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Dossier Cresce l’interesse per le polizze sanitarie

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    Dossier | N. 9 articoliRapporto Welfare & assicurazioni

    Cresce l’interesse per le polizze sanitarie

    Il tema welfare è un tassello cruciale della strategia delle compagnie assicurative. Oltre il 50% degli assicuratori ritiene che sia un elemento fondante dello sviluppo futuro del settore. E non potrebbe essere altrimenti: la vulnerabilità del singolo ma anche dei nuclei familiari, sebbene in discesa tra il 2013 e il 2016, resta comunque a un livello importante passando, su una scala da 0 a 10, da un valore medio di 3,164 di inizio periodo a 2,750 dello scorso anno. Di più, secondo una recente ricerca promossa dall’Ania, ben tre italiani su cinque hanno problemi economici: il 40,1% delle famiglie dichiara di arrivare a fine mese con alcune difficoltà, il 13,3% con molta difficoltà, mentre il 7,9% degli intervistati non ce la fa proprio. Ciò si traduce in un dato che ben riassume l’attuale situazione di disagio: il 16,5% delle famiglie non sarebbe in grado di far fronte a una spesa imprevista importante, nell’ordine convenzionale di 700 euro. Tanto che la rinuncia a un’eventuale visita medica per ragioni economiche cresce dal 34,4% della precedente rilevazione (2013) all’attuale 37,2%. Se a ciò si somma il generale invecchiamento della popolazioni e le difficoltà dei sistemi pensionistici tradizionali ben si comprende perché un patto tra pubblico e privato sul welfare sia visto dagli esperti come la ricetta per far fronte allo scenario emergente. Uno scenario che, è opinione diffusa, potrebbe mutare sensibilmente anche grazie a una maggiore educazione finanziaria, capace, quest’ultima, di ridurre la vulnerabilità poiché porta l’individuo a prevenire e quindi a gestire in anticipo potenziali problematiche future. A ciò si associa il recente boom del welfare aziendale, tanto che la stessa Generali un paio di anni fa ha promosso il Welfare Index Pmi.

    A fronte di queste dinamiche, è stato fatto qualche passo avanti anche sul fronte della previdenza integrativa. Stando sempre ai dati Ania, l’andamento delle adesioni alle forme pensionistiche complementari registrato nel 2016 e confermato nei primi mesi del 2017 conferma il graduale ritmo di crescita già osservato negli anni più recenti. Il numero degli iscritti alla fine dello scorso anno è arrivato a sfiorare gli 8 milioni, in aumento del 7,6% rispetto all’anno precedente. Più nel dettaglio, analizzando i casi di adesione plurima a più forme previdenziali, pari nel 2016 a circa 620mila, gli iscritti effettivi alla previdenza complementare sono circa 7,2 milioni, pari al 27,8% della forza lavoro in Italia. Altro dato confortante, in merito, è quello che emerge da una recente ricerca Nielsen che ha rilevato come gli italiani che hanno utilizzato i siti delle compagnie e le sezioni degli aggregatori dedicate alle polizze siano stati ben 4,8 milioni nel secondo trimestre del 2017, il 15% in più. E questa volta, sebbene il 40% l’abbia fatto per cercare offerte più convenienti per il rinnovo della copertura sull’auto o sulla moto, poco meno di un quinto ha però cercato contenuti informativi legati alla protezione del tenore di vita individuale e della propria famiglia. E nei prossimi mesi il dato sembra destinato a salire. Sempre secondo la ricerca Nielsen, oltre 6 milioni di italiani attivi in internet dichiarano di avere tra i loro bisogni quello di tutelare la propria abitazione, se stessi e i propri cari.

    E in questo quadro va inserita anche l’assicurazione salute. fenomeno in ascesa ma non ancora ai livelli sperati. Spesso, ancora oggi, in Italia si preferisce la spesa out of the pocket piuttosto che ricorrere alla protezione di una polizza. Eppure, come si evince da una recente ricerca del colosso della consulenza EY (condotta su 14 compagnie operanti in Italia che coprono circa il 90% della raccolta premi health insurance), la capacità assistenziale del sistema sanitario nazionale negli ultimi dieci anni si è fortemente contratta, passando dal 92% al 77% della popolazione. Tanto che, nel 2016, ben 13,5 milioni di persone hanno fatto ricorso a cure private (+2%). Tra il 2005 e il 2015, la spesa sanitaria privata è aumentata di quasi 10 miliardi di euro, passando da 25 a 34,5 miliardi, e di questa appena il 13% è intermediata, il resto viene pagato di tasca propria. A dimostrazione che ben l’83% degli italiani non dispone di una forma di sanità integrativa e il 62% resta non interessato a sottoscrivere una polizza assicurativa e ciò soprattutto, stando al panel dei soggetti intervistati, per l’alto costo del contratto.

    Detto questo, allo stesso tempo oltre il 50% delle compagnie intervistate da EY ha rilevato, nel corso dell’ultimo anno, un andamento molto positivo della sottoscrizione di nuove polizze. Ma perché il trend venga confermato, è necessario che muti il contesto generale. E, in quest’ottica, i driver futuri vengono individuati nella modifica della normativa, in una maggiore sensibilità per la prevenzione e infine in un sistema che, più in generale, preveda una maggiore integrazione tra pubblico e privato. Tuttavia, anche a fronte della scarsa probabilità che si realizzino degli interventi normativi e che questi siano efficaci, il tasso di crescita del comparto è atteso in un range tra il 3 e il 5%. Per gli anni a venire non è dunque prevista nessuna impennata ma la fetta di mercato è tale che le compagnie non possono prescindere dallo scommettere sul settore e non a caso il 57% degli assicuratori ritiene che il comparto health sia centrale nella strategia futura.

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