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Italiani e risparmio, cresce la propensione al consumo

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INDAGINE ACRI

Italiani e risparmio, cresce la propensione al consumo

Un lento ritorno alla normalità, la crisi sembra per la prima volta allontanarsi e questo determina una maggiore propensione al consumo. L'indagine annuale su Italiani e Risparmio condotta da Ipsos in collaborazione con Acri restituisce un sentiment nazionale con qualche preoccupazione in meno e la voglia, in termini di consumi, di concedersi qualcosa di più dopo tante rinunce. Attenzione, però, il trend ha un passo più marcato nel Nord Ovest del paese, mentre al Sud ancora permane sfiducia e una situazione più frequente di difficoltà economica.

Il risparmio
L'indagine riflette ancora una volta come gli italiani abbiano una grande propensione al risparmio, anche se la percentuale del campione scende lievemente rispetto al 2016, dall'88 all'86 per cento. Prevale la percentuale di coloro (46%) che ritengono sia bene risparmiare senza fare troppo rinunce e ritorna a livelli pre-crisi (12%) il numero delle persone che preferisce godersi la vita senza pensare a risparmiare. Di riflesso, dopo quattro anni di crescita consecutiva diminuisce per la prima volta (dal 40 a 37%) la percentuale di coloro che affermano di essere riusciti a risparmiare nell'ultimo anno. Di pari passo scende il numero delle famiglie in saldo negativo di risparmio (dal 19 al 16 per cento). «È interessante - si legge nel documento di sintesi dell'indagine - notare che la decrescita di chi è in saldo negativo è quasi esclusivamente legata al Nord Est: cala di 13 punti percentuali». Tra coloro che hanno risparmiato di più ci sono i giovani (41%).

Fiducia nelle banche in calo, ma meno nella propria
La fiducia degli italiani nelle banche scende ai minimi, attorno al 21 per cento, ma il dato è nettamente migliore se la domanda è riferita alla propria banca, verso la quale la fiducia si attesta al 64 per cento, anche se in riduzione di dieci punti rispetto al 2016. Segno che le crisi bancarie degli ultimi anni ha lasciato il segno sui risparmiatori. Il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, sollecitato dai giornalisti durante la conferenza stampa di presentazione dell’indagine ha fatto riferimento alla recente nomina a governatore della Banca d’Italia di Ignazio Visco. «Prendo atto con soddisfazione della conferma del governatore Visco - ha detto Guzzetti -. È una conferma che dà tranquillità, evita conflitti istituzionali e un inasprimento dello scontro politico». Guzzetti ha parlato anche della crisi di Mps e, per difendere il ruolo avuto in questi anni dalle fondazioni nelle banche, il presidente Acri ha parlato dell’eccezione del Monte, dove la politica da sempre ha troppa ingerenza. «Ho denunciato a suo tempo l’esistenza nella Fondazione Mps di uno statuto che non rispetta la legge Ciampi - ha tuonato -. La presenza di rappresentanti della politica locale è troppo elevata e se la banca senese è arrivata alle condizioni che conosciamo ci sono ragioni precise. La politica locale tuttora cerca di pesare nelle scelte della Fondazione: prima si è cercato di far firmare ai rappresentanti negli organi sociali una sorta di impegno di fedeltà verso l’amministrazione locale, ora si attacca il presidente Marcello Clarich, persona assolutamente degna, e si minaccia di destituire l’intero board della fondazione». A proposito della possibilità che Cdp (nel cui capitale sono presenti le fondazioni bancarie) acquisti dal ministero dell’Economia la quota di maggioranza di Enav, la società dei controllori di volo, il presidente Acri ha detto: «È una società che distribuisce dividendi, è interessante per la Cdp». Diversa, invece, la posizione sul possibile trasferimento alla Cassa depositi e prestiti a titolo gratuito di altre partecipazioni controllate dal ministero dell’Economia. «Ci hanno escluso che si stia andando avanti su un progetto di questo tipo, di cui si era parlato nei mesi scorsi - ha spiegato -. Al di là della motivazione di una riorganizzazione in questo senso, è evidente che se il fine ultimo è quello di diluire, dunque ridurre, la nostra quota di partecipazione nella Cdp, noi saremo sempre contrari».

I consumi
La ripresa di una propensione al consumo in questa fase va a braccetto con la selettività delle spese. L'aspetto singolare è che le persone che sono state fortemente colpite dalla crisi e che mantengono una forte razionalizzazione delle spese, sono risultate però «meno guardinghe rispetto alla telefonia». Chi invece ha dovuto tagliare ma non troppo le proprie spese, torna a guardare con interesse, oltre alla telefonia, anche i settori elettronica e prodotti per la casa.
A livello di trend più generale, l'indagine rivela una elevata spesa per medicinali presso tutti target del campione, mentre viaggi e fuori casa, come ristorazione e attività culturali, sono ancora oggetto di attenzione nelle spese.

La fiducia
Paure e preoccupazioni sono diversificate nel paese a livello geografico: se i maggiori segnali di fiducia si registrano al Nord Ovest, al Sud sono quasi inesistenti. La fiducia è maggiormente diffuse nella fascia di età tra 31 e 44 anni, mentre anche la soddisfazione rispetto alla propria situazione economica sembra molto legata al territorio in cui si vive: al Nord-Ovest risiede il 69% degli individui che sono a loro agio rispetto al tenore di vita, mentre aumenta al Sud il numero di coloro che non lo sono (il 57%).
Si allarga, secondo l'indagine, la forbice tra chi se la cava e chi resta in difficoltà: resta stabile, al 15%, la percentuale delle persone che si trovano in una situazione di grande insoddisfazione. L'uscita definitiva dalla crisi, tuttora percepita come grave dell'83 per cento degli italiani, appare ancora lontana ma meno dello scorso anno. Se nel 2009 ci si aspettava che sarebbe durata un altro paio di anni, nel 2017 la percezione di un percorso ben più lungo resta elevata: si ritiene che per uscirne del tutto servano ancora 4 anni e mezzo. Si riduce però sensibilmente il numero di famiglie colpite direttamente dalla crisi: esse sono meno di una su 5, passando dal 28% del 2016 al 19 per cento.

L’atteggiamento verso l'Europa
Nonostante le spinte populistiche che cavalcano l'anti-europeismi, gli italiani sembrano più fiduciosi verso l'Unione europea: coloro che assumo un approccio positivo sono il 51 per cento. Una più ampia maggioranza (62%) ritiene che l'Italia sarebbe più arretrata e meno importante sulla scena internazionale se non facesse parte dell'Unione. Quello che non piace dell'Unione è l'eccesso di regole (la pensa così il 56% del campione); probabilmente le recenti crisi bancarie, il rischio del bail in e i mille ostacoli posti da Commissione e vigilanza europea sul percorso di salvataggio delle banche hanno lasciato il segno nell'opinione pubblica italiana.

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