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Gentiloni: battaglia per l’Ema più impegno Ue sui migranti

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Gentiloni: battaglia per l’Ema più impegno Ue sui migranti

  • –Carlo Marroni

Roma

«L’Italia è pronta alla battaglia per portare l’Ema a Milano». Il premier Paolo Gentiloni lo assicura in aula alla Camera, consapevole che il tema sarà delicato al vertice europeo che si riunirà oggi e domani a Bruxelles, dove si inizierà a tessere le alleanze, in vista della decisione del 20 novembre. La candidatura di Milano «dai dossier dell’Agenzia e dalla Commissione risulta tra le due o tre migliori possibili eppure non sarà una competizione facile» dice il premier, «ma il punto politico che intendo ribadire anche in sede europea è che un conto è la competizione tra sedi che hanno già capacità e qualità dal primo giorno per consentire» l’operatività di «un’agenzia la cui efficienza è fondamentale per i nostri sistemi sanitari e per la salute dei cittadini europei, un conto è un malinteso principio di riequilibrio delle autorità europee nei confronti di Paesi che non ne ospitano nessuna, un principio che in linea di massima l’Italia condivide ma che sarebbe bene seguire per le sedi di nuova istituzione». Due giorni fa il sindaco Sala ha avuto un incontro a Roma con il presidente della Repubblica in cui si sono confrontati anche su Ema. «Credo che Gentiloni – dice Sala - nel suo ruolo debba essere prudente, in fondo anche noi lo siamo. Però al punto in cui siamo ci vogliono anche coraggio e determinazione perché questa partita si gioca nelle ultime settimane soprattutto».

L’Italia rimette al centro del tavolo europeo anche il dossier-migranti: «La battaglia che in parte si è già tradotta in alcuni risultati ma che continueremo a fare è perché sul piano economico e sul piano del sostegno concreto ad alcuni obiettivi fondamentali che sono nell’interesse di questa politica di regolazione dei flussi migratori, ci sia da parte dei Paesi membri dell’Unione europea, oltre che della Commissione, un impegno maggiore» annuncia Gentiloni. Il premier - che a fine novembre incontrerà il presidente francese Emmanuel Macron per un confronto sui principali dossier, a partire dalla riforma Ue - ha parlato ieri alla Camera prima di salire al Quirinale per la tradizionale colazione di lavoro c0n il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella assieme ai ministri Angelino Alfano, Piercarlo Padoan, Roberta Pinotti e Marco Minniti.

«Abbiamo bisogno di più risorse e di più presenza, di organizzazione umanitaria nei campi in Libia, perché è ovvio che la capacità delle autorità libiche di controllare meglio le proprie frontiere ha giustamente acceso i riflettori dell’opinione pubblica sulle condizioni umanitarie in quel Paese. A questo si risponde in un modo solo, e cioè moltiplicando la presenza, le risorse e l’impegno umanitario per garantire condizioni decenti in quelle situazioni». Parole che corrono sul filo di una politica avviata da tempo dall'Italia, e che ha ottenuto il riconoscimento formale al summit di fine agosto all'Eliseo. «Abbiamo bisogno di risorse alle autorità libiche e alle organizzazioni internazionali per i rimpatri dalla Libia. Questo impegno non può immaginare che i risultati straordinari ottenuti dall'Italia in questi mesi possano durare per sempre senza una collaborazione comune; e quindi il nostro dovere è quello di trasmettere all'insieme dei Paesi europei, e non basta la Commissione, la sensazione di un'urgenza, perché se non si collabora tutti a questo obiettivo, l'obiettivo che dovrebbe interessare tutti, e cioè di avere flussi più umani, più regolari e meno drammaticamente pericolosi e più socialmente accettabili, non sarà un obiettivo raggiungibile con le sole energie dell’Italia». A fine serata i senatori di Mdp si sono astenuti sulla risoluzione di maggioranza presentata sulle comunicazioni di Gentiloni. E poiché al Senato l’astensione vale voto contrario la mossa appare come l’ennesimo strappo degli scissionisti nei confronti del governo.

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