Economia

Dossier Fondi pensioni, dalla manovra più flessibilità

  • Abbonati
  • Accedi
    Dossier | N. 9 articoliRapporto Welfare & assicurazioni

    Fondi pensioni, dalla manovra più flessibilità

    Riscatto parziale fino a dieci anni prima del pensionamento, semplificazione della Rita (rendita integrativa temporanea anticipata), possibilità di destinare anche solo una porzione del Tfr al fondo pensione e, come sempre, le anticipazioni dal montante accumulato. La previdenza complementare sta consolidandosi come uno strumento di welfare integrativo sempre più flessibile, a vantaggio dei lavoratori che intendano usufruirne. Questo a dispetto dei vincoli tipici del secondo pilastro, per i quali l’aderente non può decidere di tornare a versare il proprio trattamento di fine rapporto allo Stato (se attivo in impresa con oltre 50 dipendenti) o in azienda (nel caso contrario), o deve attendere il pensionamento o il trasferimento ad azienda di altro settore, per poter riscattare quanto cumulato, come accade agli investimenti finanziari in fondi comuni, ad esempio.

    L’ultima mossa per una previdenza che aiuta i lavoratori nelle fasi più complesse dell’ultima parte della carriera è la semplificazione della Rita: secondo quanto previsto dal ddl sulla manovra 2018, per accedere alla rendita anticipata gli iscritti dovranno avere almeno 20 anni di contributi, 63 di età ed essere distanti non più di 5 anni dalla pensione di vecchiaia. Da ricordare, inoltre, che la legge sulla concorrenza offre ai fondi pensione la possibilità di erogare l’assegno pensionistico fino a 10 anni prima, in caso di disoccupazione per oltre 24 mesi. Misure che avrebbero consentito, se introdotte in passato, di risolvere il problema degli esodati che, dall’introduzione del SalvaItalia, ossia la legge di bilancio 2012, si sono trovati senza reddito né da lavoro né da pensione, in ragioni di accordi di secondo livello. Un “cuscinetto economico” che sarebbe stato provvidenziale in quella fase e che ora, insieme all’Ape (anticipo pensionistico), offre ai lavoratori la possibilità di rendere meno vincolante l’ultima fase della propria attività lavorativa, sia sulla data del pensionamento sia sull’accesso al suo assegno. In ogni caso, i fondi pensione si sono configurati, in questi anni di crisi, come un valido supporto economico per milioni di lavoratori che hanno incassato importanti anticipazioni per fare fronte alle esigenze finanziarie: gli ultimi dati Covip di fine 2016 riferiscono di richieste accolte per un ammontare di circa 2 miliardi. Nel 70% circa dei casi le anticipazioni richieste sono quelle definite dalla norme per “ulteriori esigenze”: sono quelle riservate a chi ha aderito da almeno 8 anni, che può incassare fino al 30% del montante accumulato senza doverne specificare la finalità, come nel caso delle anticipazioni per spese mediche o per acquisto e ristrutturazione della prima casa. Fattori tutti che fanno dei fondi pensione uno strumento che accompagna la vita del lavoratore in tutto il suo percorso professionale, ben prima del pensionamento, e che, con la sua flessibilità, gli offre un valido sostegno. Ma il tassello mancante per rendere robusto il sistema è il numero di iscritti: solo 6 milioni di lavoratori dipendenti privati sui 12 attivi sono iscritti e la quota di quelli pubblici è esigua; globalmente solo 8 su 18 milioni circa di lavoratori dipendenti aderiscono. La flessibilità offerta dai fondi pensione è riservata solo ai “fortunati” iscritti. Ne resta escluso chi, per reddito e scelte previdenziali inefficienti, ne avrebbe più bisogno.

    © Riproduzione riservata