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Euro, tasse e Bce. Analogie (e divisioni) nel centrodestra in…

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dopo il voto, i programmi di Fi, Lega, Övp e Fpö

Euro, tasse e Bce. Analogie (e divisioni) nel centrodestra in Italia e Austria

Heinz-Christian Strache (Fpö), Marine Le Pen (Front National) e Matteo Salvini (Lega Nord)
Heinz-Christian Strache (Fpö), Marine Le Pen (Front National) e Matteo Salvini (Lega Nord)

La convergenza più evidente è la richiesta di uno stop all’immigrazione. Ma tra i partiti del centrodestra italiano (Forza Italia e Lega) si trovano molte altre analogie con il Partito Popolare Austriaco (Övp) e il Partito della Libertà Austriaco (la destra del Fpö) , i due vincitori nelle elezioni di domenica scorsa in Austria. Tutti, sia in Italia che nella repubblica alpina, chiedono un taglio delle tasse (anche se con sfumature diverse) e tutti hanno ormai abbandonato l’idea dell’uscita dall’euro (anche se restano venature euroscettiche). Tuttavia non mancano divergenze. A partire dal ruolo della Bce, dove Fi e Lega vorrebbero una Banca centrale europea più interventista, mente Övp e Fpö criticano sia la politica dei tassi zero che il “quantitative easing”.

Parola d’ordine comune: tagliare le tasse
Sia in Austria che in Italia, tra l’ala più radicale e quella più moderata del centrodestra, non c’è differenza sull’obiettivo finale: le tasse vanno ridotte. Ma lo strumento da utilizzare è molto diverso. Per Fi bisogna eliminare le imposte su prima casa, donazioni, successione. Silvio Berlusconi ha chiamato a più riprese in causa la flat tax, una tassa unica, uguale per famiglie e imprese, con aliquota tra il 23 e i 25% «con dentro criteri di progressività». I popolari austriaci sono più moderati: per l’imposta sulle persone fisiche chiedono una riduzione delle aliquote dei primi tre scaglioni di reddito (dal 25% al 20%, dal 35% al 30%, dal 42% al 40%), ma per le altre (quelle che colpiscono le persone abbienti: 48%, 50% e 55%) non propongono modifiche.

Nella destra estrema tagli più drastici
Sia a destra di Fi che a destra dei popolari austriaci, la richiesta del taglio delle tasse è molto più drastica: la Lega scommette tutto su una flat tax al 15% sia per le persone fisiche che per le società. Gli eredi di Haider del Fpö (come i popolari), chiedono un ritorno della pressione fiscale al 40% del Pil (dal valore attuale del 43%), con un risparmio di 12 miliardi (il 3% del Pil), ma attraverso misure a 360 gradi: 9 miliardi di tagli sul cuneo fiscale e sull’imposta sulle persone fisiche, sgravi per le famiglie (1 miliardo), eliminazione di tasse che portano incassi inferiori ai 100 milioni (come sulla pubblicità e sulle assicurazioni) eliminazione della maggiorazione Iva sulle auto a motore.

Tutti critici con la Bce, ma da fronti opposti
I partiti del centrodestra, sia in Italia che in Austria, hanno criticato il ruolo della Banca centrale europea. Ma le visioni lungo i due versanti del Brennero sono opposte, con Fi e Lega più vicine tra loro che non ai partiti austriaci facenti parte delle rispettive famiglie europee. I popolari austriaci hanno criticato la politica della Bce, che ha ampliato i propri poteri, originariamente limitati al controllo dell’inflazione, per attuare poi una politica fatta di tassi di interessi a zero e di “quantitative easing”, non sostenibile nel lungo periodo. Una visione opposta rispetto a quella di Silvio Berlusconi, secondo cui la Bce, oltre la missione di controllare e combattere l'inflazione, deve anche garantire i debiti sovrani degli Stati, stampare moneta e immettere fondi nell’economia.

A destra divisi sul sostegno agli stati in difficoltà
La Banca centrale europea è criticata anche dal Carroccio, che ha puntato il dito contro l’immobilismo dell’istituto di fronte alla crisi economica. In questo, la posizione è più vicina a quella di Forza Italia, che non alla destra conservatrice della Fpö. Questi ultimi, anzi, sono molto vicini alle critiche fatte dai popolari della Övp: la Bce ha rotto le sue stesse regole, e con il quantitative easing ha di fatto accollato all’Austria i debiti degli altri stati in crisi. Mentre con la politica dei tassi di interessi a zero ha fatto perdere ai risparmiatori austriaci 3 miliardi di euro l’anno.

Tutti frenano sull’uscita dall’euro
In Austria, come in Italia, con l’avvicinarsi delle elezioni le anime del centrodestra hanno smussato le punte più radicali della critica alla Ue (come l'uscita dall’euro), giungendo di fatto a posizioni molto simili, seppur non proprio coincidenti. Sia i popolari austriaci che gli eredi di Haider non sono mai stati a favore dell’uscita dall’euro, sebbene questi ultimi giudichino fallimentare l’esperienza della moneta unica in presenza di economie troppo differenti tra i diversi stati. I toni duri nei confronti della Ue, da ambo le parti, non sono mancati, come non è mancata la richiesta di fermare (e anzi invertire) il processo di trasferimento di poteri dagli stati nazionali a Bruxelles.

La “svolta” della Lega
Negli ultimi mesi il partito di Matteo Salvini ha ammorbidito la posizione sull'euro, forse anche in vista di una possibile alleanza alle politiche con Forza Italia e Silvio Berlusconi. Il leader della Lega a giugno aveva detto che l’obiettivo è quello di gestire la propria moneta. Ma poi a settembre a Cernobbio ha precisato: «Non sarà Salvini che farà saltare il sistema monetario europeo».Berlusconi non è mai stato favorevole all'uscita dall'euro, anche se ha più volte lanciato l’ipotesi di una doppia circolazione, richiamando la necessità di una «seconda moneta nazionale aggiuntiva».

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