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L’Europa cambia passo

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L’Europa cambia passo

  • –Roberto Iotti

Una riforma che guarda lontano, che mette la Politica agricola comune (Pac) al passo con la globalizzazione e con quanto accade e accadrà ai mercati. Che stende una rete forte di sicurezza attorno alle aziende e agli agricoltori europei, per contrastare la volatilità dei prezzi. Che aggiusta e semplifica il precedente modello di Pac. Che concede più strumenti ai giovani, visto che proprio il settore agricolo e quello agroalimentare sono sempre più motore di crescita e di occupazione.

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Roberto Iotti

Va dato atto al relatore e capo della delegazione negoziale, l’italiano Paolo De Castro, di aver condotto in porto non una semplice riforma di medio termine della Politica agricola europea, così come era previsto, ma di aver ascoltato le molte voci della Ue e di aver fatto la sintesi delle istanze provenienti dai singoli Paesi europei. Il risultato è un accordo che, appunto, dà alla Pac quegli strumenti di cui ha e soprattutto avrà bisogno nell’immediato futuro.

Molte le novità organizzative, di sburocratizzazione e di semplificazione sulle differenti misure e sui diversi capitoli: dal “greening” alla gestione del rischio; dai giovani alla definizione di “agricoltore attivo”. Ma è soprattutto sul rapporto con i mercati che questa riforma mostra visione e anche un pizzico di coraggio nell’affrontare i rapporti con l’antitrust: la deroga per le Organizzazioni dei produttori per creare Op di contrattazione e quindi sottoscrivere contratti per i prezzi delle produzioni agricole, è un modo per dare forza alla parte agricola nei confronti degli altri soggetti della filiera (trasformatori e distribuzione organizzata). Ora spetterà proprio alle associazioni agricole e alle organizzazioni dei produttori - spesso diretta espressione delle prime - utilizzare questo nuovo strumento per rafforzare capacità negoziale e aumentare la redditività delle produzioni agricole.

Sullo sfondo c’è tuttavia un rischio. Commissione europea, commissario agricolo e Parlamento europeo devono aver ben presente che l’epoca della multilateralità degli accordi di scambio commerciale è alla corda: davanti a una Wto ormai in disarmo stanno prendendo piede le intese bilaterali - il Ceta tra Ue e Canada ne è un esempio, come lo è l’imminente avvio dei negoziati tra Ue e Nuova Zelanda - e queste intese bilaterali non devono andare a compromettere i risultati della riforma di medio termine della Politica agricola comune.

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