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Ecco come si tutela il risparmio

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L'Analisi|ACRI

Ecco come si tutela il risparmio

Come si tutela il risparmio? La domanda, cuore delle celebrazioni per la novantatreesima giornata mondiale dedicata alla virtù della parsimonia, organizzata dall’Acri, è tutt’altro che peregrina o di maniera per il nostro paese, essenzialmente per due motivi.

Il primo motivo è che il tasso di risparmio delle famiglie italiane, che una volta era considerato elevatissimo in rapporto agli altri paesi oggi è inferiore al tasso medio di risparmio degli altri stati europei. Dunque, quella forte propensione, che una volta era considerata la sola materia prima di cui fosse davvero ricco un paese trasformatore come il nostro, è in parte evaporata. Gli italiani non sono più formiche perché sono più vecchi, perché i tassi sono più bassi e permettono di indebitarsi, ma anche, e soprattutto, perché dieci anni di una crisi che ha messo a terra l'Italia più di ogni altro paese, eccettuata la Grecia, hanno eroso il reddito disponibile, in particolare di quello dei più giovani, maggiormente colpiti dagli effetti della recessione sul mercato del lavoro. E i soldi da mettere da parte sono venuti a mancare.

Oggi quella recessione è alle spalle e le prospettive dell'economia interna e internazionale sembrano favorevoli ma, come non si stanca di ripetere il ministro dell'Economia Piercarlo Padoan per le previsioni sul futuro sta nell'autocompiacimento. C'è quindi un ruolo importante per la politica economica, nella tutela del risparmio. E il sostegno alla crescita senza allentare la guardia sul versante del risanamento dei conti pubblici, rimane essenziale, soprattutto se si tiene a mente che, nella crisi, è stata proprio la combinazione di bassa crescita strutturale e debito pubblico elevato ad acuire il problemi del settore bancario italiano.

Un altro ruolo importante, come non ha mancato di sottolineare nel suo messaggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricordando il dettato dell'articolo 47 della Costituzione, è quello affidato alle istituzioni che sono tenute a tutelare e a incoraggiare il risparmio. E qui veniamo al secondo motivo d'attualità delle modalità di tutela del risparmio: c’è una commissione parlamentare d'inchiesta che sta lavorando per accertare le responsabilità delle crisi bancarie. E c'è chi rimprovera a Banca d'Italia, a valle di crisi bancarie per le quali le risorse pubbliche impiegate sono state in ogni caso largamente inferiori a quelle spese in tutti gli altri principali paesi industrializzati, di aver vigliato male perché negli episodi di mala gestio il credito veniva erogato e concesso secondo criteri clientelari e di favore.

Ignazio Visco ha spiegato che in base al diritto vigente la vigilanza può essere esercitata solo ex post, cioè dopo che gli effetti di una cattiva gestione siano esplicitati. «Le banche sono imprese. In condizioni normali, anche in presenza di difficoltà - ha ricordato - la Vigilanza non può sostituirsi agli amministratori». In altre parole, non si può chiedere alla banca centrale di comportarsi come la squadra Pre-crimine di Minority Report. Si può invece pretendere che le scelte in materia di supervisione bancaria siano ferme. E su questo terreno la Banca d'Italia, guidata da Ignazio Visco e dai suoi colleghi del Direttorio, ritiene di avere le carte in regola.

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