione Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?», si limita a domandare il testo. Stessi gli obiettivi politici.

Entrambi i quesiti sono compatibili con la Costituzione italiana.

Gli obiettivi finanziari
Dal punto di vista finanziario l’esito potenziale di questa trattativa è molto impattante soprattutto in Lombardia, considerando che da sola produce circa il 20% del Pil nazionale, ed è anche la più popolosa, superando i 10 milioni di abitanti. Qui, sottolinea il responsabile del referendum Gianni Fava, «ogni cittadino paga allo Stato 5.700 euro ogni anno». Il residuo fiscale del gettito complessivo delle imposte, ovvero la differenza tra ciò che viene versato e ciò che torna sul territorio, sarà quest’anno pari a 56 miliardi. «Con il referendum - sottolinea Fava - vogliamo lasciare in Lombardia almeno 24 miliardi di quei 56».

Come si vota (e con quali costi)
Il voto nelle due regioni avverrà dalle ore 7 alle ore 23, nella sola giornata del 22 ottobre. In Veneto si procederà con le normali schede elettorali e carta di identità da presentare ai seggi, che saranno gli stessi di tutte le altre elezioni.

In Lombardia invece verrà utilizzato per la prima volta il voto elettronico, con macchine ad hoc che poi verranno riutilizzate per le future elezioni (questo almeno l’invito fatto ai Comuni da parte della Regione Lombardia).

Il costo di questi speciali tablet è stato di 24 milioni. Anche qui le operazioni di voto avverranno nei normali seggi elettorali, dove bisognerà presentarsi con la sola carta di identità. Complessivamente la spesa, tra macchinari e promozione, è di 48 milioni in Lombardia; 14 invece quelli pagati in Veneto.

In Lombardia in ogni cabina ci sarà una “voting machine”, una sorta di tablet dove si legge il quesito e si hanno tre possibilità fra cui scegliere. Basta con la mano spingere sulla casella sì, no o scheda bianca. Una seconda schermata chiede “vota o cambia”, perché una volta (una sola) è possibile correggere il voto.

Chiuse le votazioni (si voterà dalle 7 alle 23) il presidente di ogni seggio schiaccerà un pulsante e stamperà la scheda su cui è scritto in quanti hanno votato, quanti sono i sì, quanti i no e quante le schede bianche. Non ci sarà spoglio e sapremo immediatamente il risultato. Il presidente toglierà poi le memorie usb dalle macchine, le inserirà in una busta con tutti gli altri documenti e invierà il materiale all’ufficio elettorale comunale che poi le manderà alla Corte d’appello.

Il voto aggiuntivo per la fusione dei Comuni
In 17 Comuni lombardi ci saranno nella cabina 2 macchine per votare, perché si deve decidere anche per la fusione delle amministrazioni. Mentre il referendum consultivo della Regione non ha nulla a che fare con il ministero degli Interni, quello per i Comuni ha ricevuto l’ok dal Viminale.

Chi si è schierato per il sì e chi per il no
L’iniziativa è stata lanciata dalla Lega Nord ma subito dopo anche Forza Italia ha aderito e se n’è fatta promotrice. Il Movimento 5 Stelle si è detto chiaramente favorevole.

Per quanto riguarda il centrosinistra, lo scenario è più frastagliato, specialmente in Lombardia. Qui il futuro sfidante del governatore Roberto Maroni alle prossime elezioni regionale, Giorgio Gori, sostenuto dal Partito democratico, ha già detto che voterà sì al referendum. La sua posizione è stata condivisa da molti sindaci, tra cui quello di Milano, Giuseppe Sala, che si è detto favorevole anche se «tuttavia potevano esserci soluzioni migliori rispetto al referendum».

Le posizioni di alcuni amministratori del centrosinistra locale non hanno trovato però riscontro nei vertici del Pd, che invece prendono le distanze senza però dilungarsi troppo nelle critiche, lasciando ai cittadini libertà di coscienza. Nettamente negativi invece i commenti di Articolo 1-Mdp.

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