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Multe latte, ennesima sconfitta della strategia italiana nella Ue

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L'Analisi|Attualità

Multe latte, ennesima sconfitta della strategia italiana nella Ue

L'Italia deve pagare. La decisione della Corte di Giustizia Ue sul recupero delle multe latte non versate dagli allevatori, ma anticipate a Bruxelles dalla Stato italiano, anche se si riferisce a una sola rata (la settima in scadenza quest'anno)) del piano di rateizzazione modificato unilateralmente dall'allora ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia (attuale Governatore del Veneto), di fatto mette in discussione tutta la partita italiana del latte.
E ora dopo anni di ricorsi, di ripetuti richiami anche da parte della Corte dei Conti italiana, e a quasi tre anni dalla fine del regime delle quote (1° aprile 2015), i giochi con Bruxelles sono chiusi. Gli arretrati di oltre un miliardo dovranno dunque essere recuperati dagli allevatori inadempienti. Che sono poi la «solita» ridotta pattuglia dei mille operativi per la maggiore parte nelle regioni del Veneto e Lombardia dove si concentra la produzione di latte.
Intanto anche l'Agea si era già rimessa in moto per accelerare il recupero delle somme e proprio in questi giorni stanno arrivando comunicazioni agli allevatori che avevano aderito alle due rateizzazioni con la richiesta di mettersi in regola con le dilazioni di pagamento.
Una comunicazione propedeutica al prelievo forzoso delle somme. Un recupero però assai difficile, perché parte di questo importo è attribuito ad aziende che nel frattempo hanno chiuso i battenti o cambiato ragione sociale. Tanto che sembra considerato perso dallo Stato, basti ricordare che lo sforamento al quale si riferisce il verdetto finale della Ue riguarda la produzione dal 1995/1996 al 2008/2009 . Troppi gli anni di inerzia.
« È una pesante eredità delle troppe incertezze e disattenzioni del passato nel confronti dell'Europa nell'attuazione del regime delle quote latte che è terminato di da 2 anni e sette mesi, il 31 marzo 2015». Così la Coldiretti ha commentato la condanna del nostro Paese.
Per l'organizzazione agricola si tratta di «una disattenzione nei confronti delle politiche comunitarie sulla quale si sono accumulati errori, ritardi e compiacenze che hanno danneggiato la stragrande maggioranza degli agricoltori italiani che si sono messi in regola ed hanno rispettato le norme negli anni acquistando o affittato quote per un valore complessivo di 2,42 miliardi di euro». Insomma un peso sulle spalle di pochi ma che ha comportato concorrenza sleale nei confronti della maggioranza degli allevatori onesti.

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